LA MORTE OPERAIA NON VA IN PRESCRIZIONE

A noi non interessa un dibattito astratto sul funzionamento della giustizia, a noi interessa concretamente dove e come, nei processi per le stragi operaie, la prescrizione è stata utilizzata dai padroni per uscirne puliti.

A noi non interessa un dibattito astratto sul funzionamento della giustizia, a noi interessa concretamente dove e come, nei processi per le stragi operaie, la prescrizione è stata utilizzata dai padroni per uscirne puliti.


Caro Operai Contro,
la prescrizione dei reati nei processi degli operai morti sul lavoro ha come effetto la totale impunità penale dei padroni chiamati in giudizio. Una prescrizione ben orchestrata dai padroni che, attraverso i loro avvocati fanno rinviare all’infinito le date dei processi, con pretestuosi espedienti compreso quello di denunciare il giudice titolare del processo, per creare caos e rallentarne l’iter.
La strada per mettere in piedi gli “inoppugnabili” cavilli legali per ritardare i processi, conosce molte e sofisticate diramazioni, da alcuni avvocati dei padroni, alla politica corrotta e magari, anche quel 6 – 7% di magistrati corrotti, (stima del procuratore di Catanzaro N. Gratteri).
Solo nelle decine e decine di cause penali degli operai esposti all’amianto, “tutti i processi si concludono con un nulla di fatto, falcidiati dalla mannaia della prescrizione”, così ci tiene a precisare l’avvocato Pietro L. Frisani, di EuropeanAsbestosRisksAssociation, di Trieste.

La collezione di prescrizioni dell’ex Ilva di Taranto
L’ex Ilva di Taranto fa collezione di prescrizioni, sulle decine di morti operaie in quella fabbrica e le centinaia in città. Per l’ex padrone Riva e per i suoi uomini, sono fioccate in questi giorni le prescrizioni.
Il 4 febbraio 2020 la prescrizione è arrivata per l’ex commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi, per l’ex direttore della fabbrica Antonio Lupoli, accusati di non aver rispettato gli obblighi imposti, dall’Autorizzazione integrale ambientale e le norme del testo unico sull’ambiente, nel periodo tra giugno 2013 e giugno 2014.
Neanche un mese prima, il 15 gennaio 2020, è arrivata la prescrizione anche per Roberto Primerano, il perito ex consulente dei pm di Taranto, che all’Ilva “falsificò dati sulla diossina favorendo i Riva”, la prescrizione lo salva dalla galera, per una condanna già a suo carico di 3 anni e 4 mesi.
Graziato dalla prescrizione anche Lorenzo Liberti, anch’esso ex consulente dei pm di Taranto, accusato fra l’altro di aver intascato una tangente di 10 mila euro, per ammorbidire una perizia in favore di Emilio e Fabio Riva. Con loro anche l’ex direttore di fabbrica Luigi Capogrosso e l’ex responsabile delle relazioni istituzionali della fabbrica Girolamo Archinà, quest’ultimo per aver preparato una relazione falsa, nella quale sosteneva che la diossina ritrovata negli oltre 2 mila capi di bestiame abbattuti “non era compatibile con l’attività dello stabilimento”.

Disastro ferroviario di Viareggio: metà reati già prescritti
La prescrizione è arrivata per i reati di incendio e lesioni gravi e gravissime, nella strage del disastro ferroviario di Viareggio. Le ferrovie non vogliono riconoscere l’infortunio sul lavoro, che provocò quella strage con 32 morti. Le loro famiglie dopo 7 anni di indagini e udienze, temono che vadano in prescrizioni anche i capi d’imputazione rimasti: disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo. “Se la suprema corte non riconosce l’aggravamento dell’incidente sul lavoro, il processo finirebbe prescritto”. Questo è il parere dell’avvocato T. Nicoletti, uno dei legali dei famigliari delle 32 vittime. G. D. Luche un altro avvocato dei famigliari delle vittime, ribadisce: “hanno sempre sostenuto che non si è trattato di un incidente sul lavoro, invece è un principio cardine di questo processo, insieme ai tagli alla sicurezza”. Infatti prosegue l’avvocato: “La sentenza di appello ha riconosciuto che, nel trasporto di merci pericolose, ci fu un taglio progressivo degli investimenti in tecnologie per la sicurezza, passati da essere 85,6 milioni di euro nel 2006, a 16 milioni nel 2009”.

Eternit: la prescrizione della strage infinita
Tra i casi più clamorosi la Eternit di Casale Monferrato, dopo la strage di centinaia di operai e dei loro famigliari, è arrivata la prescrizione, nessuna condanna nessun colpevole, il padrone e i suoi scagnozzi sono a piede libero. Cosi ha sentenziato la Cassazione nel novembre 2014: “La corte ha confermato il disastro ambientale fino al 1986, anno di chiusura degli stabilimenti, ma ha dovuto prendere atto dell’avvenuta prescrizione del reato”. La Cgil chiese un decreto urgente per eliminare la prescrizione in casi come questi. Poteva sforzarsi un tantino in più semmai, rivendicando nessuna prescrizione, per tutti i padroni che uccidono gli operai per il profitto. I padroni trovano nella prescrizione la scappatoia ai loro omicidi per il profitto, ai loro crimini, alle loro stragi. Oltre i casi più conosciuti, quanti rimangono circoscritti localmente? Come ricordava all’inizio l’avvocato Frisani, decine e decine di “processi si concludono con un nulla di fatto, falcidiati dalla mannaia della prescrizione”.
Operai al cimitero, padroni impuniti e ricchi, sullo sfruttamento e le morti operaie andate in prescrizione.
Saluti Oxervator

Facebook Comments

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.