Il governo italiano non ha detto una parola per i palestinesi massacrati, ha condannato il movimento dei ProPal contro il genocidio accusando tutti di antisemitismo ed ora che il governo israeliano nella sua fame di dominio impedisce una funzione religiosa ai preti cristiani starnazza per l’affronto.
Caro Operai Contro, l’esito del referendum ha lasciato l’attricetta senza un copione.
Da una settimana l’informazione filogovernativa, cerca vanamente di alleggerire la pressione precipitata su un governo, uscito come un pugile suonato dal referendum. Non sa se gettare la spugna chiedendo elezioni anticipate, o cercare di arrivare comunque a fine incontro.
In entrambi i casi gli incubi di un NO di tali proporzioni, aleggia su di loro, e la mina vagante dell’astensionismo, che potrebbe sgambettare il loro sogno di rivincere le elezioni politiche tra un anno, li fa sobbalzare di notte.
Meloni non riferisce in parlamento come esige il ruolo che ricopre. Prima l’apparizione con un video selfie, poi i social e dopo una settimana interviene per “l’affronto” di Israele che ha impedito al cardinale Pizzaballa, l’accesso al Santo Sepolcro, “negando la libertà di culto a Gerusalemme”. Per questo il governo italiano ha contestato quello israeliano, e Tajani ha convocato l’ambasciatore.
Nuova linfa per il coro dei tromboni come M. Sechi direttore di “Libero”, che il martedì dopo il referendum non digerendone l’esito, ha vomitato il suo razzismo misto a discriminazione, attribuendo la vittoria del NO ai “ceti improduttivi del meridione” e “all’Italia assistita attaccata come la cozza di Giovanni Verga, allo scoglio del reddito senza lavoro e alle pensioni di invalidità”, come se non bastasse, ai “giovani coltivati nelle scuole, nelle università, con la propaganda pro-pal, il pacifismo parolaio, e l’antisemitismo”.
Quella di Sechi è una vecchia ideologia molto pericolosa, che Sechi maschera avvalendosi di una serie di luoghi comuni, (come le frasi citate) per dare addosso – facendogliene loro una colpa – a quanti non trovano lavoro, a cassaintegrati e disoccupati espulsi dai processi di deindustrializzazione, perfino agli invalidi, in poche parole ai poveri e meno abbienti, mettendoli sul banco dei “colpevoli”, dopo essere stati emarginati da questo stesso sistema sociale.
Ora le “anime belle” del governo s’indignano e protestano per la libertà di culto a Gerusalemme. Non si sono indignati e neanche hanno protestato, quando gli Usa hanno attaccato l’Iran, anzi Meloni disse: “Non condanno né condivido, non ho elementi per prendere una posizione”.
In realtà il governo Meloni non ha mai preso posizione, né mosso un dito, contro le guerre di Trump e Netanyahu. Mai condannato il massacro dei palestinesi a Gaza. Né l’azione criminale dei coloni che cacciano, uccidono i palestinesi per impossessarsi delle loro case.
Per tutto questo il governo italiano non si indigna, non condanna, non si attiva per fermare i massacri dell’esercito israeliano, dalla Cisgiordania al Libano, e dell’esercito Usa ormai da un mese sull’Iran e nell’area del golfo.
Con il naso nel culo di Trump, i “melones” finalmente possono distinguersi da Netanyahu, reclamando la libertà di culto a Gerusalemme. Così potranno incaricare il cardinale Pizzaballa, di benedire i massacri di cui sono complici.
Saluti Oxervator.