A Rogoredo, Milano un nordafricano viene ucciso da un poliziotto. Prima ancora di indagare sui fatti arriva l’assoluzione. Era un drogato, spacciatore ecc… meritava di morire. Il governo lavora ad uno scudo penale che dà ai poliziotti la libertà di sparare senza nemmeno comparire come imputati.
Milano non è Minneapolis, eppure qui la polizia spara per strada e ammazza mentre svolge servizi antidroga. Dalle prime ricostruzioni sembrerebbe che diversi agenti di polizia, in borghese e in divisa, si trovassero in una nota zona di spaccio nel quartiere Rogoredo, quando durante una perquisizione vedono, a circa 20 metri di distanza da loro, un giovane (con una pistola, a salve). Uno di questi poliziotti, definito il più esperto, spara immediatamente “alla sagoma”, come egli stesso ha dichiarato. Da venti metri e con un numero ingente di altri poliziotti sul posto. Il suo avvocato dirà che non può esserci circostanza più chiara di questa per una legittima difesa. Ma di avvocati pronti a giustificarlo e assolverlo, il poliziotto ne ha trovati subito altri tra i politici che si sono affrettati a commentare la notizia.
Che la vittima fosse un nordafricano è rimbalzato sulle agenzie di stampa ancor prima che si facesse chiarezza su quanto accaduto. Una garanzia l’origine etnica, per un’immediata e certa discolpa mediatica del poliziotto che ha sparato. Era un nordafricano. Un morto che vale meno degli altri. Ma soprattutto uno che se l’è cercata sicuramente, uno che se lo meritava di essere ammazzato. Ed ecco la sentenza di assoluzione già confezionata da membri del governo e politici regionali: “era legittima difesa, dobbiamo tutelare le nostre forze dell’ordine. Per questo vogliamo un nuovo decreto sicurezza”, ha dichiarato il ministro Salvini. Sulla stessa linea il presidente della regione Lombardia, Fontana. Più tutele ai poliziotti.
E’ evidente che questo fatto di cronaca si presti a un perfetto uso strumentale per sdoganare la necessità di un nuovo decreto sicurezza. Anzi, sarà il pretesto per inasprirlo, come lascia presagire l’arrivo alla Camera di un nuovo disegno di legge per dotare i poliziotti di uno “scudo penale”. Ma che significa esattamente scudo penale?
La dinamica dei reati di omicidio è già regolamentata nel nostro ordinamento. Esiste la possibilità di dimostrare in giudizio che c’è stata una legittima difesa, in caso di minaccia reale per l’incolumità di chi ha poi, in risposta, sparato e ucciso. Lo scudo penale sarebbe solo la certificazione dell’impunità di cui andrebbero a beneficiare le forze dell’ordine che avrebbero la libertà di andare in giro a commettere omicidi senza doversi più preoccupare di dimostrare alcunché a propria discolpa. Opponendo poi, di fronte a qualsiasi tentativo giudiziario di indagarne la colpevolezza, uno scudo penale che li esenti da qualsiasi prova circa la dinamica dei fatti che si è consumata in un omicidio. Varrebbe anche per reati minori, ma non di minore importanza nella logica repressiva di uno Stato che deve tenere a bada tensioni sociali sempre più forti, in un quadro di sostanziale instabilità economica e politica.
Non che fino ad ora sulle forze di polizia siano fioccate condanne. Tutt’altro. Le torture e i pestaggi perpetrati nelle carceri e nei comandi di pubblica sicurezza, puntualmente insabbiati, diversi omicidi che sono rimasti senza responsabili (con la sola eccezione dell’omicidio Cucchi che ha trovato parzialmente giustizia dopo un’incredibile trafila giudiziaria), per non parlare degli abusi e delle violenze commesse durante le grandi manifestazioni (citiamo il G8 di Genova del 2001 come esempio più eclatante), ci ricordano che nel nostro paese le forze di polizia godono già di un’impunità di fatto. Ma fino ad ora pendeva su di loro il fastidio di sobbarcarsi un processo, di darsi da fare per creare depistaggi e annacquare le prove, di chiedere l’intercessione di qualche potente. Ora li si vuole sottrarre al fastidioso compito di cercare dei salvacondotti, assicurando loro un’impunità preventiva, sotto forza di legge.
Uno scudo penale che eleva le forze dell’ordine al rango di corpi speciali, soggetti a leggi speciali, che rappresenta anche un inedito negli ordinamenti giuridici democratici che abbiamo conosciuto recentemente. Corpi militari dello Stato che godrebbero di assoluta impunità e che possono arbitrariamente compiere le loro azioni repressive, criminali e violente, anteponendo la sola ragione della sicurezza e dell’ordine pubblico. Cosa ricorda da vicino questa idea che copre crimini e omicidi con il paravento dell’ideologia della sicurezza nazionale?
Milano non è ancora Minneapolis, eppure Trump ha scavato un solco che solletica tutte le destre sovraniste e nazionaliste. Dallo scudo penale all’istituzione di milizie speciali, paramilitari, reclutate tra le fila di mazzieri invasati, squadracce fasciste sguinzagliate all’occorrenza per perseguitare immigrati, o studenti rivoltosi, o operai in sciopero, il passo è breve. Del resto, potremo già saggiare un anticipo dell’efficacia di questi sistemi alle prossime olimpiadi invernali, dove sono attese le bande squadriste americane dell’ICE. Ed è certamente questa la linea futura che segnerà la fine degli ultimi orpelli dei sistemi democratici che la crisi capitalistica mondiale sta velocemente sgretolando per imporre sistemi politici e ordinamenti giuridici smaccatamente autoritari e fascisti, quelli con cui faremo i conti nei prossimi anni.
A. B.