PEACEREPORTER
La fuga di notizie pubblicata da Wikileaks rischia di far scoppiare il caso
Afghangate. L'ira del presidente Barack Obama sui mezzi d'informazione.
Uccisione deliberata di civili innocenti, aumento massiccio dei droni radiocomandati
e pericolosi voltafaccia da parte degli alleati di sempre. Il rapporto pubblicato dal
sito specializzato nella divulgazione di notizie riservate Wikileaks.org rischia di
far scoppiare il caso Afghangate. Novantaduemila fascicoli segreti protocollati
Pentagono e già ripresi, fra gli altri, dal New York Times rivelano le barbarie e i
costi dei conflitti e fanno capire, ove ce ne fosse bisogno, che negli Stati Uniti il
rapporto guerra crisi economica è fondamentalmente unilaterale: le guerre provocano
le crisi ma dalle crisi non sono inficiate. Perché se c'è una voce del bilancio
pubblico di Washington che non può subire variazioni è proprio quella del
rifinanziamento delle missioni militari. Le ultime due, Iraq e Afghanistan, sono
costate ai contribuenti statunitensi ben 1.021 miliardi di dollari dal 2004. Prima
del loro costo c'è solo quello della Seconda Guerra mondiale costata, con valuta
odierna, 4.100 miliardi di dollari.
Non solo denaro. Oltre l'impressionante quantità di denaro che le operazioni "Iraqi
Freedom" e "Enduring Freedom" hanno richiesto dal gennaio 2004 al dicembre 2009, il
dato più allarmante del protocollo "top secret" è quello sulla violazione sistematica
dei diritti, umani e di guerra, da parte delle truppe a stelle e strisce. La Task
Force 373, per esempio, è un gruppo speciale di uomini dell'Esercito e della Marina
scelto per la cattura di settanta alti comandanti ribelli. Dagli incartamenti si è
appreso che le missioni loro riservate si sono intensificate durante il mandato
presidenziale di Barack Obama e che la loro imprecisione nel lavoro di "cattura ed
elimina" ha portato all'uccisione di diversi civili e all'aumento della tensione col
governo di Kabul. E ancora l'aumento dell'utilizzo di droni radiocomandati da parte
degli alleati e dei missili a ricerca di calore, gli Stinger, da parte talebana che
gli alti comandi militari USA non hanno mai rivelato. A questi ultimi, e soprattutto
alla Central Intelligence Agency (CIA) sarebbe inoltre sfuggito il doppio gioco del
Pakistan, ufficialmente Paese amico, che da quanto si apprende dal dossier, avrebbe
sempre tramato complotti ai danni del potente alleato. In particolare il ruolo del
Directorate for Inter-Services-Intelligence (gli 007 al servizio del governo di
Islamabad) avrebbero incontrato più di una volta i leader taleban per organizzare
attentati contro marines e politici afgani.
Da Washington. Già accerchiato e indebolito da grane di politica interna, vedi caso
BP e legge sull'immigrazione in Arizona, il presidente Obama non ha mascherato la
propria ira nei confronti di chi ha pubblicato il dossier che, oltre il sito di
Julian Assange, è comparso sui portali del New York Times, del Guardian e del tedesco
Der Spiegel. "Possono mettere a rischio la vita degli americani e dei nostri alleati
e minacciare la nostra sicurezza nazionale" ha tuonato James Jones, il consigliere
per la sicurezza nazionale. Quello che ora preoccupa di più l'establishment obamiano
sarebbe proprio il rapporto con il governo guidato da Yousaf Raza Gillani. In attesa
di un colloquio con Husain Haqqani, ambasciatore di Islamabad negli USA, che ha
definito "irresponsabile" la fuga di notizie riservate, Obama cercherà di non farsi
schiacciare dalla pressione diplomatica e continuare i rapporti con l'alleato
asiatico come se nulla fosse accaduto. Proprio come riportato nell'incartamento
riservato per il quale nonostante ripetuti avvisi di un intervento diretto nell'area
l'amministrazione democratica non ha mai ceduto alla tentazione di inimicarsi uno dei
principali alleati in Asia. A testimonianza di ciò c'è stato l'annuncio del
Segretario di Stato Hillary Clinton la quale, dopo aver sostenuto che i due paesi
sono "partner uniti da una causa comune", ha annunciato lo stanziamento di 500
milioni di dollari in aiuti a Islamabad.
Antonio Marafioti
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