MORTI SUL LAVORO? “NON HANNO FATTO ASSOLUTAMENTE NULLA”.

Così risponde la mamma di Luana intervistata dal Corriere della Sera. Si riferisce alla situazione in tutto il paese dove gli operai muoiono schiacciati dalla fame di profitto dei loro padroni e nessuno paga per questi veri e propri assassini.

Così risponde la mamma di Luana intervistata dal Corriere della Sera. Si riferisce alla situazione in tutto il paese dove gli operai muoiono schiacciati dalla fame di profitto dei loro padroni e nessuno paga per questi veri e propri assassini.

Caro Operai Contro, anche Pape Mamour 22 anni, come Luana 5 anni fa, stritolato da un macchinario, adibito a produrre in modo ossessivo e senza tener conto del rischio infortuni, compresi quelli mortali.

Luana operaia e ragazza madre in Toscana, Mamour immigrato senegalese, operaio di giorno in una fabbrica veneta, studente la sera al Centro per l’istruzione degli adulti (Cpia) nel suo paese aveva frequentato l’università. Luoghi e macchinari diversi, ma uguale il risultato: operai uccisi per massimizzare la resa produttiva.

Pape Mamour “ è rimasto incastrato all’interno del cilindro del macchinario, morendo sul colpo a causa delle lesioni riportate”. Prendendo atto che quella padovana è la provincia veneta con più morti sul lavoro, il presidente della regione veneta, Alberto Stefani, non perde occasione per la solita trombonata: “…da parte dall’ente che rappresento garantisco il massimo impegno per potenziare ulteriormente gli strumenti di prevenzione e formazione: la sicurezza sul lavoro non può essere un’opzione, bensì la regola”. Invece di dire cosa non ha fatto finora la regione Veneto per fermare le morti sul lavoro, il presidente ne approfitta per la classica sparata propagandistica.

Alle inconcludenti misure del governo Meloni per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, si sommano gli appalti a cascata varati dallo stesso governo, che da un subappalto all’altro, rendono ad ogni passaggio, più precarie le condizioni di lavoro e più bassi i salari.

L’Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro, fornisce il triste primato del Veneto che svetta ai vertici di questa tragica classifica: con 28 decessi sui luoghi di lavoro. Sono soprattutto immigrati che come nel resto del Paese, affollano le prime file dei lavori più pericolosi, spesso privi delle necessarie protezioni. Sono i numeri a dirlo: nel 2025, in Veneto, sono stati 35 i lavoratori immigrati a perdere la vita; nel 2026, siamo già a quota 5.

I dati nazionali al 31 marzo 2026 rilevano nel primo trimestre dell’anno: 231 morti registrati direttamente sui luoghi di lavoro. 289 morti totali, se si includono i decessi “in itinere” (durante il tragitto casa-lavoro). Rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando le morti sui luoghi di lavoro erano 244), si registra una flessione del 5,3%. Tuttavia, questo dato non deve trarre in inganno: il 2025 è stato l’anno più nefasto degli ultimi 19 anni di monitoraggio dell’Osservatorio di Bologna, un picco di tragicità che rende episodico anche un piccolo calo.

Intervistata dal Corriere della sera, dopo la morte di Pape Mamour, così risponde la mamma di Luana: “Mia figlia lavorava all’orditoio da due anni. Ha rischiato la vita tutti i giorni perché non c’erano misure di sicurezza adeguate. Questo è uno scandalo”. Poi riferendosi alla situazione in tutto il Paese prosegue: “non hanno fatto assolutamente nulla. Solo tante parole. E’ ovvio che dei ragazzi continuino a morire in questo modo orribile”.

Alla precisa domanda: “Lei è molto delusa per come è andato il processo”? La mamma di Luana risponde così: “Tantissimo. Il manutentore è stato assolto con formula piena. Mentre i titolari hanno patteggiato: 2 anni e 1 anno e 6 mesi. Con condizionale e pena sospesa, non hanno fatto un giorno di galera…io gli avrei dato l’ergastolo. Avrei voluto una pena esemplare perché non succeda più”.

Riguardo la causa per il risarcimento che deve ancora cominciare, la mamma di Luana commenta: “L’Italia si basa solo sui risarcimenti, Mi fa schifo ma funziona così”.

Portare a casa la pelle ad ogni fine turno, per gli operai è una guerra quotidiana, nei posti di lavoro, in fabbrica, sui cantieri ecc. Una guerra che richiede vigilanza e posizionamento collettivo, per coprirsi le spalle a vicenda, quando il padrone o chi per esso, vuole imporre lavori o mansioni i cui margini di sicurezza non sono convincenti o palesemente inesistenti.

Saluti Oxervator.

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