LA “DIGNITÀ” DEL LAVORO. 10 ANNI, 17 MILA MORTI

La realtà non può più essere nascosta: è una strage. Lavorare per far arricchire i padroni è veramente pericoloso.

La realtà non può più essere nascosta: è una strage. Lavorare per far arricchire i padroni è veramente pericoloso.


Caro Operai Contro,
dal 2009 all’11 ottobre del 2019, poco più di 10 anni e 9 mesi, i morti per il lavoro sono stati 17 mila. Una media giornaliera di 4,3 morti, compresi gli itineri.
Continuano a parlare di 3 morti al giorno per il lavoro, ma è un falso per nascondere che sono aumentati.
Le statistiche dei padroni e l’asservita approssimazione dei canali d’informazione, non rispettano gli operai neanche dopo che questi hanno pagato con la vita il fatto di essere costretti, per sopravvivere, a lavorare per il profitto del padrone.
Dal 2008 al 2019 più 48,2%
­Nel 2008 i morti complessivi per il lavoro sono stati 1060 (2,9 al giorno), di cui 421 in itinere e 639 sul posto di lavoro. Mentre nel 2019 sono stati 1437 (3,9 al giorno), di cui 736 in itinere e 701 sul posto di lavoro. Confrontando i 2,9 morti quotidiani del 2008, con i 4,3 della media quotidiana di oltre 10 anni visti sopra, si registra che i morti sul lavoro sono aumentati del 48,2%! Con 1,5 morti in più ogni giorno!
Morire in itinere
Da notare anche che i 377 morti in più nel 2019 rispetto il 2008, sono interni ad un cambiamento che ha visto i morti in itinere aumentare del 74,8%, quelli propriamente sul posto di lavoro del 9,7%.
Questo fa pensare che i ciclofattorini (rider), siano gli ultimi (in ordine di tempo), a subire le conseguenze di una diffusione più capillare sul territorio, di attività produttive, commerciali, logistiche.
Nuovi insediamenti per una domanda più diramata, in località spesso poco servite dal trasporto pubblico, costringendo operai e precari a spostarsi con mezzi propri per andare a lavorare con cicli, motocicli, auto, incappando più di prima in incidenti mortali sulla strada.
Quanto conta lo stress da lavoro
Anche perché stressati da una condizione lavorativa sempre più pesante, dopo che Renzi con il Jobs Act, ha generalizzato l’operaio “usa e getta”, che la legge Biagi nel 2003, definiva con i contratti precari o detti “atipici”. Con l’abolizione della giusta causa nei licenziamenti, Renzi ha imposto anche agli operai e dipendenti delle imprese con oltre 15 dipendenti, “o mangi sta minestra o salti la finestra”.
Operai più anziani, rischio più alto
Un’altra causa della strage operaia per il lavoro, è il colpo inferto dalla Fornero con l’innalzamento dell’età lavorativa che, prima di lei, avevano già cominciato ad alzare i partiti di centrodestra e centrosinistra, a volte mascherati da “governi tecnici”: dal governo Dini del 1995, al governo Monti del 2011.
Grazie anche alla Fornero, con l’aumento dell’età lavorativa, siamo arrivati nel 2019 ad avere il 29% di tutti i morti sul posto di lavoro, che hanno più di 60 anni di età. Una fascia dai 60 anni in poi, dopo una vita logorata dal lavoro sotto comando, con i riflessi meno pronti, la vista e l’udito non al meglio, gli acciacchi e dolori fissi costituiscono una limitata e più lenta capacità reattiva. Tutto ciò ha pesato nel portare fino al 29% dei morti sul lavoro, gli operai ultrasessantenni.
Morire in nero
L’Osservatorio Indipendente morti per infortuni sul lavoro di Bologna, (dal quale attingiamo i dati), fa notare che di molti operai morti sul lavoro, non se ne sa nulla perché occupati in nero.
La morte strisciante
Sono da considerare al pari dei morti sul lavoro, anche i decessi per malattie professionali, ovvero degli operai che muoiono anche dopo anni perché hanno contratto una patologia sul lavoro. Molti di questi decessi non risultano, perché non sempre il lavoratore sa che la sua patologia è correlata a posto di lavoro. L’azienda non sempre lo avvisa, e non lo segnala all’Inail. Perciò i dati sulle malattie professionali sono verosimilmente sottostimati. L’Inail pubblica il numero degli operai morti in seguito a malattie professionali riconosciute dall’Inail stesso.
Nel quinquennio 2013–2017 i decessi per malattie professionali ufficialmente riconosciuti, sono stati: 1890 nel 2013, 1875 nel 2014, 1768 nel 2015, 1539 nel 2016, 1336 nel 2017. Solo una piccolissima parte di questi decessi, riguarda dipendenti statali, mediamente 49,6 dipendenti per ogni anno del quinquennio. La stragrande maggioranza ha contratto la patologia letale nei settori privati dell’industria, dei servizi dell’agricoltura.
La media annua dei decessi nel quinquennio considerato, è di 1681 morti per ogni anno. Ma l’Inail ci tiene a precisare che: “a dato consolidato e per eventi denunciati anche molti anni addietro, il numero di eventi mortali accertati ammontano mediamente a poco meno di 1900 l’anno”. Significano 5,2 decessi al giorno, sommati ai 4,3 morti per infortuni per il lavoro visti sopra, fanno 9,5 morti per il lavoro al giorno, nel quinquennio 2013 – 2017, e l’andazzo non è certo sceso negli anni seguenti. Ma continuavano a chiamarli 3 morti al giorno sul lavoro.
Saluti Oxervator

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