“SIGNOR PADRONE, PER FAVORE …”

Il Consiglio regionale della Basilicata si è occupato di Stellantis, solito invito che non costa  niente e non impegna nessuno per la tutela e il rilancio dello stabilimento. Salva solo la faccia ai capi sindacali ed ai politici che hanno accettato ogni scelta dell’azienda pagata dagli operai con licenziamenti e intensificazione dello sfruttamento.

Il Consiglio regionale della Basilicata si è occupato di Stellantis, solito invito che non costa niente e non impegna nessuno per la tutela e il rilancio dello stabilimento. Salva solo la faccia ai capi sindacali ed ai politici che hanno accettato ogni scelta dell’azienda pagata dagli operai con licenziamenti e intensificazione dello sfruttamento.

Leggiamo nel comunicato unitario dei sindacati lucani del 15 gennaio scorso:
“Le organizzazioni sindacali FIM, FIOM, UILM e FISMIC valutano positivamente l’approvazione all’unanimità, da parte del Consiglio regionale della Basilicata, della risoluzione a tutela e rilancio dello stabilimento Stellantis di Melfi e dell’intera filiera dell’indotto automotive”. – Fanno finta di non sapere che lo stabilimento è già stato ridimensionato, gli operai ridotti di numero e in cassa integrazione a discriminazione.
“A Stellantis chiediamo responsabilità e coerenza: Melfi deve restare un sito produttivo centrale e garantire prospettive a migliaia di lavoratrici e lavoratori.
Al Governo chiediamo di assumere questa vertenza come priorità industriale nazionale, dando seguito agli impegni assunti e alle indicazioni emerse già il 5 dicembre.
La Basilicata ha dimostrato unità istituzionale. Ora serve continuità e lavoro comune tra istituzioni imprese e parti sociali per garantire industria, occupazione e sviluppo nella regione”. –
Non c’è stata una chiusura delle fabbriche evitata dal “lavoro comune” di queste istituzioni ma solo “il lavoro” per convincere gli operai a licenziarsi con la miseria degli ammortizzatori sociali.
Queste del comunicato sono le solite chiacchiere sulla reindustrializzazione dei rappresentanti sindacali dopo una riunione in consiglio regionale a Potenza.
Quando a Melfi si facevano centinaia di migliaia di auto all’anno, gli operai sono stati costretti a subire turni massacranti sulle linee e per quattro soldi di salario. Il sindacato non si è mosso per condizioni di lavoro migliori. Quando gruppi di operai hanno cercato di farlo, il sindacato tutto si è mobilitato per fermarli.
Quando le produzioni cominciavano a rallentare perché le auto si vendevano meno in un mercato in crisi, questi stessi sindacati, sempre servizievoli rispetto alle esigenze del padrone, hanno accettato di tenere a casa migliaia di operai in cassa integrazione e, nello stesso tempo, far lavorare in condizioni ancora peggiori quei pochi di cui il padrone aveva bisogno.
La lotta sindacale può avere più facilmente esiti positivi quando la produzione tira e gli operai si mobilitano, ma quando era possibile si è fatto di tutto per fermare gli operai.
Ora, la ricerca del profitto porta i padroni verso altri lidi, dove i mercati continuano a far vendere auto e dove i salari sono ancora più bassi. Sono abituati a sindacati sempre pronti a dire sì. Sono convinti che la forza operaia, che non è stata capace di esprimersi prima, ora abbia ancora meno possibilità con gli stabilimenti quasi fermi.
Allora i nostri sindacalisti si rivolgono come al solito ai politici per far vedere che qualcosa la fanno. I politici rispetto ai padroni non contano nulla. Sono la loro lunga mano e fanno quello che la classe che domina comanda loro di fare. Anche con le apparenti contrapposizioni della politica, dove ognuno gioca il suo ruolo, al governo e all’opposizione, nessuno di loro mette seriamente in discussione il diritto dei padroni di arricchirsi sulle spalle degli operai quando i mercati tirano, e il diritto di costringerli alla miseria della disoccupazione, quando le cose non vanno più bene. Quello che faranno sarà solo trovare il modo per far accettare agli operai questa situazione.
Cercheranno le “soluzioni” alternative, e ci metteranno un po’ di soldi che, per buona parte, andranno ancora nelle tasche dei padroni. Abbiamo esempi a centinaia di come vanno le cose quando gli operai non fanno sentire la loro forza e si affidano a sindacalisti e politici per risolvere i loro problemi. Ultimo esempio la Whirpool a Napoli.
Il padrone conosce solo la forza e fa sempre un ragionamento economico: “mi conviene di più tenere uno stabilimento aperto che non mi fa guadagnare più tanto quanto guadagnavo prima? O dover affrontare l’alto prezzo di una rivolta operaia?
Delle chiacchiere di sindacalisti e politici se la ride. Tutte le mozioni “all’unanimità” non lo costringeranno a tenere gli stabilimenti aperti, a bloccare i licenziamenti. Solo la forza operaia che si scatena può farlo.
F. R.

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