Giornale, Numero 31 del 31 ottobre 2018

Legittima difesa: impunità per i pistoleri della proprietà privata

Caro Operai Contro, con 195 voti favorevoli, 52 contrari e un astensione, mercoledì 24 ottobre 2018 il Senato ha approvato la legge sulla cosidetta legittima difesa, poi andrà alla Camera. […]

Caro Operai Contro,

con 195 voti favorevoli, 52 contrari e un astensione, mercoledì 24 ottobre 2018 il Senato ha approvato la legge sulla cosidetta legittima difesa, poi andrà alla Camera.

Senza pudore alcuno, i 5 Stelle, da sempre contrari a questa legge quando era il Pd a proporla, con una virata a 180 gradi, l’hanno votata e con loro la Lega come partiti di governo. L’hanno votata anche partiti della opposizione parlamentare, Forza Italia e Fratelli D’Italia.

Il Pd ha invece votato a favore degli articoli più importanti e significativi, sdoganando in tal modo l’iter parlamentare. Questa legge, come quella del Pd che nel 2017 si era arenata in parlamento dopo essere stata approvata alla Camera, vorrebbe l’immunità per i pistoleri che in casa propria, o nel proprio negozio, sparano deliberatamente per uccidere, ladri o ladruncoli. Vorrebbero stabilire con una legge che, chi uccide per difendere la proprietà privata, non sia perseguibile ma considerato innocente.

Propongo che Operai Contro ripubblichi l’articolo del 26 maggio 2018: “Sicurezza sociale e sicurezza degli operai”.

 Sicurezza sociale e sicurezza degli operai

in nome della sicurezza sociale, dal 4 maggio 2017, è lecito sparare per legittima difesa ad un ladro di polli che entra in casa. Per gli operai che ogni giorno muoiono in 4 sul lavoro, per il profitto del padrone quale sicurezza sociale c’è?

Oppure la proprietà privata è inviolabile e la vita degli operai no?

Per i padroni ed il loro Stato è sicuramente così.

La legge con licenza di uccidere è stata approvata nel 2017 alla Camera dal governo Gentiloni. Accoglie la richiesta degli strati benestanti che, armi in pugno difendono la loro proprietà. Assecondandoli lo Stato vuole mantenere il loro sostegno. Con gli operai non vi sono problemi di questo tipo, la rottura è netta: classe operaia, contrapposta a quella della borghesia, interessi contrapposti. Quindi per lo Stato capitalista, 4 operai possono morire in pace ogni giorno, tanto non mettono in discussione la sicurezza sociale dei borghesi e del loro Stato.

Se è lecito in nome della difesa della proprietà privata, sparare a un ladruncolo che entra a rubare in una tabaccheria, come è possibile che i responsabili dell’antinfortunistica messi dal padrone, non vengano neanche rimossi dopo un infortunio mortale?

Forse l’incasso di un giorno della tabaccheria, vale di più della vita di un operaio o di un ladruncolo?

Per i padroni ed il loro Stato è sicuramente così.

La strage operaia per il profitto è presentata come una congenita fatalità del sistema. Davanti alla quotidiana mattanza, nessun ministro o sindacalista s’impegna, se non a chiacchiere, per la sicurezza sociale degli operai. Davanti a milioni di operai con un salario da fame, nessun ministro o sindacalista s’impegna, se non a chiacchiere, per la sicurezza sociale degli operai e dei tanti senza salario.

Notizie e trasmissioni sono improntate come se le morti sul lavoro fossero una maledizione, un costo da pagare per arricchire i padroni, un male necessario per il funzionamento di questa società.

I mass media soliti a raccogliere e amplificare il coro giustizialista che mette alla gogna i ladri di polli, si guardano bene dal condannare e mettere alla gogna i responsabili della strage operaia.

I ladri di polli fanno parte della grande famiglia degli strati sociali deboli, con molte diversità al loro interno, ma socialmente disagiati. Lo Stato per loro non ha soldi da spendere, diventano un problema e finiscono sotto accusa della politica discriminatoria, giustizialista e razzista. Colpevolizzati per la loro condizione sociale, preoccupano i borghesi che li vedono portatori di fermenti di ribellione.

Essendo il responsabile delle condizioni di povertà e disagio di vasti strati sociali, lo Stato è anche il primo responsabile del femminicidio: prima condanna queste donne al disagio sociale, poi le abbandona a sé stesse. Come i morti sul lavoro, anche il disagio sociale e il femminicidio, non preoccupano lo Stato perché  non mettono in discussione la sicurezza sociale dell’inviolabilità della proprietà privata.

Lo Stato si è accanito in primis contro gli operai, i quali prima di essere soggetti socialmente deboli, sono la classe sfruttata che produce tutta la ricchezza di cui i padroni e i borgesi si appropriano. L’accanimento consiste nella legislazione antioperaia, vista negli articoli precedenti.

Saluti Oxervator

NELLA FOTO IL PISTOLERO

 

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