ALL’EX ILVA DI TARANTO GLI OPERAI VENGONO MANDATI ALLO SBARAGLIO!

Tutti lo sanno, tutti piangono lacrime di coccodrillo, nessuno di fatto interviene. Lo sciopero, una formalità fino al prossimo infortunio mortale. Se gli operai non reagiscono con rabbia e determinazione, per impressionare tutti i responsabili di questo massacro, non cambierà nulla.

Tutti lo sanno, tutti piangono lacrime di coccodrillo, nessuno di fatto interviene. Lo sciopero, una formalità fino al prossimo infortunio mortale. Se gli operai non reagiscono con rabbia e determinazione, per impressionare tutti i responsabili di questo massacro, non cambierà nulla.

Un altro operaio, Loris Costantino, è morto sfracellandosi al suolo per il cedimento di una passerella il cui piano di calpestio era costituito da una griglia metallica logora e sbrindellata. Due morti in meno di due mesi dimostrano che per lo stato borghese, che attualmente gestisce la fabbrica, e per la sua dirigenza interna la vita degli operai non ha alcun valore

Dopo Claudio Salamida, Loris Costantino! Non sono passati due mesi dalla morte di Claudio che nello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto è morto un altro operaio, Loris. Esattamente con le stesse modalità. Loris, operaio della ditta d’appalto Gea Power, è precipitato al suolo da un’altezza di oltre 10 metri, mentre lavorava nel Reparto Agglomerato alla pulizia di un nastro trasportatore fermo dal 2017 che Acciaierie d’Italia era intenzionata a rimettere in funzione. È caduto per la rottura e il cedimento di una passerella il cui piano di calpestio era costituito da una griglia metallica logora e sbrindellata. Si è sfracellato a terra riportando un politrauma con grave interessamento toraco-addominale, che ne ha causato la morte. Come Claudio, 47 anni, aveva lasciato moglie e un figlio di 3 anni, così Loris, 36 anni, lascia moglie e due bambini di 3 e 7 anni. Bisogna dire anche questo, perché, quando un operaio muore, con lui muore anche la sua famiglia!

La successione così rapida di due eventi mortali non è casuale. Gli operai, tutti gli operai, sia i dipendenti diretti di Acciaierie d’Italia sia quelli delle imprese dell’appalto, sono costretti a lavorare in condizioni estremamente rischiose, letteralmente mandati allo sbaraglio in una fabbrica che è ridotta a un cumulo di ferraglie, fra polveri e detriti di ogni genere, dove manutenzione, ordinaria e straordinaria, non si fa da anni, nella quale davanti a ogni passo può nascondersi una trappola mortale. Basta osservare, anche in maniera superficiale, la passerella con griglia logora e vecchia su cui Loris è stato costretto a camminare quando è precipitato per rendersi conto del reale stato dei luoghi interni alla fabbrica. Che quella fabbrica sparga veleni e morte sulla città di Taranto e soprattutto sui quartieri popolari e operai prossimi a essa è noto, che agli operai provochi morti e infortuni e malattie professionali è meno noto, perché di operai non si parla o si parla poco, ma è proprio la loro gravissima condizione, non solo a contatto continuo con fonti e materiali inquinanti ma anche a rischio continuo di infortunio e morte, la naturale premessa per l’inquinamento cittadino.

Le condizioni disastrose interne alla fabbrica erano già note e denunciate da tempo. «Siamo nell’agglomerato dell’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, impianti fatiscenti che perdono materiale ovunque, anche quelli inquinanti con la diossina che sono già cotti in agglomerato, Loris lavorava qui alle pulizie di questo inferno formato da ferraglia e polveri». Lo scrive in un comunicato Luciano Manna del sito di informazione indipendente VeraLeaks, parlando di alcuni video «del 2021, 2022 e oltre, che sono stati depositati da VeraLeaks in Procura a mezzo denuncia penale nel 2023 e nel 2024: come mai non si è mosso nessuno? Come ha fatto l’organo della Asl, lo Spesal, a non fermare questi impianti in queste condizioni? Oggi è morto un operaio. Chi è, e chi sono i responsabili?».

Se le condizioni della fabbrica sono note da anni come estremamente rischiose per gli operai, perché i dirigenti a vario livello di ArcelorMittal, allora proprietaria della fabbrica tarantina, non si sono attivati? Perché gli organi statali a diverso livello, anche governativo, visto che negli ultimi anni lo stato italiano prima ha compartecipato la proprietà con ArcelorMittal e poi ne ha assunto la gestione completa sotto forma di commissariamento, non si sono mobilitati?

Quanto vale la vita di un operaio? Meno di poche migliaia di euro necessari per sostituire una griglia consunta dall’uso e dal tempo. Cioè niente! Che la manutenzione non venga compiuta non è solo una mancanza di attenzione, è una scelta premeditata per risparmiare sulla pelle degli operai. Tanto, se qualcuno si fa male, nessuno paga. Per la morte di Loris il magistrato ha iscritto nel registro degli indagati dieci persone con l’ipotesi di cooperazione in omicidio colposo: sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia e quattro della Gea Power. Ma nessuno finirà dentro. Per loro solo una ipotesi di reato, come se Loris non fosse morto. E poi di che cosa? Di omicidio colposo! L’omicidio colposo è un reato in cui si causa la morte di una persona per colpa – negligenza, imprudenza, imperizia o violazione di norme – ma senza intenzione!!! Negli ultimi 14 anni sono morti ben 11 operai nell’ex Ilva di Taranto: nessun alto dirigente è stato condannato, in molti casi non si è ancora celebrato il processo di primo grado!

A questo punto lo sciopero d’ordinanza di appena 24 ore proclamato da Fim, Fim e Uilm, la piena collaborazione ribadita da Acciaierie d’Italia con le autorità competenti, le dichiarazioni del sindaco di Taranto che parla di “notizia insopportabile” e che “non si può più andare avanti così” perché “l’impianto è ormai obsoleto”, il cordoglio espresso ai congiunti dal presidente della Regione Puglia Decaro, il compianto dell’arcivescovo Miniero, si rivelano per quello che sono: atti burocratici che, senza metterlo in discussione, legittimano questo massacro preannunciato. Per gli operai sono ben altre le strade da seguire per liberarsi dalla schiavitù salariata, unica e vera causa delle condizioni mortali in cui sono costretti a lavorare ogni giorno.

L.R.

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