NON NEL NOME DELLE RIVOLTE DEI GIOVANI IRANIANI

Khamenei è morto ma non doveva essere eliminato da dei banditi peggio di lui.

Khamenei è morto ma non doveva essere eliminato da dei banditi peggio di lui.

Doveva essere abbattuto, lui e tutti i suoi accoliti, dai giovani manifestanti che sono stati massacrati per le strade dell’Iran durante le manifestazioni di protesta degli ultimi mesi. Trump e Netanyahu, per quanto mascherino il loro intervento nella volontà di liberare il popolo iraniano, hanno l’obiettivo da imperialisti di far fuori un concorrente dei loro affari nella zona di fondamentale produzione e commercio di petrolio. Il colpo che ha eliminato Khamenei non favorirà certo lo sviluppo del movimento di protesta, il richiamo al patriottismo renderà ancora più profondo il solco fra chi dovesse scendere per le strade e le classi medie legate all’autocrazia al potere. L’etichetta di agenti del sionismo e degli americani ne giustificherà un’ulteriore repressione da parte del regime. Ci vorrà un nuovo livello di scontro con il governo degli Ayatollah da parte degli operai iraniani che sono i soli capaci di farlo cadere.
L’obiettivo di Trump e Netanyahu è spingere al potere in Iran un ceto politico pronto a fare accordi con loro, pronto a collaborare per risolvere la questione palestinese con deportazioni di massa e controllo territoriale. Hanno fatto male i calcoli, hanno trovato di fronte una borghesia ben organizzata militarmente che osa difendere i propri interessi nella zona. Il colpo mortale a Khamenei e i suoi ufficiali, che doveva essere un colpo definitivo, ha solo dato il via ad un conflitto che sta coinvolgendo tutta l’area, un altro passo verso una nuova guerra mondiale scatenata dagli imperialisti per dividersi il bottino.

Condividi sui social:

Comments Closed

Comments are closed. You will not be able to post a comment in this post.