Quest’anno in Stellantis il premio di produttività non è arrivato. Ce l’hanno detto in faccia: risultati negativi, consegne giù, fatturato giù, redditività giù e quindi niente premio.
Però a noi operai questa storia non convince più. I dirigenti il loro premio se lo prendono sempre, pure quando le cose vanno male come dicono loro. E allora la domanda viene spontanea: com’è possibile che per noi non c’è mai niente, mentre, per chi sta sopra, i soldi si trovano sempre?
I premi ai dirigenti non mancano mai e questa è la cosa che fa più rabbia.
Quando si parla di premi ai lavoratori, “non ci sono soldi”; quando si parla di premi ai dirigenti, i soldi spuntano come funghi. Negli ultimi anni, mentre a noi tagliavano tutto, i dirigenti Stellantis hanno preso:
– bonus milionari legati agli obiettivi globali,
– stock option che valgono più di una vita di lavoro in fabbrica,
– e in alcuni casi aumenti a doppia cifra.
E noi? Anno 2026, zero euro.
Chi dovrebbe fare i nostri interessi, nei fatti, fa sempre quelli dell’azienda anche su questo argomento. Basti pensare che i firmatari l’anno scorso dicevano che il sistema dei premi era “migliorato”, che avevano tolto la soglia del free cash flow, che gli indicatori locali avrebbero aiutato, che il premio poteva arrivare fino all’11,55% della paga base.
Sembrava quasi che ci stessero facendo un favore ma alla fine arriva il 2026 e scopriamo che:
– il premio è ZERO
– nessuna una tantum
– nessuna compensazione
– e ci dicono pure che “non ci sono soldi”.
Per noi, intanto, però in Sud America, Nord Africa e Medio Oriente il premio lo pagano. Così dividono gli operai sfruttati da Stellantis, sparsi per il mondo, fra chi si merita un premio e chi un pugno di mosche.
A Pomigliano gli operai non sono stati zitti: ma le ore di sciopero per protestare contro questo premio mancato non sono state sufficienti, a dimostrazione che il tempo delle proteste simboliche è finito, contano solo le lotte vere.
Arriviamo al problema del CCSL
Il CCSL è diventato una gabbia. Un contratto che:
– non garantisce aumenti veri,
– non protegge i lavoratori,
– non assicura premi,
– e soprattutto toglie voce agli operai.
I sindacati firmatari continuano a difenderlo come se fosse oro, ma la verità è che più passa il tempo e più si vede che è un fallimento totale.
È ora che decidano gli operai Stellantis, se per il contratto nazionale si fa il referendum, perché per il CCSL no? Perché hanno paura del risultato? Sanno benissimo che se gli operai votassero, il CCSL non passerebbe mai.
Sarebbe ora che i sindacati firmatari si assumessero la responsabilità e facessero decidere a chi lavora davvero in fabbrica. Perché il futuro non può essere deciso da chi il premio lo prende sempre, ma da chi il premio lo aspetta per arrivare a fine mese.
Questo però non vuol dire che dobbiamo credere che basti stare nel CCNL per garantirci il premio di produzione. Anche col CCNL è il padrone a decidere gli obiettivi e valutare i risultati. E’ solo la nostra lotta vera che può garantirci i soldi frutto del nostro sudore e che azienda e sindacato ci presentano invece come un premio del padrone.
PILONE, OPERAIO STELLANTIS DI POMIGLIANO D’ARCO