GAZA: DICIOTTESIMO GIORNO DELLA RIVOLTA

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Mondo ARCHIVIO Forcing israeliano su Gaza City dal nostro inviato Ugo Tramballi 13 gennaio 2009 GERUSALEMME – [k]Resisteremo, sfidando l’ingiusta invasione israeliana, la vittoria e’ vicina[k]. Dalla rete di bunker e di tunnel sotto Gaza, riappare Ismail Haniyeh, il primo ministro della Palestina di Hamas. Era dall’inizio della guerra che non se ne avevano notizie. Dopo 16 giorni il movimento islamico riesce ancora a parlare e a lanciare i suoi razzi: 13 solo ieri. e’ questa resistenza che preoccupa e divide gli israeliani, che pure continuano la loro offensiva soprattutto a Gaza City. L’aeronautica comunica di avere centrato 2.200 obiettivi dall’inizio del conflitto per Gaza; i servizi segreti dicono che l’apparato militare di Hamas e’ vicino al collasso ([k]Siamo molto vicini a raggiungere gli obiettivi[k], ha ribadito il portavoce del premier Olmert, Mark Regev). Il generale Yoav Galant, il comandante del fronte meridionale che aveva promesso di [k]far tornare Gaza indietro di decenni[k], sostiene che ora l’opportunita’ di eliminare il movimento islamico e’ una di quelle occasioni [k]che si presentano una sola volta nella vita[k]. Ma i politici che devono decidere sono preoccupati. Per quanto si possa ignorare una risoluzione Onu che chiede il cessate il fuoco immediato, la pressione aumenta. Due scadenze impongono un limite temporale all’operazione militare su Gaza. Ce n’e’ una piu’ lontana: le elezioni politiche del 10 febbraio. Il Governo ha deciso che, se entro venerdi la guerra non sara’ ancora finita, il voto verra’ rinviato probabilmente di sei settimane. Ma l’altra scadenza e’ molto piu’ vicina e l’Esecutivo israeliano non ha alcuna possibilita’ di rinviarla: l’insediamento di Barack Obama, a Washington, martedi 20 gennaio. Non sarebbe elegante, da alleato, creare una difficolta’ di questo peso al nuovo presidente degli Stati Uniti. Il 21 la guerra a Gaza sarebbe il primo problema cui dare una risposta.. [k]La pressione che stiamo esercitando su Hamas non deve essere ridotta[k], insiste Ehud Olmert. Con la maggioranza del Consiglio dei ministri, il premier e’ un sostenitore della “terza fase”: l’estensione del conflitto, l’uso massiccio dei riservisti, l’ingresso della fanteria nei centri abitati. Tzipi Livni e Ehud Barak non sono d’accordo: per loro la guerra deve finire al piu’ presto possibile. [k]Cio’ che definisce la deterrenza e’ questo[k], sostiene il ministro degli Esteri. [k]Hamas sa che la prossima volta che ci attaccano gli facciamo male[k]. Ma Livni teme che continuare la guerra alla fine minera’ la deterrenza finora raggiunta. E, come ministro degli Esteri, sa che la posizione internazionale d’Israele si fa sempre piu’ difficile. Ieri il Consiglio dell’Onu per i diritti umani ha accusato Israele di [k]gravi violazioni[k] (soprattutto riguardo al probabile uso di fosforo bianco) senza menzionare i razzi che Hamas lancia in mezzo alla popolazione civile palestinese su quella israeliana. Il Consiglio e’ dominato dai Paesi musulmani. Ma e’ un segno del progressivo mutare del sentimento internazionale. Ehud Barak, il ministro della Difesa, e’ sempre stato contrario alla “terza fase”: troppo pericolosa, considerando le perdite che l’esercito potrebbe avere e per le conseguenze sull’opinione pubblica, finora sostenitrice della guerra quasi all’unanimita’. Il tempo stringe e a Gerusalemme il Governo deve decidere. Intanto, sul fronte diplomatico, mentre slitta di un giorno la missione al Cairo del negoziatore israeliano Amos Gilad, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha annunciato una missione in Medio Oriente entro il fine settimana.]]>

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