IL CAPITALISMO HA GETTATO LA MASCHERA

Riflessioni sulle ultime vicende internazionali.

Riflessioni sulle ultime vicende internazionali.

PREMESSA
Le ultime vicende internazionali hanno tolto il velo di ipocrisia sul nostro mondo e sul sistema economico che governa il mondo, il capitalismo. Finora ci hanno fatto sempre fatto credere che l’occidente rappresentava il baluardo dei valori supremi dell’umanità, in contrapposizione con il resto del mondo – dicevano – in cui non sempre c’è la democrazia, la libertà di espressione, il rispetto generale dei diritti umani. Non solo, il nostro sistema economico ha permesso, e permette, condizioni e tenori di vita non sempre permessi nei paesi meno fortunati. Nascondendo che le migliori condizioni economiche le pagavano proprio quei paesi. Chiaramente da decenni non è possibile, di fatto, mettere in discussione le basi del capitalismo e al massimo è concesso, illudendoci, di proporre il perfezionamento di questo sistema socio economico. L’unico possibile, sostengono, perché gli altri sistemi sono falliti.
Come risultato la produzione finalizzata al profitto e ai valori di scambio è l’unica attuata, ed è questo che sta portando al disastro attuale.

IL CAPITALISMO GENERA L’IMPERIALISMO
Allora bisogna ripassare come funziona il capitalismo, associato al sistema di produzione lineare: le materie prime vengono trasformate, attraverso il plus lavoro degli operai, lavoro non pagato, in merci che vengono vendute e da ciò si estrae il profitto che sorregge il sistema. Quando le merci non si utilizzano più vengono buttate e si generano i rifiuti. Il sistema persegue un solo, unico obiettivo, produrre profitti, non ci sono altri fini, il soddisfacimento dei bisogni è sempre subordinato alla produzione di profitti attraverso lo sfruttamento della forza lavoro operaia impiegata nel produrre merci, per questo è necessario produrre sempre più merci, facendo durare i manufatti il meno possibile (obsolescenza programmata) oppure stimolando nuovi bisogni, per produrre nuove merci atte a soddisfarli. Per massimizzare il profitto è necessario acquistare le materie prime al prezzo più basso possibile e ridurre al massimo il costo della forza lavoro, riducendo i salari al minimo possibile. Purtroppo, in alcune condizioni, le materie prime non sono disponibili nei paesi dove avvengono le trasformazioni, ecco che allora le nazioni capitalistiche più avanzate, imperialiste, assieme all’esportazione di capitali, allo sfruttamento finanziario, ai sovraprofitti, agiscono sul mercato mondiale per impadronirsi delle risorse di altre nazioni attraverso la loro sottomissione economica e politica. Per l’imperialismo, l’importante è appropriarsi delle risorse dei paesi assoggettati con prezzi più bassi possibile. In passato, con il colonialismo, ciò avveniva attraverso l’occupazione diretta dei paesi da assoggettare, adesso avviene indirettamente, utilizzando le sovrastrutture al servizio del capitale, come il Fondo Monetario Internazionale, che ha avuto lo scopo di assoggettare, attraverso l’indebitamento, le nazioni più deboli. Oppure si mettono a capo di suddette nazioni politici di comodo per servire gli interessi degli imperialismi.

