METTONO LE MANI AVANTI

Cosa spinge il governo ad adottare misure sempre più restrittive contro proteste, manifestazioni e scioperi è la presenza di un nemico sociale, che loro stessi hanno suscitato e che vogliono incatenare prima che sia troppo tardi. La democrazia si adegua.

Cosa spinge il governo ad adottare misure sempre più restrittive contro proteste, manifestazioni e scioperi è la presenza di un nemico sociale, che loro stessi hanno suscitato e che vogliono incatenare prima che sia troppo tardi. La democrazia si adegua.

Amano così tanto la democrazia che per difenderla sono costretti a sospenderne i principi. Il decreto sicurezza varato dal governo Meloni è solo l’ultimo di una lunga scia di sovrapproduzione penale ed amministrativa pensata per arginare le lotte sociali. Dopo la manifestazione di Torino del 31 gennaio si sono agitati gli spettri dei gruppi eversivi che attentano allo Stato e si sono perfino rievocate le Brigate Rosse. La retorica sulle minacce all’integrità del sistema democratico, indipendentemente dal reale peso che esse hanno, sono funzionali alla giustificazione di norme repressive sempre più dure che vengono introdotte per minare le possibilità organizzative e militanti di chi lotta contro gli effetti che la crisi determina sulle fasce più deboli della popolazione. Norme che fanno a pezzi pure la presunta indipendenza tra poteri dello Stato, che disarticolano le cosiddette garanzie costituzionali. Fanno e disfano le loro costituzioni e l’assetto giuridico democratico, a seconda dei vantaggi che possono ricavarne, per reprimere e contrastare la rabbia sociale. È sempre la stessa democrazia, quando sventola i suoi principi sull’assoluta eguaglianza dei cittadini davanti alla legge e quando dispone fermi e arresti preventivi in occasione di manifestazioni pubbliche per una classe speciale di cittadini: oppositori e riottosi. È la democrazia della proprietà privata, sancita in costituzione, che origina il profitto e lo sfruttamento, è la democrazia di una élite di poteri economici e politici che tengono sotto il tacco chi non ha mezzi sufficienti e per vivere è costretto a vendere le proprie braccia e il proprio tempo.

Le leggi speciali contro le lotte sociali sono un classico del sistema politico borghese. Gli ultimi decreti sicurezza riprendono il filo di una tradizione repressiva che in Italia si è elaborata in modo più sofisticato a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 e poi di nuovo alla fine degli anni ’70. Il progressivo allentamento che si è avuto negli anni successivi non rivelava il volto di una democrazia più mite e più umana, era semplicemente il riflesso dell’adattamento al nuovo quadro sociale che veniva fuori dalla fine delle grandi mobilitazioni di operai, studenti, movimenti femministi, comitati di base. Con ritrovati rapporti di forza favorevoli, con l’annientamento della minaccia proletaria, i decreti di Cossiga potevano accomodarsi in attesa di eventi futuri. Oggi la realtà è una cartolina dall’inferno per milioni di reietti e sfruttati nel mondo, la situazione è tornata ad essere instabile ed esplosiva: una crisi sistemica da sovrapproduzione che non conosce correttivi, il grande balzo tecnologico delle forze produttive che eleva i tassi di disoccupazione e miseria, la necessità di imporre regimi di sfruttamento sempre più esasperanti, l’abbattimento del prezzo della forza-lavoro, sono elementi che impongono alla classe dei capitalisti e ai loro rappresentanti politici di tornare ad adoperare strumenti repressivi più efficienti in vista – ma già tuttora operativi – di una nuova stagione di rivolte sociali.

Non è un caso che l’ultimo decreto sicurezza si ispiri ai teoremi giuridici del decreto Reale del 1975, che dava poteri speciali alle forze di polizia nella “gestione dell’ordine pubblico”, prevedendo un inasprimento delle pene contro i reati legati ad episodi di violenza politica. Quella legge estese il ricorso alla custodia cautelare, permettendo il fermo preventivo fino a 96 ore, anche in assenza di flagranza di reato. Oggi con il decreto del governo Meloni, “se gli agenti avranno fondati motivi di ritenere che il sospetto possa tenere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, potrà esserci un fermo preventivo fino ad un massimo di dodici ore. Viene potenziato anche il Daspo urbano, estendendo il divieto di accesso alle aree urbane a chi è stato denunciato o condannato per reati commessi in proteste di piazza. Non passa, per il momento, la richiesta avanzata da Salvini di far pagare una cauzione a chi organizza delle manifestazioni, ma resta una sanzione amministrativa per chi manifesta in modo non autorizzato (fino a 20 mila euro). Possiamo ben intuire che peso avrà questo strumento di ricatto economico a fronte delle tante manifestazioni che questure e prefetti decideranno di non autorizzare in via preventiva per motivi di ordine pubblico.

