CONTRO LO STATO PRESENTE DELLE COSE

Tutti i partiti della borghesia, da destra a sinistra, hanno espresso la loro ferma condanna dopo gli scontri di Torino, avvenuti alla fine del corteo organizzato da Askatasuna e solidali, contro la repressione e la chiusura degli spazi sociali.

Tutti i partiti della borghesia, da destra a sinistra, hanno espresso la loro ferma condanna dopo gli scontri di Torino, avvenuti alla fine del corteo organizzato da Askatasuna e solidali, contro la repressione e la chiusura degli spazi sociali.

Il governo e i suoi ministri; le destre, Schlein, Giuseppe Conte e quelli alla loro sinistra; Renzi e Calenda; governatori e sindaci; il grande fronte istituzionale si compatta quando in piazza ci sono soggetti che non rispondono ai soliti giochetti elettorali. L’unica vera grande coalizione che resiste stabilmente nel tempo è quella che copre l’intero arco politico borghese, dove tutti vanno a braccetto parlando di violenza contro la democrazia, di aggressioni alle forze dell’ordine, di teppisti che non manifestano ma devastano. “Violenti, terroristi”. “Hanno colpito lo Stato”. La premier Giorgia Meloni dice che è stato colpito lo Stato. Colpito lo Stato.

Ci sono tre operai al giorno che muoiono, schiacciati, bruciati, fatti a pezzi, per un fottuto lavoro salariato che serve ad arricchire solo i loro padroni. Ma lo Stato non viene colpito. Non viene scosso.

C’è un paese intero che sta franando in Sicilia, case che crollano e famiglie per strada, dove negli ultimi trent’anni tutte le giunte, tutti i capi della protezione civile, tutti i presidenti del consiglio, tutti i loro ministri degli interni, delle finanze e dell’ambiente hanno ritenuto, malgrado le evidenze, di non dover intervenire, di non spendere un soldo per dirottarli nelle tasche dei soliti parassiti difesi dalla loro classe politica. Ma lo Stato non viene colpito. Non viene scosso.

Donne, uomini e bambini di paesi poveri, deprivati di tutto per portare ricchezza in Europa e in Occidente, devono annegare in mare con il solo pretesto della clandestinità. Hanno fatto un cimitero davanti alle coste ma non sono scossi. Lo Stato non viene colpito.

Si eseguono sfratti ogni anno che buttano famiglie in mezzo alla strada per garantire alle banche il loro lucro, persone che muoiono senza cure che non possono più permettersi perché la salute è un lusso, operai e lavoratori precari ridotti in miseria, senza più reddito e senza più lavoro, perché i loro padroni decidono quando è il momento di sfruttarli e quando scaricarli. Ma lo Stato non viene colpito. Non viene scosso.

Questo è il vostro Stato, e per noi questo Stato è una condanna, allora noi – anche ieri – abbiamo il diritto di rifiutarla. Abbiamo il diritto di ribellarci, abbiamo il diritto di agire. Vi pensate come i detentori esclusivi della violenza che esercitate contro gli schiavi e le classi subordinate e, allo stesso tempo, esibite un vittimismo ipocrita e una morale vile quando gli schiavi si ribellano.

Ma gli oppressi sono pronti a trasformare la strada in rivalsa, a bloccare le città, quando vengono chiusi gli spazi dell’organizzazione della lotta e del dissenso. E ieri, a Torino, è stato fatto. Portate avanti operazioni mirate di sgombero degli spazi sociali che per migliaia di giovani rappresentano un’alternativa concreta all’unico modello imperante del “compra o crepa”, usando come alibi l’occupazione abusiva. Eppure, mandate i vostri zelanti servi fascisti di Casapound nelle aule del Parlamento a prospettare disegni di legge contro l’immigrazione, perché quelli sono gli abusivi che accettate, gli occupanti che vi piacciono, i vostri servi.

L’ipocrisia e la vigliaccheria che risuonano nelle vostre bocche quando parlate di violenza sono pari soltanto alla violenza che sapete infliggere per mantenere l’ordine di potere del vostro Stato e un sistema sociale che garantisce a voi di sedere ai vertici di questo Stato e a una cricca di padroni di prosperare sul nostro lavoro, sulle nostre spalle.

Conosciamo a memoria le vostre tattiche, il modo con cui oggi occupate con titoloni e frasi il vostro sistema di informazione per aizzarci contro l’opinione pubblica. Il vostro logoro trucco di dividere il movimento negli spezzoni dei buoni manifestanti che hanno partecipato in modo composto e quelli cattivi vestiti di nero che assaltano le camionette della polizia. I dispositivi di sicurezza stabiliti per la manifestazione, con la chiusura già predisposta di tutte le vie laterali al corteo, con decine di blindati e camionette, erano una trappola. Sono serviti per schiacciare il corteo, all’altezza del Corso Regina Margherita, nel tentativo di disperdere i manifestanti e arrivare a imbottigliare lo spezzone che era entrato in contatto con i poliziotti che avevano sbarrato l’accesso al centro sociale Askatasuna con alte grate di ferro di due metri in segno di provocazione. Il corteo ha invece risposto in maniera compatta impedendo alla polizia di spezzare il cordone di unione e solidarietà tra le due ali del corteo.

Ma noi sappiamo perché avete bisogno di diffondere lo stesso video per ore e false ricostruzioni: avete paura. Paura di vedere montare la rabbia di tanti giovani che non riuscite più ad addomesticare e illudere. Avete paura di vedere manifestazioni e cortei che crescono sempre più di numero. Avete ancora negli occhi le immagini di un milione di persone che hanno manifestato per la Palestina, contro il vostro sostegno ai crimini perpetrati dallo Stato di Israele. Avete visto ieri cinquantamila persone a Torino per Askatasuna.

Avete paura che prima o poi l’impalcatura di questo sistema criminale fondato sul profitto e lo sfruttamento vi frani addosso, che il vostro ordine sociale vi esploda tra le mani, che le classi subalterne si organizzino per chiedere conto di anni di abusi e soprusi, anni di violenze e omicidi, privazioni e sofferenze.

Eravamo anche noi a Torino: noi, Operai Contro; noi, operai per il partito degli operai; il partito contro tutti i partiti dei borghesi, dei ricchi. Abbiamo convintamente partecipato con la nostra presenza, dall’inizio alla fine, ad un grande corteo, giovane e combattivo, fiero, ribelle e unito. Siamo solo all’inizio.
A. B.

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