Si avvicina il giorno del giudizio. Lo scontro sul referendum sulla giustizia si è naturalmente spostato su un SI o un NO al governo. La Meloni con i suoi “melones” è partita convinta di stravincere ma oggi non è così certa. Ripetiamo: saranno gli operai astensionisti a fare la differenza. Ora è necessario votare e votare NO
Caro Operai Contro, dopo 12 giorni di silenzio dall’aggressione armata Usa-Israeliana contro l’Iran, Meloni relaziona in parlamento in veste di capo del governo. Dopo giri di parole, pur di non condannare i suoi amici Trump e Netanyahu, arriva incredibilmente a dare la colpa a Putin e ad Hamas, per “questa guerra fuori dal diritto internazionale”.
Quel “diritto internazionale” che le borghesie nazionali più potenti, imperialiste, avevano modellato sui propri interessi di dominio. Poco cambierebbe per gli operai e i meno abbienti che ne pagano il prezzo più alto, se la guerra venisse dichiarata nel pieno rispetto del “diritto internazionale”. Fatta salva la possibilità per gli operai, di organizzarsi, per rispondere sullo stesso piano alle guerre dei padroni.
Nel suo discorso Meloni, tenta di coinvolgere l’opposizione parlamentare, sul ruolo dell’Italia nello scenario bellico in movimento. Spera, vanamente per ora, in altre spalle in parlamento sulle quali condividere il rischio e la responsabilità, di sorreggere la posizione del suo governo nella guerra del golfo.
A questo si somma la tensione di una Meloni terrorizzata di perdere il referendum, sapendo che nelle decisioni dei votanti, peserà negativamente per lei e il suo governo, essere di fatto una fiancheggiatrice di Trump e Netanyahu, nel non aver condannato l’attacco Usa-israeliano all’Iran con il pericolo di una guerra totale che porta con se.
Due giorni dopo Meloni interviene a Milano, a varare gli ultimi 10 giorni del conto alla rovescia al referendum. Conclude con la solita sicumera farcita di bugie e dicendone di tutti i colori ai giudici.
E’ una disperata chiamata al fronte del SI – visti i sondaggi che danno il NO davanti – a non abbassare la guardia negli ultimi 10 giorni. Ma potrebbe rivelarsi un altro boomerang, considerando gli autogol ovvero gli autosabotaggi tra i massimi esponenti del fronte del SI.
Autogol che hanno rivelato, se ve ne fosse bisogno, come il referendum sia il tentativo di un controllo più stretto dei giudici da parte di quel settore di borghesi rappresentati nel governo. L’obiettivo è rendere i giudici meri e diretti esecutori nell’applicare le repressive misure dei decreti sicurezza, sfornati a raffica dal governo Meloni fin dal suo insediamento, per delegittimare e colpire il dissenso, i picchetti e le storiche forme di lotta del movimento operaio, nonché le manifestazioni di strada.
Da qui (ma non solo) l’appello da queste pagine, all’astensionismo operaio a votare NO al referendum, non certo per una difesa d’ufficio dei magistrati che nell’insieme sono funzionali ad applicare leggi che sono costruite per legittimare lo sfruttamento operaio e lo Stato che lo difende, con la forza. Ogni tanto qualche magistrato preso singolarmente si rende conto della forzatura imposta dal governo per colpire chi protesta, chi manifesta e denuncia pubblicamente il fatto.
Proprio l’altro giorno anche il gruppo dei Giuristi Democratici, ha lanciato l’allarme presentando un dossier al Senato che individua nell’ultimo decreto sicurezza del governo, “Un progetto per impedire il dissenso” e “trasformare progressivamente lo Stato di diritto, in uno Stato di Polizia”. Contro questo progetto i Giuristi Democratici insieme ai parlamentari Avs, si propongono di fare una “dura battaglia parlamentare”. Ma come sempre sa fare l’opposizione parlamentare “ da sotto il tavolo non mi muovo”.
Ecco 2 esempi delle dichiarazioni che rivelano il vero obiettivo dei propugnatori del SI al referendum.
La magistrata e deputata della Lega Simonetta Matone afferma: “Oggi grazie all’improvvida iniziativa con dichiarazioni folli di Nordio, (ministro della Giustizia ndr) cose che tutti noi pensiamo (noi della Lega o forse intende di tutto il governo ndr) ma che Nordio confonde ciò che si può dire in un salotto, con ciò che si può dire pubblicamente”. E la stessa Matone trae queste conclusioni rispetto il referendum: “Prima eravamo 10 a zero per il SI, dopo le dichiarazioni di Nordio siamo 10 pari”.
Dello stesso segno le parole della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi (già sotto inchiesta, relegata a parafulmine del governo Meloni per il caso Almasri) anche lei in un filmato dice e ribadisce: “La magistratura è un plotone di esecuzione, votando SI la togliamo di mezzo”.
Con i tempi che corrono, quella parte di operai e meno abbienti che pensavano di “stare fuori dal gioco”, si devono ricredere. C’è bisogno anche del loro impegno in prima persona, per una forza collettiva in grado di lottare e opporsi concretamente, al peggioramento della condizione operaia; ai decreti sicurezza che mirano ad uno Stato di polizia sempre più pressante; alle guerre imperialiste.
Saluti Oxervator.