CANADÀ LIBERATO DALLA UILM

Melfi, Liberato Canadà è uno di quei classici sindacalisti usati dai padroni per sottomettere gli operai. Nel momento in cui diventa inservibile e deve tornare a lavorare sulle linee lo salva la UILM mettendolo in distacco sindacale. Sindacalisti di questo tipo ce ne sono tanti dentro e fuori dalle fabbriche. Durante la famosa lotta degli operai Fiat di Melfi nel 2004, che durò 21 giorni, molti furono i protagonisti che emersero in primo piano. Alcuni dichiaratamente contro la Fiat per cercare di migliorare le proprie condizioni di lavoro ed economiche, alcuni rimasero alla finestra a guardare, altri si schierarono […]

Melfi, Liberato Canadà è uno di quei classici sindacalisti usati dai padroni per sottomettere gli operai. Nel momento in cui diventa inservibile e deve tornare a lavorare sulle linee lo salva la UILM mettendolo in distacco sindacale. Sindacalisti di questo tipo ce ne sono tanti dentro e fuori dalle fabbriche.

Durante la famosa lotta degli operai Fiat di Melfi nel 2004, che durò 21 giorni, molti furono i protagonisti che emersero in primo piano. Alcuni dichiaratamente contro la Fiat per cercare di migliorare le proprie condizioni di lavoro ed economiche, alcuni rimasero alla finestra a guardare, altri si schierarono apertamente a favore del padrone. All’epoca dei fatti in Fiat a Melfi il sindacato maggiormente rappresentativo in termini di numero di tessere e di voti che servivano per definire il numero dei delegati sindacali all’interno della fabbrica, la ex Rsu, era la Fim-Cisl, capeggiata dal segretario Liberato Canadà.
Durante i 21 giorni di sciopero, che paralizzarono l’intera area industriale, la Fiom e i sindacati di base sostennero gli operai in lotta, la Uilm non prese parte alla protesta, rimase a guardare, la Fim-Cisl di Liberato Canadà e il Fismic si schierarono apertamente con il padrone.
Furono tanti i tentativi di indebolire gli operai in lotta e all’epoca dei fatti il segretario della Fim Canadà con il sindaco di quel periodo di Melfi Ernesto Navazio, tentarono di riprodurre in piccolo la famosa marcia dei 40mila e organizzarono una manifestazione a Melfi alla quale gli stessi operai iscritti al sindacato non parteciparono e la manifestazione fallì. Alcuni Rsu eletti in fabbrica sotto la sigla della Fim-Cisl oltre a non aderire alla manifestazione, si schierarono contro il Canadà e parteciparono al presidio permanente e alla lotta dei 21 giorni. Fu prodotto anche un documento di sfiducia contro Canadà da parte di alcuni delegati Rsu eletti con quella sigla.
Alla conclusione della lotta il Canadà non si è più visto in Fiat e nelle assemblee di fabbrica, fu trasferito in un’altro stabilimento di proprietà Fiat, l’ex Itca a fare niente perché ormai bruciato sindacalmente.
All’ex Itca la Fiat l’ha tenuto in posti dove ci si esce dalla fabbrica più freschi di quando si entra a fare quasi niente, il suo lavoro era articolato in regime part time anche perchè l’ex sindacalista ha altre attività.
Dopo la cessione degli operai e della lavorazione dei pezzi da parte della Fiat in questo stabilimento alla Pmc Automotive anche l’ex sindacalista è stato assegnato ad un’altro padrone e per un periodo abbastanza lungo ha continuato a fare quasi nulla, fin quando l’azienda Pmc Automotive non ha deciso che era arrivata l’ora che anche il Canadà poteva e doveva lavorare sulla linea in quanto non aveva problemi di salute e limitazioni alla mansione specifica.
La Pmc Automotive non aveva fatto i conti con la vecchia volpe di Canadà. La volpe, che ha studiato nel seminario l’arte del far niente, da un poco di tempo vistosi isolato si era iscritto alla Uilm. L’ex segretario della Fim-Cisl Liberato Canadà potere assoluto in Fiat, diventato un semplice iscritto della Uilm con nessuno al seguito non serviva più nei panni del sindacalista e il nuovo padrone aveva deciso che poteva faticare.
Agli operai in fabbrica che lo conoscono bene per il suo passato non sembrava vero: finalmente si faceva lavorare un ex sindacalista che non aveva mai fatto niente e che da quando è stato assunto ha incassato oltre 500mila euro di salario senza fare un granché.
Un’illusione di pochi giorni. Il Canadà dopo pochi giorni di solo affiancamento in postazioni di lavoro, dopo esser stato cioè solo a guardare, non si vede più in fabbrica. Cosa è successo?
La Uilm senza che il Canadà avesse un seguito e solo con la sua tessera in tasca gli concede il distacco sindacale. Il Canadà probabilmente non sarà retribuito dalla Uilm, continuerà con la sua attività lavorativa privata insieme alla moglie, percepirà degli introiti da quella attività ma saranno gli operai tramite la Pmc Automotiva a pagargli nei fatti i contributi previdenziali e assistenziali.
La piccolo borghesia sindacale con questa cosa ha dimostrato ancora una volta di scambiarsi favori e gli operai oltre non vedere il Canadà lavorare sulle linee, dovranno lavorare di più per far sì che l’azienda gli paghi i contributi, probabilmente fino al raggiungimento dell’età per andare in pensione. Tanti dicevano che la Uilm primo sindacato alla Fiat di Melfi avrebbe cambiato le cose, le condizioni invece non migliorano e anche questo fatto la dice lunga su cosa è la Uilm che durante la lotta dei 21 giorni restò a guardare.
Crocco, operaio di Melfi

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