La Procura di Milano ha indagato la condizione lavorativa di 40 mila rider. Mentre nella scintillante MilanoCortina si dividono medaglie e guadagni milionari, per le strade delle città pedalano, con retribuzioni sotto la soglia di povertà e senza diritti, migliaia di schiavi moderni.
Caro Operai Contro, canali televisivi di telemeloni e giornali filo governativi, trasmettono, parlano e straparlano di imprese straordinarie e medaglie olimpiche, attività sportive praticabili sempre più esclusivamente da un’élite sociale, con facoltosi spettatori paganti.
Intanto nella quotidiana e sconfinata arena dello sfruttamento operaio, da un’inchiesta giudiziaria, sono affiorati in una schiavistica condizione di lavoro, 40mila rider in Italia (ciclo fattorini) della piattaforma Glovo, di cui 2 mila a Milano. Retribuiti 2,50 euro alla consegna, per 12 ore al giorno 7 giorni su 7, in qualsiasi condizione climatica.
In base al numero delle consegne, la busta paga varia dai 700 ai 1.100 euro lordi al mese. Per non riconoscerli come lavoratori dipendenti e relative spettanze salariali e normative, l’azienda li considera come lavoratori autonomi, soprattutto collaboratori occasionali, ma anche partite IVA.
L’algoritmo è il sorvegliante immateriale, il “caporale” che tiene il fiato sul collo ai rider. Li chiama sullo smartphone ogni volta che, per un qualsiasi motivo, la consegna anche per pochi minuti non avviene nei tempi stabiliti, o per un “fermo” che l’algoritmo non aveva calcolato. Questo oppressivo controllo, può portare al licenziamento, trattandosi per un terzo di lavoratori stranieri, senza lavoro salta la possibilità del rinnovo del permesso di soggiorno.
La Procura milanese nell’indagine di “sfruttamento del lavoro”, ha messo sotto amministrazione giudiziaria, la società Foodinho srl, che gestisce il servizio di consegna a domicilio Glovo, portando in luce 40mila lavoratori super sfruttati: “retribuzioni inferiori dell’81% rispetto i minimi contrattuali e fino al 76% sotto la soglia della povertà”, fissata in 1.250 euro netti al mese per 13 mensilità per un nucleo famigliare di 2 persone. Una soglia ricavata dalla riparametrazione di 4 indicatori: il fu Reddito di cittadinanza; la cassa integrazione; la nuova assicurazione sociale per l’impiego; e l’indice di povertà Istat.
Alla notizia dei risultati di questa indagine, colossale per la sua vastità e il super sfruttamento di 40mila lavoratori (solo nella piattaforma Glovo) ministri e loro portaborse sono stati zitti, forse per loro è giusto così. Zitta pure Meloni, impegnata a pescare nelle frivolezze per elevarle strumentalmente a puerili attacchi politici, come ha fatto con i pettegolezzi su Sanremo.
Governo Meloni inerte nel recepire i solleciti che porterebbero i rapporti di lavoro dei rider, almeno alla soglia dei contratti collettivi di categoria, certo non quelli firmati da sindacati di comodo. Esempio ha cestinato l’invito dell’Ue di varare un salario minimo legale. Altro esempio, sta facendo orecchio da mercante rispetto il provvedimento della Procura milanese, che cita 6 (sei) sentenze con cui la Cassazione è intervenuta per precisare il senso e la necessità di un “salario” definendolo “ minimo costituzionale”.
Per la forza lavoro i problemi legati alla propria condizione, pesano ogni giorno di più. Anche se Meloni e il suo governo li scavalcano, periodicamente scoppiano “casi” di lavoro irregolare, in più rami e settori.
A seguito di lotte anche cruenti, (esempio Logistica, Grande distribuzione, opifici-dormitori dell’Alta moda, Agricoltura, ecc.ecc.) è intervenuta la Procura con sanzioni, commissariamenti, imponendo anche assunzioni e stabilizzazioni per 14 mila operai.
Mentre va in onda il mondo parallelo delle olimpiadi, di trionfi e primati di una élite sociale; l’arcipelago Made in Italy del lavoro irregolare, senza assegnare medaglie, “ufficializza” l’ingresso di un’altra isola.
Saluti Oxervator.
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