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gio, 29 lug @ 15:38
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MARCHIONNE IL TERRORISTA ALLA RICERCA DI CERTEZZE
Pubblicato in:: Numero762-10
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Marchionne il terrorista vuole certezze.
Gli operai di Pomigliano gli hanno risposto NO.
Marchionne vuole certezze dai sindacati.
CISL e UIL sbavano e sono pronti a dire un nuovo SI.
Gli operai di Mirafiori, come quelli di Pomigliano, diranno NO.
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Operai Contro
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gio, 29 lug @ 08:55
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L\'ONESTO BRANCHER
Pubblicato in:: Numero762-10
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Aldo Brancher e' stato condannato a due anni di carcere e a quattro mila euro di
multa.
Brancher e' un uomo onesto del Pdl ed ex ministro.
Al parlamentare l'accusa ha contestato due episodi di appropriazione indebita per
oltre 400 mila euro e quattro episodi di ricettazione per altri circa 600 mila euro
ricevuti in contanti dall'ex ad di Bpi Gianpiero Fiorani o da qualche suo
collaboratore tra il 2001 e il 2005.
Brancher e' accusato per oltre 1 milione euro, ma non finira' in galera. Per molto
meno la gente si fa' 10 anni di galera

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Pubblicato da :
Operai Contro
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gio, 29 lug @ 08:40
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LA GUERRA IN AFGHANISTAN
Pubblicato in:: Numero762-10
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Altri due soldati della missione militare di aggressione al popolo Afghano sono
stati uccisi.
In questi giorni sono stati pubblicati da tutti i giornali le notizie segregate delle
stragi di civili in Afghanistan.
Con i due caduti di oggi salgono a 28 i militari italiani morti in Afghanistan
dall'inizio della guerra.
Proprio in questi giorni il parlamento sta votando il rifinanziamento della missione
militare: mercoledì scorso il decreto (che prevede un forte incremento di spesa,
circa 65 milioni di euro al mese) è stato approvato alla Camera; i primi di agosto il
testo passerà al vaglio del Senato.
La guerra contro il popolo Afghano e' una guerra voluta dalla borghesia di destra,
sinistra e centro.

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Operai Contro
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gio, 29 lug @ 08:32
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Maflow, occhio a Montagnoli, Terminator delle fabbriche
Pubblicato in:: Numero762-10
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Questa sera 28 luglio 2010 sul TG3, il Terminator delle fabbriche del nord del
sindacato alternativo Walter Montagnoli ha sparato le sue bordate contro gli operai
della Maflow.
Nel momento in cui appare un compratore che però vuole solo un quarto degli operai,
il sindacalista della CUB, intervistato, fa la sua proposta.
Chiede un sito produttivo più adeguato, e l'assunzione di 200 su 300 operai, perché
altrimenti non avrebbe senso la produzione.
Il suo futuro è segnato, si sta aprendo la strada come altri sindacalisti
collaborazionisti verso il nuovo lavoro che andrà a fare; consulente presso i
padroni.
Nello stesso modo come alla Mangiarotti, questi sindacalisti, al posto di difendere
gli operai, cercano soluzioni per un buon sito e per una buona produzione, si danno
da fare per trovare soluzioni convenienti al padrone.
Ma c'era bisogno dell'ennesimo sindacato mascherato da alternativo?
Sul sito del CUB si può vedere come presentano l'accordo fatto alla Esab per chiudere
la fabbrica nel settembre 2009.
Loro non firmano, fanno firmare alle RSA, e poi firmano invece tre giorni dopo la
cassa integrazione speciale.
Che miseria, prima li spingono a firmare, poi li abbandonano per non sporcarsi di
sangue.
In definitiva la ESAB è stata chiusa con l'avallo della CUB che aveva la maggioranza
all'interno della RSA e con Montagnoli presente alla votazione che incitava gli
operai a votare SI all'accordo che chiuderà per sempre la fabbrica.
Il bello che sul loro sito, presentano la cosa pensando che gli operai siano stupidi.
