Comunichiamo ai lettori del giornale e a tutti quelli che ci seguono su Facebook che ieri Mario ci ha lasciato. Un cattivo tumore nel giro di tre mesi se l’è preso. È vero che la morte è un processo naturale. È vero che l’uscita di scena di qualcuno che ci è particolarmente caro ci addolora per un po’, ma per Mario è tutto differente. Se ne è andato un combattente della causa operaia, non ricostruiremo qui le strade teoriche e politiche che ci fecero incontrare tanti anni fa, quello che sappiamo è che lui con altri pochi compagni del Lazio e di Roma iniziarono a collaborare con Operai Contro allora rivista cartacea e ad intervenire nelle lotte delle fabbriche della zona. Mario si rese interprete di un giudizio sulla società come società divisa in classi, con una classe ancora in stato di schiavitù che doveva intraprendere un suo processo di emancipazione. Allora e come ancora oggi si possono contare sulle dita di una mano quelli che sono giunti faticosamente a questa comprensione della società e della storia ed hanno messo a disposizione della lotta di liberazione degli schiavi moderni tutta la loro vita. Mario è stato uno di questi. Non solo ha collaborato alla stesura del giornale, non solo ha gestito le pagine telematiche ma ha instaurato rapporti diretti con alcuni operai delle fabbriche del centro Italia curando ogni loro passo verso un’azione indipendente dai loro padroni e dai sindacalisti che tante volte ha denunciato come compromessi con le aziende. Mario, per una serie di esperienze della vita, conosceva bene la lingua inglese e ha usato questa conoscenza per la ricerca in ogni parte del mondo dell’insorgenza operaia ovunque si manifestasse, sono suoi i resoconti delle lotte negli USA, in INDIA, in America Latina. La scomparsa di un uomo di questa fattura non è solo una perdita umana, è una perdita per la classe che ha voluto rappresentare, per il suo movimento di emancipazione. Per questo troverà il suo posto nel grande cuore della classe operaia. Noi sappiamo che quando il partito operaio, oggi composizione informale, si imporrà a tutta la società con la sua forte organizzazione a Mario sarà concessa una delle prime tessere ad honorem. Con questo impegno lo salutiamo.
La redazione di Operai Contro.
Un ricordo di Mario da un compagno di Napoli
Il dolore che provo oggi si rafforza per averlo conosciuto solo negli ultimi anni. Ogni confronto che ho avuto con lui mi ha lasciato qualcosa che ha saputo plasmare l’uomo e il militante. Darei tutto via adesso per avere ancora una sua parola su qualsiasi argomento. Dal cinema alla letteratura, le due passioni che avevamo in comune. Ci scambiavamo messaggi pure a notte fonda per suggerirci un titolo e un commento. Avevo scoperto un’intesa come quella che si prova parlando ad un fratello che di te sa tutto perché ti somiglia maledettamente. O almeno, io speravo di somigliargli. Perché lui era più giovane di tutti i giovani che mi girano intorno. Una testa sempre lucida, uno sguardo chirurgico sul mondo e sulle classi. E quella voglia di tenere sempre i pugni ben chiusi in ogni momento. Ricordo quando ad una manifestazione stavamo bivaccando su una panchina e prendemmo a parlare con un tizio che diceva di essere preoccupato delle possibili violenze di “questi delle seconde generazioni”. Mario cambiò subito atteggiamento, se fino a quel momento si era mostrato interessato al dialogo, lo liquidò poi con un bruciante “speriamo che i ragazzi di seconda generazione ci facciano vedere quelli che i loro predecessori non hanno saputo fare e che si prendano il loro futuro”. Arrabbiatissimo, arrotolò la carta del panino e se ne andò. Lui era questo: non vedevi ciò che non era. Pane al pane, vino al vino. Genuino, integerrimo nella difesa delle sue idee, fino a farsi detestare da chi doveva detestarlo. Anche di passaggio, su una panchina anonima, se era il caso. Ha insistito tanto perché lo seguissi almeno una volta in una delle sue avventure sui monti. Non gli ho dato questa soddisfazione. E del resto questo ci separa, lui gigante poteva svettare, io pischello rimango a terra. Mi mancherà tutto di lui. Ma non mi mancherà ogni volta che dovrò pensare, e parlare, e scrivere, ogni volta che dovrò calare me stesso nella società e nelle lotte della società. Perché penserò sempre cosa mi avrebbe detto Mario, cosa mi avrebbe suggerito, quale percorso avremmo seguito. Mario se ne va da questo mondo dopo aver fatto di tutto perché diventasse un mondo giusto, senza più poveri e ricchi, senza padroni e operai, senza nessuna forma di sfruttamento. Sapendo che tutto va fatto qui e adesso, per tempo. Mario per me un fratello, un compagno, una guida.
A.B.