CLASSI E POLITICA NELLA ‘NDRANGHETA

334 arrestati messi tutti nella categoria “ndranghetisti. Ma chi sono in realtà, da quali classi sociali provengono, e di quali partiti e istituzioni fanno parte.

334 arrestati messi tutti nella categoria ‘ndranghetisti. Ma chi sono in realtà, da quali classi sociali provengono, e di quali partiti e istituzioni fanno parte.


Caro Operai Contro,
334 arresti affiliati e fiancheggiatori delle cosche di Vibo Valentia. Di questi 260 in custodia cautelare in carcere, 70 agli arresti domiciliari. 250 capi di accusa, 15 milioni di beni sequestrati, in totale 416 indagati. Se la caveranno con poco, molti sono già usciti dal carcere. Si sa che in galera ci vanno e restano i poveri cristi, che delinquono perché schiacciati da una condizione sociale insostenibile. Ma non è di questo che qui si parla.
Se i reati di cui sono accusati416 indagati, fossero casi isolati di appalti e procedure truccate, oppure se lasciassero dubbi sulla loro reale gravità, la televisione ne avrebbe parlato in continuazione. Avrebbero cercato di dimostrare che la “politica ufficiale” è una cosa seria e pulita, anche con le sue pecche da non generalizzare per colpa di casi singoli, mentre invece tutta un’altra cosa è il sistema delinquenziale della mafia.
In questo caso le accuse delinquenziali, sono rivolte ad interi plotoni di rispettabili personalità delle classi sociali benestanti, ai loro rappresentanti eletti in democratiche elezioni, ad esponenti “tutori dell’ordine pubblico”. Sul banco degli imputati c’è il fior fiore del potere ufficiale. Risparmiando ai lettori l’elenco, eccone un piccolo campionario. Politici di destra e di sinistra, consiglieri comunali, sindaci, ex consiglieri regionali, ex parlamentari. Con loro un maresciallo della guardia di finanza, un ex comandante dei carabinieri, e comandanti della polizia municipale, e fino a qui il vero e proprio ceto politico che gestisce la cosa pubblica. Passiamo ora alle classi superiori, alla composizione sociale dei 334 arrestati. Troviamo imprenditori, avvocati, commercianti all’ingrosso ed al dettaglio, immobiliaristi e proprietari fondiari. Chiamiamoli per nome, i borghesi, gli esponenti di spicco della borghesia calabrese. Alla fine vengono gli uomini d’apparato e i dirigenti, i ‘ndranghetisti in carriera, massoni, affaristi e boss, quest’ultimi si relazionavano perfettamente “con i circuiti bancari, con le società straniere, con le università e con le istituzioni tutte”.
Fatto sta che la notizia con i suoi colossali contenuti delinquenziali, è sparita il giorno dopo della maxi retata denominata “Rinascita – Scott”. La ragione è semplice da capire, tanti fra gli arrestati e non si tratta di esponenti marginali, sono esponenti della politica ufficiale: dal Pd a Forza Italia, dai renzisti a Fratelli d’Italia, nella grande famiglia della ‘ndrangheta costituivano il partito trasversale che gestiva gli affari e le attività della media e grande borghesia, non solo locale ma nazionale. Partito trasversale che da troppo tempo faceva il bello e cattivo tempo in Calabria, marginalizzando gli strati sociali più bassi e chiunque non si assoggettasse alle sue regole.
“Abbiamo smontato il sistema politica – massoneria – ‘ndrangheta”, dice il giorno dopo il magistrato capo procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha condotto l’operazione. Naturale che su un evento di questa portata, sia calato da subito il silenzio più totale di tutti i partiti, delle loro lobby, e dei loro diretti o indiretti mezzi d’informazione. Non hanno trovato appigli ai quali aggrapparsi, il numero dei coinvolti è stato così significativo, i personaggi così centrali nei partiti di governo e di opposizione che hanno preferito coprire l’evento, cancellarlo dalle cronache, la notizia è sparita e giornali e televisione con i suoi giornalisti e opinionisti, hanno scelto l’oblio. Questa volta non sono riusciti nella solita operazione di mettere in cattiva luce l’operato criminoso della ‘ndrangheta, per salvare l’operato criminoso della politica ufficiale, si sono manifestate troppo compenetrate e come fenomeno di massa, è stato meglio per loro che la notizia sulla maxi retata morisse la stessa mattina che si è svolta.
Il 26 gennaio 2020, tra 2 settimane, si voterà in Calabria per il rinnovo del consiglio regionale. Per mettere al riparo la sua credibilità residua (ammesso ne sia rimasta), la politica ufficiale tenterà di dare una sua versione dei fatti, per riabilitare sé medesima con i suoi uomini indagati, e soprattutto cercherà di presentarsi con nuove facce e nuovi alibi accalappiavoti.
Gli elettori si sentiranno chiedere il voto per combattere la criminalità mafiosa, dopo che un’azione giudiziaria ha dimostrato che in regione Calabria, la politica ufficiale ha portato la criminalità organizzata al governo.
Saluti Oxervator

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