ULTIME DALLA SICILIA, TRA DISASTRI COSIDDETTI NATURALI E GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA

I cambiamenti climatici e le sue devastazioni. È colpa dell’abusivismo? Lo scarica barile in azione

I cambiamenti climatici e le sue devastazioni. È colpa dell’abusivismo? Lo scarica barile in azione

PREMESSA
Quest’analisi delle ultime vicende sulla Sicilia potrebbe essere traslata ad altre regioni italiane, ma anche ad altre parti del mondo, perché il sistema che genera questi problemi è lo stesso, il capitalismo in tutte le sue declinazioni. C’è da dire che, da tempo, nell’isola si percepisce una certa opacità informativa, si hanno poche notizie su movimenti di protesta, sulle vertenze industriali e sui problemi irrisolti. Solo sporadicamente si hanno delle fugaci notizie su tg regionali, fonti istituzionali della regione, ma non vengono fatti approfondimenti e certe informazioni scompaiono dai media, anche locali. Un caso? Comunque, tutte le informazioni di questo mio intervento sono notizie date dal TG3 Sicilia, comunicate anche solo una volta, senza ulteriori indagini, ma spesso utili per comprendere i fatti accaduti. Purtroppo questo mio intervento sulle realtà siciliane avviene “a freddo” quando, ormai, le vicende di cui parlo non rientrano più nella cronaca quotidiana, ma fare gli opportuni approfondimenti è doveroso per comprendere come stanno realmente le cose.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI E LE SUE DEVASTAZIONI.
Del ciclone Harry e delle devastazioni provocate nel meridione, soprattutto in Sicilia, non ne parla più nessuno, eppure sembra che abbia provocato almeno 2 miliardi di danni. Da un po’ di tempo a questa parte le tematiche ambientali non sono più di moda. Anzi, come già detto su questo telematico, la fusione dei ghiacci della Groenlandia sono un’ulteriore occasione di profitto, ed è questo ciò che conta! L’aumento della temperatura globale, però, si manifesta soprattutto come imprevedibilità del clima ed eventi estremi. L’Italia risulta tra i paesi più vulnerabili al mondo: solo negli ultimi 10 anni ci sono stati danni per almeno 11 miliardi di euro, stima probabilmente calcolata per difetto. La Sicilia risente fortemente, per la sua posizione geografica, di questi eventi estremi: solo due anni fa è stata alle prese con una siccità devastante, intere produzioni agricole annullate, acqua razionata per settimane, il settore zootecnico quasi annullato, una tragedia. Quest’anno, invece, c’è un eccesso di piovosità che sta contribuendo ai problemi e le criticità di frane diffuse, tra cui quella di Niscemi, la più devastate. In realtà non esistono calamità, la natura si prende i suoi spazi, i fiumi e le spiagge eccessivamente antropizzate, le aree eccessivamente deforestate.
Andiamo però nello specifico dei fatti avvenuti in Sicilia. Il ciclone Harry è stato devastante come forza distruttrice, onde di questa portata non si vedevano da decenni, una furia distruttrice impari. Un evento del genere avrebbe meritato un maggior approfondimento, invece vi è stata una superficiale analisi degli accadimenti e dei danni dall’evento meteorologico estremo. Allora si sono create due fazioni, chi ha sostenuto: “è solo colpa dell’abusivismo” chi invece ha dato la colpa solo ad un evento naturale eccezionale. La realtà dei fatti è più complessa: la legge non consentirebbe, dal 1976, di costruire qualsiasi manufatto fisso entro i 150 metri dalla battigia. Una disposizione giusta che salvaguarderebbe le coste, se fosse realmente e sempre applicata. Chiedo, però, ai lettori, quante zone costiere sono devastate da abitazioni o manufatti, magari di stabilimenti balneari? A ciò si aggiunge l’erosione delle coste, determinata dall’inquinamento dei mari e dall’intervento umano, erosione che ha avvicinato oltremisura la battigia a strade e case. Chiaramente questa situazione non è solo siciliana ma è presente in buona parte delle zone costiere italiane. A questo si aggiunge l’assurdità di un demanio marittimo, di proprietà pubblica, di soli 5 metri dalla battigia! Che senso ha approvare delle leggi se poi si prevedono dei raggiri che permettono la loro piena applicazione? Come risultato si ha, in buona parte dell’Italia, una fascia costiera fortemente antropizzata che amplifica oltremisura i danni degli “eventi naturali estremi”. Perché in Sicilia, ma anche in Calabria e in Sardegna, non si sono distinte le zone di storico insediamento costiero da quelle di recenti costruzione?
Riguardo alla vicenda di Niscemi voglio evidenziare aspetti rilevati solo “di striscio” dai media, notizie date quasi di sfuggita,“per sbaglio”, ma di enorme importanza per comprendere le responsabilità della tragedia. Che ruolo ha avuto la costruzione del Mouse, le antenne radar della Nato, nel disequilibrio idrogeologico dell’area, nessuno ha indagato. Infine, sul TG3, hanno intervistato un geologo che ha diretto dei lavori di naturalizzazione di un versante franato nel 1997, senza uso di cemento, rimasto integro alla frana. Il geologo ha ammesso, tra le righe, che un intervento del genere, fatto a tempo debito avrebbe evitato la frana attuale, se è vero perché non è stato fatto ciò? In realtà la difesa territoriale non produce alcun profitto immediato, serve solo a soddisfare i bisogni primari dei cittadini, e questa non è una priorità. Inoltre, sempre sulla stessa rete si parlava della necessità di deviare il corso del torrente che scorre sotto il paese che raccoglie le acque bianche e acque nere (?) (la fognatura è convogliata nel torrente a Niscemi? Non è dato sapere)

