SOLO QUESTO VALE UNA RIVOLUZIONE

Diciotto sanitari che hanno denunciato le condizioni in cui sono stati costretti a lavorare, e tanti vecchi a morire, rischiano il licenziamento. Se un sistema di potere può produrre e legittimare una rappresaglia del genere, prima o poi verrà spazzato via.

Diciotto sanitari che hanno denunciato le condizioni in cui sono stati costretti a lavorare, e tanti vecchi a morire, rischiano il licenziamento. Se un sistema di potere può produrre e legittimare una rappresaglia del genere, prima o poi verrà spazzato via.


Uno schifo, diciotto sanitari del Don Gnocchi che hanno denunciato la direzione dell’istituto su come ha gestito il coronavirus, provocando più di cento morti in un mese, sono stati sospesi dal lavoro dalla Anpast ditta di cui sono dipendenti. Entro cinque giorni devono giustificarsi e poi saranno presi i provvedimenti del caso. Rischiano il licenziamento. Sono eroi finché si contagiano e muoiono per curare i malati da coronavirus anche senza mezzi di protezione, sono eroi quando vengono usati come testimonial per far emergere il buon operato del governo.
Sono eroi quando servono per uno scatto fotografico che spinga tutti al sacrificio fino a perdere le forze, ma appena alzano la testa e denunciano con prove inconfutabili le ignobili condizioni in cui sono stati costretti a lavorare, denunciano come tanti vecchi sono stati abbandonati alla morte con cinismo, allora diventano gente da far fuori, di cui liberarsi con una raccomandata, una punizione esemplare per aver parlato, aver scritto ai giudici, aver rilasciato interviste ai giornalisti.
Dal loro posto di comando non sono stati sospesi direttori e direttrici di queste case di cura, stanno dietro la scrivania come se niente fosse successo, risponderanno alla magistratura tramite i loro avvocati con i tempi e i modi necessari a far dimenticare ogni cosa. Eppure le accuse sono gravi, epidemia e omicidio colposo.
Ora c’è da chiedersi: dove è tutto quel “popolo italiano” che si è commosso via social davanti a tanti angeli col camice bianco, dove sono finiti tutti i ringraziamenti al loro eroico sacrificio se nessuno insorge di fronte a questo atto di rappresaglia che la direzione del Don Gnocchi ha chiesto e la ditta di cui sono dipendenti ha messo in atto? E’ questa la reale possibilità di lavorare in sicurezza quando appena si denuncia una situazione di effettivo pericolo la prima risposta è l’allontanamento, il licenziamento, la vendetta? Un’azione per mettere a tacere tutte le critiche e spaventare chi sa cosa è successo e non ha il coraggio di parlare. Le responsabilità dei dirigenti deve essere nascosta, la gente imbavagliata.
Se anche il personale sanitario viene punito per aver detto la verità sulle mancate misure di sicurezza che hanno provocato centinaia di morti, questa democratica società è perduta. Ma non tanto per la lettera di sospensione, si potrebbe attribuire l’atto ad un funzionario troppo vendicativo, quanto per il silenzio che copre la vicenda, per l’omertà generale da parte dei mezzi d’informazione nel minimizzare questa che è una vera e propria ritorsione.
La direzione di Ampast, su dettatura del Don Gnocchi, si è permessa di scrivere nella raccomandata fatta pervenire ai dipendenti che l’allontanamento si è reso necessario per una caduta del rapporto di fiducia nei loro confronti. Semmai si dovrebbe parlare della caduta di fiducia di tutta società nei confronti di chi comanda al Don gnocchi e della ditta AMPAST, caduta di fiducia dovuta alla morte di tanti vecchi ricoverati, che avrebbe dovuto provocare un loro immediato allontanamento, dalle cariche e dai rispettivi stipendi d’oro.
Ma se un sistema di potere può produrre e legittimare una rappresaglia del genere in piena pandemia, con tanti morti sulla coscienza e far punire chi è stato in prima linea nella lotta al coronavirus, prima o poi verrà spazzato via. È bene che le classi che sono al potere non dimentichino mai che le grandi rivolte nascono anche da soprusi che in tempi di normalità sono sopportabili ma che diventano, in tempi di alta tensione sociale, la benvenuta goccia che fa traboccare il vaso.
E.A.

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