I mezzi sono gli stessi dei confederali, praticamente non cercano soluzioni per la
piena occupazione, e con la scusa ridicola che appoggiano le decisioni degli operai,
fanno passare l'accordo per chiudere la fabbrica, senza prospettare nessuna
soluzione, e quindi facendo risultare come la più conveniente quella della cassa
integrazione, mobilità e poi chiusura, il tutto farcito con le solite balle sui nuovi
siti industriali.
Operai, occhio, Montagnoli ha già fatto chiudere la ESAB, meglio prendere in mano le
redini della lotta, solo in questo modo, confederali e alternativi saranno costretti
a venirvi dietro sull'unica cosa per cui è necessaria la lotta; la piena
occupazione.
Alla INNSE Montagnoli non ha avuto neanche il coraggio di farsi vedere, l'avremmo
fatto correre con le sue proposte al ribasso.
C'è solo un esempio nel panorama delle vertenze, quello della INNSE.
Partiti e sindacati se vogliono farsi vedere devono venire dietro al carrozzone degli
operai, dove non esistono soluzioni a energie alternative, nuovi siti produttivi,
cassa integrazione.
Dalla gru di quel famoso agosto del 2009 il sindacato ha fatto da portalettere tra i
"gruisti" e Camozzi fino all'accordo finale, senza condizioni e scritto dall'alto
della gru.
Operai della Maflow non fatevi fregare, buttate giù dalla torre tutti quelli che
parlano al posto vostro.
Un sostenitore della lotta dell'INNSE

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Operai Contro
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gio, 29 lug @ 08:11
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RICHIESTA RETTIFICA AL MATTINO
Pubblicato in:: Numero762-10
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RACCOMANDATA AR
Al Direttore de “Il Mattino”
Via Chiatamone, 65
80121 Napoli
Egregio Direttore de “Il Mattino”,
nell’articolo pubblicato sul Suo giornale il 22/07/2010 a pagina 40, a firma di Pino
Neri, dal titolo “Gli operai: la Fiat deve farci lavorare” sono riportate delle
affermazioni che noi riteniamo lesive della nostra dignità.
Riservandoci di tutelare legalmente l’immagine della nostra associazione Le chiediamo
ai sensi dell’art. 8 della legge 8 Febbraio 1948 n. 47 e le ss. modificazioni della
legge 5 Agosto 1981 n. 416 art. 42, di pubblicare sul Vs. giornale la seguente
rettifica:
Egregio Direttore de “Il Mattino”,
siamo rimasti molto sorpresi nel leggere nell’articolo pubblicato sul Suo giornale il
22/07/2010 a pagina 40, a firma di Pino Neri, dal titolo “Gli operai: la Fiat deve
farci lavorare”, che l’Associazione “Operai Contro” sarebbe una organizzazione di
estrema sinistra che mediante il suo giornale diffonderebbe invettive contro
Marchionne, senza che, peraltro, il giornalista riportasse almeno una sola di queste
invettive di cui sarebbe stato, a suo dire, zeppo il giornale.
Innanzitutto, comprendiamo l’esigenza giornalistica di semplificazione, ma quello che
Neri chiama “movimento di estrema sinistra” allude più ad un gruppo di esagitati che
ad un giornale operaio. Come Lei stesso può notare, sotto la testata “Operai Contro”
si legge a chiare lettere: “giornale per la critica, la lotta, l’organizzazione degli
operai contro lo sfruttamento”.
In questa ottica, la definizione di sinistra per noi significa poco. Non è la
collocazione anche solo ideale nell’emiciclo parlamentare che caratterizza una
formazione politica, bensì la classe o le classi sociali cui questa formazione fa
riferimento e i cui interessi rappresenta. Che lo voglia riconoscere o meno, la
questione è molto più complessa di un “movimento che lancia invettive”. L’invettiva è
molto di moda nei dibattiti televisivi tra i politici per nascondere e mistificare i
fatti. Noi operai vogliamo invece che emergano tutte le notizie e i fatti che ci
riguardano, specialmente in questo periodo, in cui siamo martellati da una campagna
stampa che vuole spingerci, sotto il ricatto dell’occupazione, ad accettare
condizioni capestro. Noi proprio perché in quanto operai ci dobbiamo capire, non
abbiamo bisogno di lanciare offese per affermare le nostre ragioni, ma di sviluppare
fra di noi un ragionamento chiaro e lucido sul nostro futuro, a fronte di un quadro
politico ed economico che ci offre solo la discesa verso una miseria sempre maggiore.
