Giornale, Numero 2 del 2 giugno 2019

SCIOPERI FASULLI

Nella concorrenza fra parrocchie sindacali chi ci rimette sono sempre gli operai. Ognuno dichiara il suo sciopero, ognuno col suo obiettivo, ognuno con le sue bandierine, ma nessuno si chiede […]

Nella concorrenza fra parrocchie sindacali chi ci rimette sono sempre gli operai. Ognuno dichiara il suo sciopero, ognuno col suo obiettivo, ognuno con le sue bandierine, ma nessuno si chiede se riescono, se colpiscono veramente l’avversario …

Dai dati molto approssimati forniti dall’INPS nel 2015 gli iscritti ai sindacati italiani risultavano essere all’incirca 16 milioni. Risultavano, perché nell’ultimo biennio 2017/2018 le principali organizzazioni sindacali hanno perso complessivamente circa 450 mila iscritti, revoche che operai e lavoratori hanno inviato come messaggio di protesta contro la politica compiacente del sindacato a favore dei padroni, politica che non difende più nè le condizioni salariali nè contrattuali di iscritti e non iscritti al sindacato.

Le sigle sindacali, oltre alle tre confederazioni canoniche, CGIL CISL e UIL, senza contare i sindacati gialli, quelli di destra e quelli creati direttamente dal padrone, sono decisamente tante.

Sono 7 le sole sigle appartenenti alla variegata area dei Cobas, mentre il sindacalismo che si ispira come impostazione organizzativa ai confederali sono: La CUB, USB, USI, ORSA. Tutti insieme, questi cosiddetti “sindacatini alternativi” possono contare, così dichiarano, su di una base di circa 500 mila iscritti.

La concorrenza tra tutte queste sigle sindacali, confederali ed “alternativi”, fa sì che la guerra tra loro per affermarsi, raccogliendo tra gli iscritti una quota mensile che garantisce ai funzionari sindacali di campare egregiamente sulla pelle dei tesserati, è una guerra spietata senza esclusione di colpi, peccato che questa competizione sia una delle cause della rovina degli operai.

Una competizione che si traduce in una gara continuamente combattuta a suon di grottesche dichiarazioni, di rivendicazioni fantasiose e di piattaforme dagli inadeguati contenuti, che servono solo all’affermazione degli interessi di bottega di sindacati e sindacatini vari, sballottando operai e lavoratori da una parte all’altra coinvolgendoli in guerre di posizione che nulla hanno a che spartire con gli interessi reali di tutti i lavoratori e di tutti gli operai, un braccio di ferro continuo che danneggia gli operai facendoli arretrare ritirandoli dalla lotta.

Parte rilevante di questa guerra sotterranea viene fatta a suon di dichiarazioni di scioperi dai toni più o meno roboanti e combattivi, a parole, ma che nei fatti funzionano solo come propaganda buona solo per soddisfare le piccole aspirazioni di funzionari sindacali desiderosi di fare carriera sulla pelle degli operai.

Scioperi dichiarati, il più delle volte, senza capo nè coda, dichiarati per affermare la reputazione del sindacato che li indice, senza tenere conto che per portare a casa un risultato concreto occorre prima di tutto organizzare capillarmente il fronte di lotta comune tra gli operai, unificarli attorno ad un obiettivo materiale se si vuole arrivare ad un risultato realistico. È fin troppo facile dichiarare sciopero e poi, se questo non riesce, scaricare la responsabilità del mancato risultato sugli operai che “non capiscono”, senza approfondire le ragioni del perché lo sciopero è fallito o ha avuto una scarsa partecipazione.

Gli scioperi che non hanno delle vere rivendicazioni chiaramente percepibili, senza una massiccia forza di impatto che provi quanto meno ad intimorire il padrone ed a colpirlo nei suoi interessi, scioperi che vengono fatti solo esclusivamente per piantare la bandierina della confederazione sindacale che li indice sono destinati a fallire miseramente. Gli scioperi dichiarati tanto per farlo non servono a nulla e sono solo controproducenti perché stancano e demoralizzano anche gli operai più combattivi.

Tranne rari casi, come ad esempio quelli fatti dalle cooperative della logistica, dove alcuni rappresentanti sindacali hanno finalmente imparato dai quei combattivi operai, dalla loro capacità di formare un fronte compatto e unitario, dalla loro volontà di perseguire un obiettivo chiaro e legato direttamente ai loro interessi di operai. Questi scioperi hanno ottenuto un risultato concreto e non sono serviti solo ad affermare l’organizzazione sindacale di turno.

D.C.

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