È IL NO DEGLI OPERAI ASTENSIONISTI (CHE QUESTA VOLTA HANNO VOTATO) A FARE LA DIFFERENZA

Il peso dell’astensionismo operaio, che è sceso in campo, ha portato alla vittoria del NO. Uno schiaffo netto alla Meloni ed al suo governo e non basteranno tutti i suoi telemeloni a mistificare questo dato di fatto.

Il peso dell’astensionismo operaio, che è sceso in campo, ha portato alla vittoria del NO. Uno schiaffo netto alla Meloni ed al suo governo e non basteranno tutti i suoi telemeloni a mistificare questo dato di fatto.

Caro Operai Contro, parafrasando il titolo del vecchio film: “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, con la vittoria del NO, si può ben dire: “Qualcuno volò sul nido del governo Meloni”, scompaginando con la bocciatura, non solo il quesito referendario, ma tutta la visione e l’azione politica che muove questo governo.
A mettere a segno il colpo, che ha fatto la differenza, sono stati operai e assimilati per condizione sociale. Astenuti alle elezioni politiche, e ancor più alle regionali, stavolta sono andati a votare, non per affidare una delega in bianco a traino dell’attuale sistema. Bensì per assestare un colpo diretto al governo dei decreti sicurezza che criminalizzano il dissenso. Mirati a stroncare sul nascere la resistenza contro lo sfruttamento selvaggio della moderna schiavitù salariale, che dilaga con buste paga sotto la soglia della povertà, dopo che il governo ha affossato perfino un salario minimo legale.
I dati parlano da soli. Nel 2022 i votanti per le elezioni politiche furono il 64% degli aventi diritto. Nel 2025 la media degli elettori nelle 7 regioni dove si è votato, dice che solo il 45% degli aventi diritto si è recato alle urne. Tra il 64% delle politiche e il 45% delle regionali, un calo di 21 punti, si è inserito in questo referendum (con il NO) una parte dell’astensionismo operaio, “sceso in campo” per colpire il governo, portando l’affluenza alle urne al 59%. Con l’affermazione del NO al 32% (non 54%) ed il SI al 27% (non 46%).
Oltre la compagine governativa erano schierati per il SI e per l’astensione, anche saltimbanchi incalliti quali Calenda e Renzi, con i loro drappelli di centrosinistra a giorni alterni.
L’affermazione di questo NO non avrebbe alcun significato, senza la risoluta continuità delle lotte operaie, delle proteste e ribellioni contro il governo del carovita e che nega la povertà levando i sussidi. Un governo che, dopo aver abolito il sostegno per morosità incolpevole, ha brutalmente accelerato gli sfratti esecutivi, ed ora parla di “piano casa”.
Sbaglierebbero coloro che, pur condividendo le lotte di resistenza, ma partecipandovi poco, dopo questo NO, ritenessero esaurito il loro compito, lasciando che siano “i soliti preposti a dover lottare”, invece di rafforzare con la loro partecipazione attiva, non solo ideale, il fronte della resistenza. Non è più tempo di mettersi a posto la coscienza, delegando agli altri la lotta.
Abituati a sparale grosse, per giustificare una politica che asseconda una certa “imprenditoria” che ingrassa sui contratti “usa e getta” a volte sul filo della legalità, e incassa condoni di ogni tipo; sentendosi onnipotenti perché maggioranza di governo, non avevano messo in conto che, lo stesso menefreghismo usato nel legiferare brutalmente contro chi sta sui gradini più bassi della scala sociale, è stato sonoramente bocciato alle urne, appena questi strati ne hanno avuta l’occasione.
I “melones” contavano di arrivare al voto in sordina. Ma non hanno resistito e si sono buttati a capofitto nella campagna referendaria, condotta in un delirante crescendo di falsità e argomentazioni del tutto al di fuori del “merito” del referendum stesso.
Non si erano mai visti governanti agitare in modo strumentale temi e situazioni quali: pedofili, spacciatori; la casa nel bosco; il caso Garlasco; il delitto di Rogoredo; il caso Tortora; Cpr in Albania, ecc. ecc. E non poteva mancare l’ostracismo verso i migranti, come fosse colpa loro se l’economia del capitale è in crisi mentre produce sempre grandi profitti da un lato e miseria crescente dall’altro.
Saluti Oxervator.

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