IRAN – RESISTENZA OPERAIA

L’organizzazione degli operai del petrolio chiede la liberazione di tutti i compagni arrestati. Si prepara a rispondere al regime con lo sciopero e la completa chiusura di fabbriche e raffinerie.

L’organizzazione degli operai del petrolio chiede la liberazione di tutti i compagni arrestati. Si prepara a rispondere al regime con lo sciopero e la completa chiusura di fabbriche e raffinerie.

La repressione del regime iraniano, sfruttando il momento di difficoltà dei manifestanti, colpiti dagli assassinii e dagli arresti, estende l’aggressione agli operai della petrolchimica che nei mesi scorsi si sono battuti per le loro rivendicazioni sindacali e che nella sollevazione di gennaio sono stati nelle strade a fianco di giovani, studenti e cittadini rivoluzionari.
In questa grave situazione nella quale le bande criminali del regime hanno terrorizzato la popolazione la forza degli operai, sviluppata nelle lotte sindacali precedenti e la “naturale” organizzazione di fabbrica, può dettare le richieste di assistenza e liberazione degli arrestati mettendo in guardia la controparte su possibili ulteriori specifiche iniziative di lotta nelle fabbriche. Cosa cui i responsabili degli impianti, facendo liberare gli operai che loro servono per non bloccare la produzione, hanno dimostrato di essere sensibili.
Segue il recente messaggio dell’organizzazione dei lavoratori petroliferi.
M.B.


Nessun grado di repressione ci farà tacere
Tutti i co
mpagni arrestati devono essere liberati
Secondo i rapporti, durante la repressione delle proteste e il massacro della popolazione nelle aree di Asaluyeh, Kangan, Dayyer, Lamerd, Parsian e altre, diversi colleghi che lavorano in varie zone petrolifere sono stati arrestati. Alcuni di questi arresti sono avvenuti nelle loro case e nei dormitori aziendali.
La questione risale alle proteste dei nostri colleghi contemporaneamente alle proteste popolari nazionali di Deymah (mese di gennaio). In quel periodo, centinaia di colleghi del progetto della società Omran Sahel, appaltatore affiliato al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica nei progetti esecutivi della zona economica del Pars Meridionale, avevano scioperato per il mancato pagamento dei loro salari arretrati. Questi colleghi, nonostante le minacce di sicurezza, hanno resistito e, insistendo sulle loro richieste, si sono rifiutati di presentarsi nei luoghi di lavoro. La coincidenza di queste proteste e la solidarietà degli operai con gli scioperi nazionali, in particolare con le proteste dei lavoratori e della popolazione delle città vicine alla zona economica del Pars Meridionale, ha portato a questi arresti in collaborazione con il quartier generale Khatam al-Anbiya.

Secondo gli stessi rapporti, in alcune aziende vicine, colleghi di progetto, operativi, ufficiali, contrattuali e di terze parti che hanno partecipato alle proteste e sono stati identificati, sono stati sottoposti a misure di sicurezza e alcuni di loro sono stati arrestati. Secondo i colleghi, da un mese a questa parte circa trenta lavoratori specializzati di progetto sono stati liberati dietro cauzioni elevate grazie all’intercessione e alla scelta dei dirigenti della società Omran Sahel. Tuttavia, gli altri colleghi arrestati sono detenuti senza diritto a visite o contatti con le loro famiglie in un capannone appartenente al quartier generale Khatam al-Anbiya, e alcuni lavoratori arrestati sono stati trasferiti nelle prigioni di Bushehr e Shiraz con accuse di natura politica. Considerando che gli operai arrestati sono stati trattenuti per un mese in un capannone industriale senza possibilità di comunicazione, non ci sono notizie precise sul loro stato di salute e, secondo le famiglie degli arrestati, le autorità di sicurezza hanno vietato ai colleghi arrestati di avere un avvocato promettendo la loro liberazione. Inoltre, secondo i rapporti, alcuni colleghi che lavorano nella petrochimica Negin Makran, nella raffineria di gas Fajr Jam e nella società Petrorefining Kangan, che nei giorni 8, 9 e 17 di Deymah erano in sciopero per le condizioni di vita e i salari arretrati, sono stati convocati o arrestati temporaneamente.

Secondo i colleghi, nonostante le promesse fatte, nessuno dei salari arretrati o delle richieste degli operai è stato soddisfatto e le condizioni nei luoghi di lavoro sono fortemente militarizzate e sotto repressione!

Il Consiglio per l’organizzazione delle proteste degli operai petroliferi a contratto, in sintonia con il Consiglio per l’organizzazione delle proteste degli operai non ufficiali del petrolio (terze parti), esprime il suo fermo sostegno ai colleghi arrestati e insiste sulla loro immediata e incondizionata liberazione. Come abbiamo dichiarato nel nostro comunicato di protesta contro il massacro della popolazione che manifestava a Deymah, nessun grado di repressione e massacro farà tacere noi operai e il popolo, e avvertiamo che in caso di continuazione dei massacri e degli arresti dei colleghi, utilizzeremo strumenti di protesta diversi, in particolare lo sciopero e la completa chiusura dei luoghi di lavoro!

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Consiglio per l’organizzazione delle proteste degli operai del settore petrolifero a contratto

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