TEMPI NUOVI

Se per i padroni e i loro governi  è giustificato l’uso aperto della forza per difendere i propri interessi, per quale ragione i poveri, gli schiavi a salario non dovrebbero sfruttare l’occasione per organizzare la difesa dei loro interessi con la forza di una rivoluzione?

Se per i padroni e i loro governi è giustificato l’uso aperto della forza per difendere i propri interessi, per quale ragione i poveri, gli schiavi a salario non dovrebbero sfruttare l’occasione per organizzare la difesa dei loro interessi con la forza di una rivoluzione?

Ci dicevano che ormai l’ordine mondiale era assicurato. Le regole internazionali avrebbero mitigato eventuali attriti tra nazioni ed evitato conflitti militari. Alla base di tutto, l’equilibrio ormai consolidato dell’economia mondiale capitalistica che, dopo il fallimento dell’Unione sovietica, era stata dichiarata “l’unica possibile” per l’intera umanità.
Ci hanno bombardato con queste mistificazioni per decenni.
Purtroppo per loro, però, il Capitale è una bestia feroce che non si può domare. Ciclicamente, dopo un periodo di ripresa, dopo l’ultima crisi, e un periodo di grande espansione dove i profitti aumentano massicciamente e qualche briciola in più viene elargita alle classi basse e per gli operai aumenta la possibilità di lavorare, il nostro sistema, “unico possibile”, va di nuovo in blocco.
I profitti calano, i mercati sono intasati di merci invendute, non si investe più, molte fabbriche chiudono, aumenta la disoccupazione, calano i salari, aumenta la miseria, i padroni ridiventano nazionalisti per difendere i loro affari, i concorrenti stranieri diventano nemici da fermare, si applica per l’ennesima volta il protezionismo per fermare con i dazi le merci più a buon mercato degli avversari. In una spirale che spinge verso la guerra aperta, non più solo commerciale, ma militare. E dopo la distruzione, la ricostruzione. Gli affari riprendono. Il mondo che è rimasto senza merci viene di nuovo da esse inondato. Tutto quello che la guerra ha distrutto deve essere ricostruito per la goduria dei padroni che riprendono ad arricchirsi.
C’è voluto poco per dimenticare la seconda guerra mondiale e le cause reali che l’hanno determinata: la crisi economica generale degli anni venti del secolo scorso che vide la sua espressione iconica nella crisi borsistica di Wall Street nel 1929.
Oggi siamo di nuovo a quel punto.
Nelle crisi servono governi forti. Le decisioni che la classe dominante, i padroni, impongono, devono essere prese velocemente e senza indecisioni. I governi, gli “esecutivi”, non possono perdere eccessivo tempo con i “dibattiti democratici” nei parlamenti. Tutto il vecchio ciarpame democratico viene messo in cantina, in attesa di tempi migliori in cui potrà di nuovo essere utilizzato.
Un esecutivo forte ha bisogno di un capo. Di un individuo particolare che in quel determinato periodo storico rispecchi quello di cui i borghesi hanno bisogno: carisma, determinazione, essenzialità, popolarità. La cosa strana di questi servi del capitale è che presentano sempre un lato comico pur essendo portatori di tragedie per l’umanità.
Guardando le pose assurde di un Mussolini in pubblico, o l’isteria di Hitler nei comizi, viene da ridere.
Oggi è iniziato lo stesso spettacolo. Gli anni venti del duemila hanno preso il posto degli anni venti del novecento. Crisi economica, miseria, disoccupazione, protezionismo, guerra.
Di nuovo il tentativo dei padroni di costruire “esecutivi” forti. La democrazia ha fatto il suo tempo. I Parlamenti e i loro poteri devono essere ridimensionati. La stessa farsa dell’indipendenza e separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario va messa all’angolo. E di nuovo pagliacci al potere.
Trump è per ora l’esempio più eclatante.
Noi italici dobbiamo ancora accontentarci della “popolana” della Garbatella.
F. R.

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