Giornale, Numero 3 del 3 giugno 2019

LA MISERIA RELATIVA

Salari e consumi di una famiglia di un operaio metalmeccanico di terzo livello Ultimamente si parla solo dei poveri che non lavorano. Si starnazza in continuazione su come inventare posti […]

Salari e consumi di una famiglia di un operaio metalmeccanico di terzo livello

Ultimamente si parla solo dei poveri che non lavorano. Si starnazza in continuazione su come inventare posti di lavoro, c’è chi si inventa, da sempre in realtà, nuove ricette e chi invece ultimamente si è inventato il reddito di cittadinanza. Ci si preoccupa, o meglio si fa finta di preoccuparsi, solo di quelli che non lavorano.

Degli operai che invece la mattina si alzano alle 5 per piegare la schiena nelle fabbriche, sottomessi dal padrone e dai ritmi sempre più pressanti, nessuno ne parla, nessuno parla di come si sono immiseriti.

Compaiono solo quando danno la notizia delle morti sul lavoro, anche se in realtà dovrebbero darle tutti i giorni per più volte al giorno.

La povertà è una condizione sociale che si può misurare sia in senso assoluto, che in senso relativo, qui mettiamo la condizione di esser povero in relazione con la collocazione occupazionale di chi si trova in questa situazione, allora assume un significato più preciso e materiale. Intanto bisogna parlare chiaro su chi produce la ricchezza, su chi produce tutti gli oggetti materiali di cui facciamo uso, magari non tutti, anzi chi ne usa di più ne produce certamente meno.

Se un operaio lavora otto ore e poi fatica ad arrivare a fine mese, allora il concetto di povertà si associa a quello di sfruttamento, la situazione diviene, almeno per gli operai, più chiara. Si passa da un ragionamento basato su numeri astratti ad un fatto materiale. Chi produce la ricchezza è povero. E più passa il tempo, più si impoverisce.

Prendiamo in considerazione i dati che l’ISTAT ci fornisce per le famiglie, in seguito cercheremo di capire cosa significa tutto questo per un operaio.

Ma veniamo alle cifre; la famiglia media nell’ultimo decennio è composta da 2,4 elementi. Diciamo brevemente che nel decennio precedente all’ultimo (1997), la percentuale era 2,7, nel 2017 è scesa a 2,4. Certamente ha influito l’aumento della povertà.

Quindi, inquadrato il numero medio dei componenti del nucleo familiare a 2,4, secondo l’ISTAT, la spesa media per famiglia è 2.564 euro.

Sempre secondo l’ISTAT, le famiglie spenderebbero per il cibo 457 euro al mese.

Per l’abitazione, l’acqua, l’elettricità, manutenzione ordinaria e straordinaria altri 898 euro, il 35% del totale. Per i trasporti 290 euro, 11,3%. Negli ultimi anni sono cresciute le spese per i servizi sanitari del 8%, per i trasporti del 7,1% e per comunicazioni del 2,5%. Per quanto riguarda la voce “affitti” che riguarderebbe il 23,3% si considera la spesa a cui la famiglia andrebbe incontro se dovesse pagare un affitto in una casa identica a quella di cui sia proprietaria.

Adesso cerchiamo di analizzare i numeri per renderli conformi alla realtà di un operaio. Lo stipendio netto di un metalmeccanico di terzo livello è 1.265 euro compreso gli 80 euro di Renzi. Vogliamo essere buoni e pensare che nella famiglia lavora anche la moglie e percepisce anche lei quello stipendio di 1.265 euro?

Il totale sarebbe 2.530 euro. Mancherebbero 34 euro. Ma i dati ISTAT non considerano gli imprevisti, non considerano le malattie che colpiscono in misura maggiore proprio i più poveri. Oltre al fatto che spesso lavora uno solo e l’altro fa un lavoro precario. Questi numeri ci dicono chiaramente che la povertà, come situazione economica al di sotto del minimo di sussistenza, coinvolge le famiglie di operai che non arrivano più a fine mese, non si possono permettere più la carne a cena come prima, non possono più andare in vacanza.

Fare i ragionamenti con le medie è una operazione che generalmente favorisce i ricchi, la storia dei dieci polli che in media mangerebbero dieci abitanti di un luogo è chiara a tutti; non è detto che ognuno mangi un pollo. Ma è certo che qualcuno ne mangi più di uno e qualcun altro non ne mangi nessuno.

Così l’ISTAT dichiara tra l’altro che il divario della spesa per famiglia tra quelle più ricche e quelle più povere negli ultimi anni è aumentato ed è chiaro quindi che una certa parte di popolazione ha dovuto diminuire il consumo dei polli ed un’altra invece li ha aumentati. Se aumenta il divario è chiaro che nella fascia più povera la media dei consumi è ancora più bassa.

Fa specie sentire i politici che parlano di reddito di cittadinanza per i più poveri, ma nemmeno una parola sugli operai che sono poveri proprio perché producono ricchezza per tutti. Ma qui l’unica soluzione è una vera lotta operaia per aumenti salariali consistenti, non si uscirà comunque dalla miseria relativa, ma si potrà arrivare almeno a fine mese.

S.D.

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