Ecco perché non solo non siamo innamorati dell’invettiva, ma siamo al contrario molto
attenti ad esprimere giudizi ragionati sui problemi che gli operai hanno di fronte.
Nel caso in cui tale richiesta di rettifica non venisse accolta ci riserviamo la
facoltà di procedere legalmente nei confronti del giornale “Il Mattino” per tutelare
la nostra immagine e la nostra dignità.
Distinti Saluti.
Sesto S. Giovanni, 26/07/2010
Presidente dell’ Associazione per la Liberazione degli Operai
F.to Giancarlo Pozzi
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Operai Contro
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mer, 28 lug @ 16:20
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LE CAZZATE DI COTA
Pubblicato in:: Numero761-10
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Caro Operai Contro,
in vista dell’incontro tra Fiat e istituzioni, Cota il presidente del Piemonte, le
spara grosse com’è nello stile della Lega.
1a cazzata. “Non possiamo arrenderci alla perdita di competitività del territorio”.
Il territorio racchiude interessi contrapposti, antagonistici tra operai e padroni, è
proprio in nome della competitività che Marchionne agisce.
2a cazzata. Cota chiede un nuovo “federalismo industriale”. Cosa sia il “federalismo
industriale” nuovo o vecchio, lo sanno solo gli imbevuti che infilano il termine
“federalismo” ovunque. Probabilmente Cota intende dire che ogni industria non guardi
oltre il proprio campanile, come se ciò rappresentasse una qualche garanzia per gli
operai, rispetto alle agli operai delle industrie che invece hanno l’orizzonte del
mercato mondiale.
3a cazzata. Cota chiede ai sindacati che “abbiano come priorità il lavoro e non
l’ideologia”.
Senza considerare chi, come, quando e in quali condizioni il lavoro viene “erogato”,
rimane un concetto astratto. Cota per priorità al lavoro intende, (come già aveva
fatto Calderoli prima del referendum di Pomigliano) accettare le condizioni del piano
Marchionne. Rifiutare tali condizioni poste per lo più sotto ricatto del
licenziamento, per i leghisti sarebbe “ideologia”.
4a cazzata. “Mirafiori va difeso a tutti i costi come Pomigliano”. Cota pensa di
avere a che fare con degli idioti. Se a Pomigliano c’è stato e c’è chi resiste sono
gli operai che hanno votato no al piano Marchionne. Gli stessi operai che Calderoli
aveva definito “fannulloni” prima del referendum!!!
I sindacati cui si appella Cota hanno invece firmato l’accordo con Marchionne, tra il
plauso della Lega e del governo.
Chiudo brevemente.
Cota per dire padrone dice “territorio” . Pensa che il mondo esiste perché esiste lui
e la giunta regionale del Piemonte.
Il mondo esiste a prescindere da Cota e delle sue cazzate antioperaie.
Le cazzate di Cota sono disponibili in versione integrale su “Il sole 24 ore” di
domenica 25 luglio 2010.
Saluti da un operaio simpatizzante
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Operai Contro
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mer, 28 lug @ 08:36
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AFGHANISTAN
Pubblicato in:: Numero761-10
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da peacereporter
La fuga di notizie pubblicata da Wikileaks rischia di far scoppiare il caso
Afghangate. L'ira del presidente Barack Obama sui mezzi d'informazione.
Uccisione deliberata di civili innocenti, aumento massiccio dei droni radiocomandati
e pericolosi voltafaccia da parte degli alleati di sempre. Il rapporto pubblicato dal
sito specializzato nella divulgazione di notizie riservate Wikileaks.org rischia di
far scoppiare il caso Afghangate. Novantaduemila fascicoli segreti protocollati
Pentagono e già ripresi, fra gli altri, dal New York Times rivelano le barbarie e i
costi dei conflitti e fanno capire, ove ce ne fosse bisogno, che negli Stati Uniti il
rapporto guerra crisi economica è fondamentalmente unilaterale: le guerre provocano
le crisi ma dalle crisi non sono inficiate. Perché se c'è una voce del bilancio
pubblico di Washington che non può subire variazioni è proprio quella del
rifinanziamento delle missioni militari. Le ultime due, Iraq e Afghanistan, sono
costate ai contribuenti statunitensi ben 1.021 miliardi di dollari dal 2004. Prima
del loro costo c'è solo quello della Seconda Guerra mondiale costata, con valuta
odierna, 4.100 miliardi di dollari.