È COLPA DELL’ABUSIVISMO?
Ogni volta che c’è un disastro, viene tirato in ballo l’abusivismo edilizio: è colpa dei cittadini disonesti che costruiscono dove non si dovrebbe se succedono le disgrazie, soprattutto nel Sud Italia! Ma perché esiste l’abusivismo, perché si permette di costruire un’intera opera, abitazione, senza nessun intervento delle forze dell’ordine? Non scherziamo, le forze dell’ordine hanno compiti più importanti, tipo reprimere il dissenso! Il disastro territoriale, in realtà non avviene solo con l’abusivismo, ma anche per “vie legali”: i piani regolatori dei comuni quasi mai vengono redatti tenendo conto delle criticità del territorio, spesso seguono l’esigenza di garantire la rendita edilizia. La vicenda di Niscemi insegna: si è permesso di costruire su delle frane in atto! L’edilizia è il motore dell’economia, allora è preferibile far costruire per poi demolire, oppure risanare, il profitto deve essere salvaguardato!

LO SCARICABARILE IN AZIONE
Al solito quando avvengono disastri i politici esercitano l’arte dello scaricabarile: è sempre colpa di chi è venuto prima, in questo modo nessuno è responsabile. Peccato che tutti coloro che esercitano quest’arte sono gli stessi che hanno permesso i condoni, le regolarizzazioni e lo scempio del territorio. Nello specifico in Sicilia si sono avvicendati politici nazionali e regionali senza soluzione di continuità, ma i problemi dell’Isola sono tutti lì irrisolti da decenni. L’arretratezza del Sud Italia, però, è sempre servita per procurare manodopera a basso costo ai grandi e piccoli industriali locali e nazionali.
E i problemi irrisolti della Sicilia? Sarebbe troppo lungo in questa sede parlare di tutti i problemi irrisolti dell’Isola, ma una breve sintesi è necessaria. In realtà negli ultimi tempi vi è una frenesia di lavori pubblici, sembra che in poco tempo si voglia rimediare alle carenze infrastrutturali ataviche. Per questo il presidente della regione Schifani si fregia dell’aumento del Pil siciliano. Ma è solo fumo negli occhi o sistema clientelare per mettere le mani sui finanziamenti europei. Cosa si sta facendo, però, per risolvere il problema dei reflui scaricati in mare senza depurazione? Della cronica carenza di acqua, soprattutto nell’agrigentino, si sta provvedendo? Delle vertenze industriali irrisolte, come Termini Imerese, a che punto sono? Non è dato di sapere.
P. D.

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