TUTTI GLI IMPERIALISMI GENERANO GUERRE
Le guerre sono necessarie per sostenere il sistema: quando le merci non si riescono a vendere, con le crisi di sovrapproduzione, si rende necessario distruggere per ricostruire, per stimolare l’edilizia, da sempre motore dell’economia. Una volta ho letto delle dichiarazioni di alcuni economisti, di quelli che reggono i fili, dichiarare: “le guerre sono necessarie, riducono la popolazione, soprattutto quella passiva, rilanciano l’economia e quindi servono a superare le crisi. Allo scopo sono più utili le guerre locali ma continue: non si creano sconvolgimenti eccessivi ma assolvono allo scopo”. I lettori mi perdoneranno che non posso indicare le fonti, sul web le notizie spesso sono fugaci, ma questa dichiarazione mi è rimasta impressa. Sta di fatto che da un po’ di tempo a questa parte la diplomazia assume nuove forme e tutte le controversie internazionali sfociano in conflitti, un caso? Le ragioni dei conflitti tra nazioni, o tra imperialismi, è sempre di natura economica, per accaparrarsi risorse, vie di comunicazioni, nuovi mercati, sostenere le industrie delle armi o stimolare l’edilizia con le ricostruzioni. Chiaramente le vere ragioni sono sottaciute, ai popoli si indicano altre ragioni che hanno fatto scoppiare una guerra, si indica una causa scatenante e tutti gli antefatti vengono nascosti. Ciò è comprensibile, chi andrebbe a combattere, uccidere e morire se sapesse che una guerra è scoppiata per accaparrarsi delle risorse o per altri motivi di natura economica. Dopo la seconda guerra mondiale, in teoria, è stato istituito il diritto internazionale, con leggi e relative punizioni per chi non lo avesse rispettato. Si fondava su un accordo di spartizione del mondo fra i paesi imperialisti più forti, accordi che la stessa crisi economica mondiale ha ridotto a carta straccia, così le nazioni imperialiste che le hanno maggiormente violate, come gli USA o Israele, non sono stati mai veramente sanzionati: come possono funzionare delle leggi se per alcuni non vengono applicate? Liberi tutti vale la forza, nel tentativo di spartirsi nuovamente il mondo.

IL PROFITTO SI NUTRE ANCHE DALLA MORTE DELLE PERSONE
Questa lunga premessa serve per comprendere le vicende attuali: il capitalismo attraversa una crisi di sovrapproduzione, le merci non si riescono a vendere, si stanno cercando nuove vie produttive ma per questo ci vogliono nuove materie prime, principalmente terre rare, presenti solo in alcune parti del mondo. Finora le sovrapproduzioni sono state superate con la distruzione di merci e capitali, con lo stimolo di nuovi bisogni e la relativa produzione di nuovi beni in grado di soddisfarli. Adesso ciò non basta più, tutti i settori produttivi sono in sofferenza, l’unica speranza è l’intelligenza artificiale da inserire in tanti prodotti elettronici, ma c’è un problema, richiede per la sua gestione una quantità spropositata di energia e di nuove materie prime. Per l’Europa, forse, la situazione è ancora più complessa: non ha materie prime, ha delocalizzato in modo esasperato le proprie imprese, per sostenere i profitti, e dipende dagli USA totalmente per le nuove tecnologie. La possibilità concreta della guerra che noi chiamiamo imperialista fra le nazioni più potenti del mondo, che in Europa si è palesata con l’aggressione dell’imperialismo russo all’Ucraina, li spinge ad imboccare la riconversione nell’industria delle armi, servirebbe loro anche per superare la crisi dell’auto. E questo, visto i conflitti diffusi sta dando i suoi frutti: sembra che la multinazionale italiana Leonardo abbia aumentato di sette volte il valore delle sue azioni; c’è chi si è arricchito a dismisura sulla morte e sofferenza di migliaia di persone.
Per finanziare questo riarmo mondiale si è ridotto della metà i finanziamenti per combattere la fame del mondo, ma anche le ONG che si occupano del settore; tante persone in più moriranno di fame, ma il profitto è più importante!

LA FINE DEI VALORI
In verità i tanto decantati valori della cosiddetta civiltà del capitalismo stanno crollando come un castello di sabbia: la libertà di espressione viene sempre più limitata, il giornalismo non irreggimentato è quasi inesistente, gli spazi democratici che per gli schiavi operai sono sempre stati una illusione si stanno riducendo sempre più anche per la piccola e media borghesia che nella forma democratica dello stato dei ricchi ha coltivato i suoi piccoli privilegi di libertà. La democrazia è sempre più una formalità e vi è un controllo pressoché totale delle notizie per cui non si conosce mai realmente la verità e la realtà oggettiva. Infine non è garantito uno stato di diritto dei popoli e delle nazioni. Intanto, nel mondo il riscaldamento climatico sta provocando danni indicibili, con eventi estremi non prevedibili, ma l’un percento dei più ricchi del pianeta inquina quanto tutto il resto della popolazione mondiale; in tutti gli ecosistemi le microplastiche e le nano plastiche entrano nelle catene alimentari con conseguenze inimmaginabili; fra pochi anni si prevede una esplosione di casi di tumori al disotto dei 50 anni. Tutto questo come effetto collaterale allo sfruttamento diretto in ogni maledetto luogo di lavoro di milioni di operai in ogni parte del mondo per sostenere il profitto.
Pietro Demarco

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