Le cazzate di Cota.
Caro Operai Contro,
in vista dell’incontro tra Fiat e istituzioni, Cota il presidente del Piemonte, le
spara grosse com’è nello stile della Lega.
1a cazzata. “Non possiamo arrenderci alla perdita di competitività del territorio”.
Il territorio racchiude interessi contrapposti, antagonistici tra operai e padroni, è
proprio in nome della competitività che Marchionne agisce.
2a cazzata. Cota chiede un nuovo “federalismo industriale”. Cosa sia il “federalismo
industriale” nuovo o vecchio, lo sanno solo gli imbevuti che infilano il termine
“federalismo” ovunque. Probabilmente Cota intende dire che ogni industria non guardi
oltre il proprio campanile, come se ciò rappresentasse una qualche garanzia per gli
operai, rispetto alle agli operai delle industrie che invece hanno l’orizzonte del
mercato mondiale.
3a cazzata. Cota chiede ai sindacati che “abbiano come priorità il lavoro e non
l’ideologia”.
Senza considerare chi, come, quando e in quali condizioni il lavoro viene “erogato”,
rimane un concetto astratto. Cota per priorità al lavoro intende, (come già aveva
fatto Calderoli prima del referendum di Pomigliano) accettare le condizioni del piano
Marchionne. Rifiutare tali condizioni poste per lo più sotto ricatto del
licenziamento, per i leghisti sarebbe “ideologia”.
4a cazzata. “Mirafiori va difeso a tutti i costi come Pomigliano”. Cota pensa di
avere a che fare con degli idioti. Se a Pomigliano c’è stato e c’è chi resiste sono
gli operai che hanno votato no al piano Marchionne. Gli stessi operai che Calderoli
aveva definito “fannulloni” prima del referendum!!!
I sindacati cui si appella Cota hanno invece firmato l’accordo con Marchionne, tra il
plauso della Lega e del governo.
Chiudo brevemente.
Cota per dire padrone dice “territorio” . Pensa che il mondo esiste perché esiste lui
e la giunta regionale del Piemonte.
Il mondo esiste a prescindere da Cota e delle sue cazzate antioperaie.
Le cazzate di Cota sono disponibili in versione integrale su “Il sole 24 ore” di
domenica 25 luglio 2010.
Saluti da un operaio simpatizzante
|