Non solo denaro. Oltre l'impressionante quantità di denaro che le operazioni "Iraqi
Freedom" e "Enduring Freedom" hanno richiesto dal gennaio 2004 al dicembre 2009, il
dato più allarmante del protocollo "top secret" è quello sulla violazione sistematica
dei diritti, umani e di guerra, da parte delle truppe a stelle e strisce. La Task
Force 373, per esempio, è un gruppo speciale di uomini dell'Esercito e della Marina
scelto per la cattura di settanta alti comandanti ribelli. Dagli incartamenti si è
appreso che le missioni loro riservate si sono intensificate durante il mandato
presidenziale di Barack Obama e che la loro imprecisione nel lavoro di "cattura ed
elimina" ha portato all'uccisione di diversi civili e all'aumento della tensione col
governo di Kabul. E ancora l'aumento dell'utilizzo di droni radiocomandati da parte
degli alleati e dei missili a ricerca di calore, gli Stinger, da parte talebana che
gli alti comandi militari USA non hanno mai rivelato. A questi ultimi, e soprattutto
alla Central Intelligence Agency (CIA) sarebbe inoltre sfuggito il doppio gioco del
Pakistan, ufficialmente Paese amico, che da quanto si apprende dal dossier, avrebbe
sempre tramato complotti ai danni del potente alleato. In particolare il ruolo del
Directorate for Inter-Services-Intelligence (gli 007 al servizio del governo di
Islamabad) avrebbero incontrato più di una volta i leader taleban per organizzare
attentati contro marines e politici afgani.
Da Washington. Già accerchiato e indebolito da grane di politica interna, vedi caso
BP e legge sull'immigrazione in Arizona, il presidente Obama non ha mascherato la
propria ira nei confronti di chi ha pubblicato il dossier che, oltre il sito di
Julian Assange, è comparso sui portali del New York Times, del Guardian e del tedesco
Der Spiegel. "Possono mettere a rischio la vita degli americani e dei nostri alleati
e minacciare la nostra sicurezza nazionale" ha tuonato James Jones, il consigliere
per la sicurezza nazionale. Quello che ora preoccupa di più l'establishment obamiano
sarebbe proprio il rapporto con il governo guidato da Yousaf Raza Gillani. In attesa
di un colloquio con Husain Haqqani, ambasciatore di Islamabad negli USA, che ha
definito "irresponsabile" la fuga di notizie riservate, Obama cercherà di non farsi
schiacciare dalla pressione diplomatica e continuare i rapporti con l'alleato
asiatico come se nulla fosse accaduto. Proprio come riportato nell'incartamento
riservato per il quale nonostante ripetuti avvisi di un intervento diretto nell'area
l'amministrazione democratica non ha mai ceduto alla tentazione di inimicarsi uno dei
principali alleati in Asia. A testimonianza di ciò c'è stato l'annuncio del
Segretario di Stato Hillary Clinton la quale, dopo aver sostenuto che i due paesi
sono "partner uniti da una causa comune", ha annunciato lo stanziamento di 500
milioni di dollari in aiuti a Islamabad.
Antonio Marafioti
http://www.Wikileaks.org
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Operai Contro
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mer, 28 lug @ 08:28
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TAGLIO DI 1000 EURO AI DEPUTATI
Pubblicato in:: Numero761-10
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la presa per il culo del taglio dell'indennita ai deputati continua.
1000 euro in meno al mese.
I deputati tra indennita' varie portano a casa piu' di 20000 euro al mese,
arrotondano con mazzette e pensioni varie.
Il taglio e per prendere in giro gli operai
il truffatore e il compare
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Operai Contro
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mer, 28 lug @ 08:17
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Pdl TUTTI INDAGATI
Pubblicato in:: Numero761-10
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ansa
"Il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo è indagato dalla Procura di Roma
nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P3. A Caliendo è contestato il reato di
violazione della legge Anselmi sulle società segrete.
