Giornale, Numero 5 del 5 febbraio 2019

Reddito di Cittadinanza – Ia parte

Chi sono i poveri, come vengono individuati, in che condizione sociale si trovano   Per il reddito di cittadinanza (RDC), la misura simbolo del M5S, con il decreto-legge di lunedì […]

Chi sono i poveri, come vengono individuati, in che condizione sociale si trovano

 

Per il reddito di cittadinanza (RDC), la misura simbolo del M5S, con il decreto-legge di lunedì scorso è iniziato il processo che dovrebbe renderlo operativo entro marzo/aprile prossimo (Anche se non sapremo quale sarà la forma definitiva che assumerà finché non sarà convertito in legge dal parlamento). Allora vogliamo cominciare a capire chi veramente potrà averlo, visto i proclami del governo e dei 5 stelle sulla sconfitta della povertà che questo provvedimento permetterà di ottenere.

Partiamo dai requisiti richiesti, requisiti che l’art. 2 del decreto precisa devono essere posseduti simultaneamente sia al momento della richiesta che per tutta la durata dell’erogazione del RDC.

Primo requisito è quello di essere cittadini italiani o di Paesi UE o stranieri con permesso per soggiornanti di lungo periodo, residenti in Italia per almeno dieci anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. I 10 anni di residenza richiesti agli stranieri sono una miserabile mossa di stampo razzista per cancellare il diritto al reddito di cittadinanza a buona parte delle famiglie di stranieri che sono invece la parte della popolazione più esposta alla povertà e all’emarginazione. Se combiniamo questa misura con quanto previsto dal decreto sicurezza di Salvini è evidente la volontà di schiacciare senza pietà questa parte della popolazione. Se sei straniero per questo governo non hai diritto nemmeno ad essere povero!

Gli altri requisiti hanno a che fare con la situazione reddituale e patrimoniale delle famiglie. Tuttavia, poiché i requisiti devono essere soddisfatti tutti contemporaneamente, salvo non si abbiano proprietà immobiliari di un certo valore, auto, moto o barche (sic!), nella misura in cui venga rispettato il requisito del reddito familiare anche gli altri saranno molto probabilmente rispettati (ISEE inferiore a € 9360, patrimonio immobiliare oltre prima casa inferiore a 30.000, patrimonio mobiliare inferiore a € 6.000 e fino ad un massimo di 10.000 a secondo della numerosità del nucleo familiare). Questo perché il reddito familiare è il requisito più stringente al fine di ottenere il RDC: bisogna guadagnare meno di 500 euro al mese se si è single e non più di 1.330 euro per un nucleo familiare di oltre 4 o più persone.

È il valore del reddito che traccia in modo determinante la linea tra chi ha diritto e chi no al RDC. Ed è una linea tracciata cosi in basso da essere sotto anche a quella soglia di povertà (stabilita dagli istituti statistici) a cui il RDC dovrebbe porre rimedio, così in basso che operai, cassaintegrati, lavoratori sottopagati della logistica e dei servizi sarebbero fuori o avrebbero contributi miseri. Chi vive di un salario di 1.000 euro al mese è quasi sicuramente fuori, ma anche chi espulso da processo produttivo e vive di ammortizzatori sociali non sempre potrà accedere all’integrazione del reddito di cittadinanza e l’eventuale integrazione al suo reddito sarebbe sicuramente misera. Un giovane operaio single in cassa integrazione che prende 800 euro al mese non avrà diritto a niente, cosi come un operaio che prende un salario di 1.000 euro ed è in affitto (con canone di almeno 280 euro) in coppia con moglie a carico e senza figli non avrebbe diritto a niente, invece con moglie e figlio minore a carico, prenderebbe massimo 80 euro. Lo stesso operaio solo nel caso avesse due figli maggiorenni e moglie a carico arriverebbe al contributo massimo per lui di 330 euro (1.330-1.000). Una famiglia dove si lavora in due per tirare avanti anche se con lavori sottopagati, ad esempio a 700 euro a testa, si troverebbe automaticamente fuori quale che sia la sua situazione familiare perché il reddito familiare supera comunque il massimo consentito di 1.330 euro.

Insomma, gli stranieri poveri per la maggior parte sono fuori, così come quasi tutti gli operai ed i lavoratori con bassi salari e chi sopravvive con gli ammortizzatori sociali. Tutti questi difficilmente riceveranno una integrazione al reddito. Ma allora, dei circa 10 milioni di poveri statisticamente rilevati in Italia (quelli che devono campare con meno di 1000 euro al mese) e di cui si fantasticava la scomparsa chi rimane? Solo 3,5 milioni. Questa diventa la platea di poveri che può aspirare a ricevere il RDC. Il governo fa il miracolo: cancella la povertà cancellando quelli che finora erano considerati poveri ed adesso, senza che niente sia cambiato nella loro condizione, non lo sono più! Restano i disoccupati e gli inoccupati senza redditi, i lavoratori in nero, la parte più emarginata del proletariato espulso dalle fabbriche, il sottoproletariato delle periferie delle grandi città, quelli che un lavoro non l’hanno mai avuto, chi vive di espedienti ma anche gli strati più bassi della piccola borghesia ridotta in miseria dalla crisi. E questi cosa avranno, sempre se riusciranno ad averlo? Con le risorse che, al momento, il governo dice di mettere a disposizione (ma ancora da verificare) mediamente 500 euro al mese a famiglia (150 euro a persona). Un misero aiuto temporaneo che certo non farà scomparire la miseria, non farà scomparire i poveri, ma servirà sicuramente ai rappresentanti della piccola-borghesia al governo per chiedere un bel voto di scambio ai fortunati beneficiari! Servirà a far passare l’idea che se si può vivere con la miseria elargita dallo stato ai “poveri” si dovrà accettare la stessa miseria dai padroni che ci “prenderanno a lavorare”. Servirà alla piccola borghesia che, in cambio di rendere il valore della forza lavoro italiana e straniera ancora più conveniente per i padroni, vorrà avere garantiti i suoi privilegi. Ma su questo torneremo…(Continua).

P.S.

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