I tafferugli di Torino usati per cercare di limitare ogni protesta in inutili processioni per vie secondarie delle città sotto lo stretto controllo di blindati e poliziotti in tenuta da guerra. E’ chiaro che chi vuol far sentire le proprie ragioni è costretto a rompere questo schema. Allora c’è il manganello e la galera. Gli operai di Bologna lo hanno già sperimentato, denunciati per una protesta sull’autostrada, per il contratto di lavoro.
Caro Operai Contro, strumentalizzando la manifestazione per Askatasuna, per ridare vigore al varo del nuovo decreto sicurezza, ancora una volta il governo Meloni, conferma la sua paura nei confronti del dissenso, della critica, dell’opposizione reale, quando si manifesta dalle fabbriche alla strada, dai Centri sociali alle piazze.
Dopo aver nel precedente decreto sicurezza, fatto diventare reato il blocco stradale con pene fino ad anni di galera, eccone in questi giorni l’applicazione. La Procura di Bologna chiede un decreto penale per “blocco stradale” per gli organizzatori della manifestazione sindacale del giugno scorso, cui parteciparono 10mila metalmeccanici per il rinnovo del contratto di lavoro. Non ci furono “disordini” o nemmeno feriti, né poliziotti picchiati, neanche black bloc da usare come pretesto per nuove misure securitarie. C’erano 10 mila metalmeccanici ora messi sull’avviso che la prossima volta, la denuncia penale potrebbe riguardare anche loro, (non solo gli organizzatori) e chiunque osi accennare al blocco stradale come forma di lotta.
Le cariche della polizia di sabato scorso e gli insistiti brutali pestaggi ai manifestanti, sono ordinaria amministrazione per un governo che legifera pensando allo Stato di polizia. Affiancato da quella parte d’informazione asservita che in televisione alterna – in un rapporto di uno a centomila – la messa in onda di feriti e teste dei manifestanti rotte dai manganelli polizieschi; rispetto al poliziotto “caricato” da un gruppo di manifestanti che, pensando forse di essere più deciso degli altri, si era ben distanziato dalla sua squadra, per rincorrere e manganellare da solo i manifestanti. Già il giorno dopo lo abbiamo visto sorridente nelle foto ricordo con Meloni. Una degenza così breve per le due martellate, che, raccontano ha preso, dà la sensazione che abbiano usato un martello in gommapiuma.
Un governo troppo impegnato a ignorare proteste e indignazioni che arrivano da ogni parte, per i bassi salari. Mente ai quattro venti di averli aumentati più dell’inflazione, con l’abbassamento di un’aliquota Irpef, Forse rassicura i propri elettori, ma aumenta la rabbia di operai e assimilati, soprattutto la maggioranza di loro, sotto i 28 mila euro lordi annui, non hanno alcun beneficio e si sentono anche bellamente presi in giro. Non si tratta di “pochi violenti black bloc, ma della stragrande maggioranza di operai e lavoratori precari, che il governo, inerte anche sul carovita, ha condannato in condizioni di semi schiavitù, per assecondare spudoratamente i profitti delle banche, delle aziende, dei grandi marchi e degli evasori. Una marea di operai sfruttati che, non riconoscendosi nei partiti dell’opposizione parlamentare, non votano.
Meloni &C. sanno benissimo che non è per rassegnazione che disertano i seggi elettorali. La loro sopportazione potrebbe manifestarsi in tempi e forme inaspettate, non convenzionali. Perciò i governanti si illudono di blindare il proprio potere, sfornando un decreto sicurezza dietro l’altro, pensando di mettersi al riparo da proteste, rivolte ecc. ecc.
Sventolano un’occupazione cresciuta, ma insieme è dilagato il cosiddetto “lavoro povero”. Salari da fame con i quali non si arriva a fine mese pur lavorando. Anche l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, su dati Istat ammette che a fine del prossimo anno, 2027, le retribuzioni reali saranno ancora due punti sotto i livelli del 2021. Fermo restando l’attuale carovita che solo a gennaio 2026, ha visto il carrello della spesa salire dell’1% (10 volte tanto rispetto dicembre).
Anche togliere il pane a chi già ne ha poco, o fa la fila alla mensa dei poveri, equivale a dichiarare guerra a questi strati sociali. Il governo ne è maestro, quando ha cancellato il Rdc sostituendolo con l’Assegno di Inclusione (AdI) ha escluso 4 milioni di poveri. Ciò non impedisce a Meloni di “sbavare” sul suo “nuovo modello di protezione sociale”. In realtà non incide sulla povertà assoluta di 5,7 milioni di persone, il 9,8% della popolazione, e il 24% rispetto il totale degli occupati, compresi i 5 milioni di lavoratori autonomi. Sempre dai dati Inps, sarebbero 72mila i senza lavoro che hanno percepito l’assegno per Supporto di formazione lavoro (Sfl) mentre 156 mila “poveri sospesi” sono in attesa di lavoro.
Ora la Meloni potrebbe sfruttare l’uscita di Vannacci dalla Lega, “usandolo” come “mosca cocchiera” nel tentativo di raccogliere più consensi e rafforzare, anche in prospettiva, la politica della destra al governo. Bisognerà vedere se Vannacci uscendo dalla Lega, riecheggiando il mussoliniano: “seguitimi, anche voi mi amerete”, con la frase: “chi mi ama mi segua”, metterà in moto frange della destra più estrema, come queste si muoverebbero, o se risulterà irrilevante il loro peso.
I metalmeccanici che in 10 mila hanno fatto il blocco stradale; l’oceanica manifestazione di e per Askatasuna, hanno dimostrato la strada da seguire: nessun decreto sicurezza può fermare la lotta e la ribellione contro il governo.
Saluti Oxarvator.