NISCEMI: LA FRANA DELLA POLITICA

Ora, per giustizia sociale, bisogna requisire le case dei dirigenti politici locali e regionali, dei responsabili degli uffici tecnici e darle in comodato d’uso perpetuo a chi, per i loschi affari di questi signori, per la mancanza di ogni prevenzione, ha perso tutto a cominciare da una casa dove vivere.

Ora, per giustizia sociale, bisogna requisire le case dei dirigenti politici locali e regionali, dei responsabili degli uffici tecnici e darle in comodato d’uso perpetuo a chi, per i loschi affari di questi signori, per la mancanza di ogni prevenzione, ha perso tutto a cominciare da una casa dove vivere.

Caro Operai Contro, non bastano certo queste poche righe per mettere a nudo, cause e responsabilità della frana che il 26 gennaio 2026, ha travolto abitazioni comprese, circa 4 km della periferia di Niscemi, città situata con i suoi 25mila abitanti, sopra un altopiano alto oltre 300 metri, in Sicilia vicino a Caltanisetta.
Alcune cose però occorre dirle subito. Contro la fiumana di cose taciute, mistificazioni dei politici e dei loro reggicoda, che cercano di spacciare la tragedia di Niscemi, come un evento causato dal maltempo, dal “ciclone Harry”, dalla plurisecolare particolarità idrogeologica di quella zona. Nascondendo in questo modo, le responsabilità delle forze politiche che per decenni non hanno mosso un dito per evitare un disastro, della cui portata (oltre l’eloquenza delle immagini) riportiamo la dichiarazione del capo della protezione civile, F. Ciciliano: “Peggio del Vajont, in quel disastro con 2 mila vittime, la massa di terra franata è stata inferiore rispetto a quella della frana di Niscemi”.
Eppure tra gli oltre 1.500 evacuati molti con lo sgombero definitivo, qualcuno nel rimpiangere la propria casa sostiene che avesse pure i requisiti antisismici. Purtroppo invece, dalle immagini del precipizio tranciato di netto con le abitazioni a strapiombo, si vedono case costruite su terreni friabili.
Ma la potenza dell’inganno politico, che ha consentito di costruire in tali condizioni, aveva seminato la convinzione di abitare al sicuro, perfino dai terremoti!
In nessun decreto sicurezza varato negli oltre 3 anni del governo Meloni, vengono indicate nuove misure per i responsabili nelle istituzioni, che in spregio alle norme vigenti, rilasciano e hanno rilasciato concessioni edilizie, senza tener conto della sicurezza dell’edificabilità e abitabilità. Nessun decreto sicurezza indica nuovi estremi di punibilità, di questi signori responsabili, fra l’altro, di una, per fortuna, mancata strage ampiamente annunciata a Niscemi.
Meloni capo del governo, non può scaricare la colpa su chi c’era prima, perché in regione Sicilia c’erano i suoi amici e negli ultimi 25 anni, a parte la parentesi 2012-2017, ha sempre governato il centrodestra. Ed è stata Meloni a volere ministro della Protezione civile nel suo governo, proprio Nello Musumeci, presidente della regione Sicilia fino al 2022.
Lo stesso Musumeci che ora tenta lo scaricabarile sui sindaci che si sono avvicendati in questi quasi 30 anni, addossando loro la responsabilità, di non aver usato i fondi stanziati nel 1997, per monitorare il rischio frane.
Meloni arriva a Niscemi per una visita durata meno di un ora, promette denari per placare gli animi: “Non si ripeterà quanto accaduto nel 1997, saremo celeri” ha assicurato ai responsabili del comune.
Si riferisce al 1997 quando una frana colpì i quartieri Canalicchio e Santa Croce, con evacuazioni e demolizioni. La causa che ne seguì condotta dalla procura di Gela, si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati.
Al di là delle promesse, Meloni non va oltre i 100 milioni iniziali. Non si sbilancia sulle richieste da più parti che chiedono per Niscemi, l’utilizzo degli stanziamenti dei fondi per il ponte sullo stretto di Messina. Conta di usare gli aiuti Ue stanziati prima della frana.
Tocca a R. Schifani nuovo presidente della regione Sicilia, comunicare a Meloni che finora la stima dei danni “avrebbe toccato quota 2 miliardi di euro, tra infrastrutture da riparare e ristori per imprenditori, pescatori, commercianti, ristoratori, albergatori, e balneari delle zone costiere orientali che hanno perso tutto”.
Incredibile a dirsi! Ma si noti come nell’elenco di Schifani – fatta eccezione dei “pescatori”, sempre che non s’intendano come proprietari dell’imbarcazione – non ci sono gli operai, né i lavoratori dipendenti che hanno perso l’abitazione (di proprietà o in affitto) o saranno costretti a lasciarla; e quelli che hanno perso il lavoro, magari oltre l’abitazione.
Un ulteriore conferma che il vero “ciclone” quindi non è “Harry”, ma coloro che per decenni hanno governato e intrallazzato con il carrozzone elettorale dei voti. Hanno custodito l’insostenibilità di un sottosuolo inidoneo a costruirci sopra. I governanti di turno non sono intervenuti su ripetuti smottamenti, frane e allarmi verificatesi dal 1997 ad oggi, consentendo il prosieguo dell’edificabilità. All’occorrenza sanatorie di cui il governo Meloni, proprio nei giorni precedenti la frana di questo 26 gennaio, era in procinto di varare nel decreto Milleproroghe, un altro condono edilizio su tutto il territorio nazionale, per ora bloccato dalla “frana di Niscemi”. Fino quando?
Ogni giorno dal burrone si staccano “piccole” frane, trascinando altre case. La zona dei quartieri fantasma, tende a spingersi sempre più dal precipizio verso l’interno. La prossima frana è in via di formazione.
Saluti Oxervator.

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