Il nominativo di Caliendo appare in alcune vicende sulle quali si è appuntata
l'attenzione del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo
Sabelli. Tra questi una cena nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis
Verdini, a palazzo Pecci Blunt, che avrebbe avuto il fine di stabilire le strategie
di intervento sul lodo Alfano, sulla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte
D'Appello di Milano ed il ricorso in Cassazione dell'ex sottosegretario all'Economia
Nicola Cosentino contro l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti
dalla magistratura napoletana. Secondo quanto si è appreso, Caliendo dovrebbe essere
interrogato dagli inquirenti romani nei prossimi giorni.
"Non ho mai contattato né fatto elenchi di giudici della Corte costituzionale
favorevoli o contrari al lodo Alfano". Appreso di essere stato iscritto nel registro
degli indagati per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, il
sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, torna a dichiararsi estraneo alla
cosiddetta Loggia P3 e al tentativo da parte di Pasquale Lombardi, assieme a Flavio
Carboni e Arcangelo Martino, di condizionare la decisione dei giudici della Consulta
sulla legittimità del lodo Alfano.
Caliendo, come ha fatto più volte in passato quando ha indicato Lombardi come
"millantatore", ripete che al pranzo a casa Denis Verdini, alla fine di settembre,
lui rimase solo una mezz'ora e poi se ne andò per precedenti impegni in commissione
Giustizia. "Solo successivamente - afferma - ho appreso che nel corso di quel pranzo
si era parlato anche di questo (cioé del lodo, ndr). Tant'é che a tale proposito c'é
la telefonata che Lombardi mi fece allegata all'ordinanza di custodia cautelare. Ma -
ribadisce il sottosegretario alla Giustizia - io non ho mai parlato con giudici
costituzionali del lodo né fatto elenchi di chi era favorevole o contrario". Caliendo
sarà ascoltato in Procura in qualità di indagato e verrà assistito dall'avvocato
Paola Severino: "Ho dato mandato io all'avvocato stamani di andare in Procura per
chiedere di essere ascoltato. Solo alle 16:17 l'avvocato Severino mi ha detto che
risultavo iscritto nel registro degli indagati, senza però che le fosse detto
l'ipotesi di reato. Poi, dopo neanche un'ora, la notizia è comparsa sulle agenzie".
Uno che non sia indagato nel Pdl e' difficile trovarlo.
Ma perche' i giudici non li sbattono in galera?

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Operai Contro
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mer, 28 lug @ 07:58
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LE ILLUSIONI DI TIBONI
Pubblicato in:: Numero761-10
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I padroni individuano una sola strada per uscire dalla crisi: vendere, con un
maggiore profitto, più merci dei loro diretti concorrenti. Devono allo stesso tempo
abbassare i prezzi e aumentare i guadagni. Ma come fare?
Il “consumatore” capisce poco. Ha la testa piena di messaggi promozionali, è
“indotto” a comprare. Una regola però la segue: a parità di qualità di prodotto,
compra dove spende meno.
Una FIAT Punto e una Opel Corsa, sono auto dello stesso segmento. Se la prima costa
10.000 euro e la seconda 9.000, i “consumatori” consumeranno la seconda.
Allora per i padroni il problema è vendere ad un prezzo inferiore rispetto ai diretti
concorrenti. Come? Riducendo i costi di produzione. Si interviene su tutto. Si
acquistano materie prime, se possibile, dove costano meno. Si utilizzano impianti in
economia, risparmiando sulla sicurezza, per esempio. Si riducono i magazzini con il
“just in time”, scaricando parte dei costi sui commercianti.
Dove però devono incidere di più è sul “fattore umano”: gli operai, quelli che
producono.
Sono gli operai che creano ricchezza aggiuntiva. Loro trasformano la materia grezza
in prodotto finito, utilizzabile. Se il costo di un operaio rappresenta il 10% del
costo del prodotto, se il padrone abbassa della metà il salario, aumenta del 5%
l’utile che realizza sul prodotto. Se fa lavorare l’operaio il doppio, fa due
prodotti con lo stesso costo di manodopera e realizza lo stesso un 5% in più di
utile.
Nella crisi, la riduzione del salario e l’aumento, intensivo ed estensivo, del lavoro
operaio, sono obiettivi fondamentali per il padrone.