L’evoluto Stato borghese ha imparato come non vietare del tutto, ma dirottare verso procedure innocue, il dissenso e l’opposizione dei subalterni. La gabbia repressiva serve anche a scoraggiare le iniziative di lotta più radicali in favore di quelle che hanno permesso in questi anni di controllare bene le oscillazioni del termometro sociale: basti pensare all’abominio delle clausole di raffreddamento nelle fabbriche, questa pantomima degli scioperi annunciati con raccomandata su foglio protocollato e con 15 giorni di anticipo, l’uso dei vari strumenti concertativi, i tavoli preparati in Confindustria, alla Regione, al Ministero, poi le processioni dietro i sindacati, le fiaccolate, le benedizioni dei preti, i palloncini e la musica per suggellare l’inutilità delle manifestazioni. Ecco, è questa inutilità che deve essere preservata dai governanti che amministrano gli interessi della cricca borghese. Devono esserci scioperi innocui e manifestazioni inutili, con modalità che devono essere ampiamente discusse, pianificate e negoziate con i preposti all’ordine pubblico, affinché tutto rientri nelle compatibilità con le leggi dello Stato borghese, per il placido perpetuarsi della democrazia dei ricchi e dei potenti.

E che facessero a meno di scandalizzarsi le donne e gli uomini della sinistra che stanno attaccando l’autoritarismo di questo decreto del governo Meloni! Il Daspo urbano che in questi anni ha colpito attivisti, militanti e chi organizza le lotte di piazza, viene direttamente da quel gentiluomo di Minniti, allora ministro del governo PD. Come i decreti Salvini vengono da quel celebre esecutivo progressista giallo-verde, Cinque Stelle-Lega, che si vantava di aver abolito la povertà. L’inasprimento delle legislazioni penali in materia di ordine pubblico coinvolgono ormai tutte le più grandi democrazie occidentali. La Francia, dove le lotte sociali si sono espresse negli ultimi anni in forme più radicali, è stato un laboratorio della repressione. Nel 2017 la presidenza socialista di François Hollande approvò un alleggerimento delle norme che inquadrano la legittima difesa dei funzionari di polizia, come si sta facendo da noi con l’introduzione dello scudo penale, e l’impiego delle armi d’ordinanza. La legge francese ha autorizzato i poliziotti a fare utilizzo delle proprie armi qualora non ci fossero altri modi per immobilizzare dei veicoli che rifiutano di fermarsi ai controlli e che sono suscettibili di perpetrare, nella loro fuga, danni alla propria vita a quella altrui. Una legge che sostanzialmente permette ai poliziotti di sparare su dei cittadini anche quando questi ultimi non rappresentano una minaccia grave e immediata. Nel Regno Unito nel 2023 è stato approvato il Public Order Bill, dove sono stati introdotti dei reati specifici contro chi pratica il blocco di infrastrutture, cantieri, traffico cittadino, oltre a norme genericamente inquadrate sotto l’egida dell’antiterrorismo che puntano a limitare il dissenso e le proteste di piazza.

Ovunque crescono le lotte, si inaspriscono gli apparati repressivi. E continueranno a crescere insieme, al punto che questo decreto sicurezza ci sembrerà perfino poca roba. Quando ci sarà un’organizzazione politica indipendente degli operai, e ci sarà maggior forza e radicalità nelle piazze e nelle centrali dello sfruttamento capitalistico, torneranno anche i governi Tambroni che sparano in piazza a vista agli operai in sciopero, torneranno le strategie della tensione, le bombe di Stato, le stragi, le infiltrazioni. Le leggi speciali non sono uno stato d’eccezione della democrazia, sono una regola inevitabile.
A. B.

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