La Corte di Cassazione è intervenuta sui salari miserabili da 3 euro all’ora. Ha definito un “salario minimo costituzionale” ma la sentenza lascia ampi spazi di interpretazione. Il governo Meloni si servì del Cnel, con a capo Brunetta, per bloccare il salario minimo garantito per legge e va per la sua strada.
Caro Operai Contro, tra qualche giorno marzo 2026, come previsto dalla legge di Bilancio 2026, abbassando di 2 punti la seconda aliquota Irpef (da 35 a 33%) aumenteranno di pochi euro mensili, gli stipendi (e le pensioni) a partire dai 28 mila euro annui, per arrivare ai 37 euro netti per 13 mensilità, ai redditi di 50 mila euro. Oltre gli arretrati di gennaio e febbraio ed eventuali conguagli.
Già ai 28 mila euro annui, pari a 2.154 euro lordi per 13 mensilità, non arriva la stragrande maggioranza di operai e assimilati. I quali, al netto delle prestazioni Inps, quali cassa integrazione, malattia, maternità, non arrivano ad un salario medio di 18,4 mila euro annui, pari a 1.145 euro lordi per 13 mensilità.
Per operai e assimilati l’unico aumento è la demagogica propaganda del governo Meloni, che fa “aumentare i salari più dell’inflazione”, citando un trimestre del 2025, come se questo colmasse la voragine creatasi negli ultimi anni nel potere d’acquisto.
La discesa del salario reale, oggi meno 10% rispetto il 2019, frutto di una inadeguata condotta sindacale, rinunciataria e frammentata, ha consentito ai padroni di tenere i salari bassi. La lotta risoluta e collettiva, rimane la strada per puntare a reali aumenti salariali. Altre mazzate ai salari sono arrivate dai governi di turno, inerti di fronte al carovita ed in ciò, corresponsabili.
Mentre il salario in Italia diventava il fanalino di coda in Europa, la Ue a novembre 2022 (un mese dopo l’insediamento del governo Meloni) con una sua direttiva invitava (senza obbligo) ogni suo Stato membro a introdurre un salario minimo legale. Allo scopo di impedire buste paga sotto un dato livello, la dove gli operai non possono contare su un sostanzioso CCNL di riferimento.
Il governo Meloni ignora la direttiva Ue. Poi pressato da una proposta dell’opposizione parlamentare, (esclusa Italia Viva) si serve del Cnel con a capo Brunetta, che il 12 ottobre 2023, boccia e affossa l’introduzione del salario minimo legale.
Una decisione questa che suona anche come uno schiaffo, alla Corte di Cassazione che solo 10 giorni prima, il 2 e il 4 ottobre, con 6 sentenze, a seguito dell’udienza del 14 settembre, definiva i contenuti di un “salario minimo costituzionale” e le circostanze dove può essere applicato. Con le solite scappatoie legali per chi non ha intenzione di applicarlo. Il governo Meloni naturalmente non ha tenuto conto delle 6 sentenze della Cassazione, perché ritiene la “magistratura politicizzata”? O perché amico di padroni e padroncini che pagano gli operai 3 euro l’ora?
Sembrerebbe più la seconda ipotesi. Altrimenti perché il governo Meloni avrebbe fatto ricorso contro la regione Puglia e la regione Toscana che entrambe avevano deliberato l’adozione di un salario minimo di 9 euro l’ora negli appalti pubblici? Per quali motivi se non per tener “buona” una certa “imprenditoria?
Peccato per Meloni che i ricorsi contro le 2 regioni, siano stati respinti dalla solita “magistratura politicizzata”.
L’intervento dei magistrati della Cassazione, con 6 sentenze stabiliva che: dove la retribuzione del CCNL, non garantisce un esistenza libera e dignitosa, come previsto dall’art. 36 della Costituzione, il giudice può disapplicarla, e disporre un salario adeguato allo standard costituzionale. Un salario che però la Cassazione non ha definito nell’importo della paga oraria. Bensì, da individuare da un caso all’altro, purché di un CCNL sopra la soglia di povertà fissata dall’Istat.
Soglia periodicamente aggiornata, che cambia in base alla regione, alla località, al n° di abitanti, ai componenti del nucleo famigliare, alle classi di età ecc. Dai parametri Istat del 2024, per semplificare come esempio, sono riassumibili le seguenti soglie di povertà, al netto per 13 mensilità e da leggere con il “circa” davanti.
Soglia povertà assoluta. Per una sola persona, 940 euro al Nord; 830 euro al Sud.
Soglia povertà relativa. Per un nucleo di 2 persone si aggira attorno a 1.218 euro, che diventano 1.245 come cifra di sopravvivenza in aree ad alto costo della vita, con affitto o mutuo, o figli a carico.
Sulla base delle sentenze della Cassazione, per l’adozione del “salario minimo costituzionale” le Procure potrebbero intervenire sanzionando e portando alla messa in regola delle aziende, dipendenti compresi. Ma come si registra nella realtà succede molto raramente, bisogna mettere in atto cause legali lunghe e costose, difficili da sostenere per chi lavora per tre euro all’ora.
Storari magistrato della Procura milanese, ha recentemente ricordato che intervenendo in più settori con questa prassi, nel grande mare del lavoro nero e sottopagato, è stato possibile trasformare oltre 50 mila occupati in nero o irregolari, in altrettanti assunzioni stabili e regolari, fino a quando e con che garanzie occupazionali andrebbero verificate. Con paghe e condizioni uguali al CCNL di riferimento, spesso sopra i 9 euro l’ora, e comunque è dovuta intervenire una Procura, in sostituzione di “potenti organizzazioni sindacali” e “forti partiti di opposizione” per portare i salari oltre la miserabile cifra di tre euro all’ora.
Mentre ciò avveniva Meloni è stata zitta, il parlamento a settembre 2025 ha approvato una legge delega, (da riempire di contenuti) in materia salariale e di relazioni industriali. Fumo negli occhi in prospettiva di attribuirsi il merito di questi risultati? O per minimizzarli magari dando la colpa ad una “magistratura politicizzata?
Saluti Oxervator