Marchionne insegna. Non vuole abolire i “diritti” perché è cattivo, ma perché essi
possono intralciare la produzione. Nonostante sappia che non può vendere tutte le
auto che si ripromette di produrre, persegue lo stesso l’obiettivo della massima
produzione possibile per ogni stabilimento FIAT. Sa che solo utilizzando al massimo
il lavoro operaio può far scendere il prezzo delle sue auto sul mercato e, quindi,
vendere e guadagnare. Se gli va bene, lui e gli azionisti FIAT ingrassano, gli operai
FIAT schiattano di fatica e gli operai dei gruppi concorrenti muoiono di fame.
Se gli va bene, però. Perché il problema è che tutti i produttori di auto, a livello
mondiale, sono orientati nella stessa direzione e adottano gli stessi comportamenti.
Risultato? La condizione degli operai di tutto il mondo peggiora sempre di più e la
crisi non si risolve, ma addirittura si aggrava.
Alla fine i padroni, come quei contendenti di una disputa sempre più accesa, arrivano
alle mani, coinvolgendo nello scontro patria e bandiera contro il nemico che “ci
affama e ci fa chiudere gli stabilimenti”.
Questa è la situazione. Per risolverla nell’ambito del sistema capitalistico le
ricette si sprecano. Tiboni e la Flmu, sindacato di “sinistra”, o meglio di “classe”,
ci propina la sua. In cosa consiste:
1) Intervento dello stato nell’economia. Non viene detto espressamente, ma si intende
nazionalizzazione. Per risolvere il problema degli operai FIAT la Flmu propone la
nazionalizzazione degli stabilimenti del gruppo. Cosa cambierebbe? Niente. Per
continuare a sopravvivere, la FIAT nazionalizzata dovrebbe diventare competitiva,
dovrebbe cioè entrare nella spirale della concorrenza, abbassando i prezzi attraverso
lo stesso percorso della FIAT privata, altrimenti soccomberebbe. Invece di un padrone
privato gli operai avrebbero un padrone pubblico, con le stesse caratteristiche.
2) Distribuzione del lavoro tra i diversi stabilimenti abbassando l’orario di lavoro
a parità di salario. I padroni non l’hanno attuato in periodo di vacche grasse,
figuriamoci adesso. Sarebbe il colpo finale. Mentre tutti gli altri abbassano i
salari e aumentano lo sfruttamento, la FIAT li aumenterebbe e ridurrebbe la
produttività del lavoro. Il settore FIAT verrebbe immediatamente fatto fuori dalla
concorrenza.
3) Creazione di un nuovo modello di sviluppo. Cioè produrre, nel capitalismo, non più
per il profitto, ma per soddisfare i bisogni della gente. E’ come dire al lupo di
diventare vegetariano. Assurdità che neanche l’ala più mistica della chiesa si
immagina di pensare. Marchionne che diventa il buon samaritano e produce “beni” utili
all’umanità: auto elettriche, perché no, biciclette, miglioriamo anche la forma
fisica, cose che servono, ma che vengono prodotte per la gente e non per il profitto.
E’ immaginabile?
Tutte chiacchiere che nel migliore dei casi illudono gli operai. Fanno loro credere
che sia possibile una soluzione diversa da quella perseguita dai padroni nell’attuale
sistema sociale. Illusioni che portano gli operai su false strade, fino alla
sconfitta definitiva e alla miseria.
Rispetto al decorso della crisi non ci sono soluzioni compatibili con l’attuale
sistema sociale per gli operai.
Solo la ribellione può spezzare questa logica. La ribellione degli operai di una
fabbrica, di un paese, contro la politica dei sacrifici, del super sfruttamento,
sarebbe dirompente. Gli operai di tutti i paesi imparerebbero in fretta e farebbero
la stessa cosa dappertutto.
Dalla crisi ne veniamo fuori, o uscendo dal capitalismo e fondando una società senza
sfruttamento, oppure stritolati dalle ricette dei padroni come Marchionne, in miseria
e sconquassati dalla fatica.
Quella di Tiboni e di quelli che la pensano come lui non è un’alternativa, ma solo
una tragica illusione.(all'interno il documento della CUB)
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Operai Contro
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