L’accordo tra la meloni e la segretaria del PD Schlein, sull’articolo 609 bis del codice penale sul reato di stupro , venduto troppo presto come una “storica vittoria”, e’ saltato! La Bongiorno, a nome del governo, modifica il testo e condanna le donne a doversi giustificare
Ricordiamo tutti le immagini delle calorose strette di mano tra la Meloni e la Schlein, che suggellavano l’accordo raggiunto sulla legge riguardante la violenza sessuale, approvata alla Camera a novembre 2025. “Se non c’è consenso è violenza sessuale!”
La segretaria del PD era abbastanza tronfia nel rivendicarne i natali, si gongolava la dem. Boldrini prima firmataria della proposta di legge, rivendicando un impegno di 50 anni di lotte suo e delle associazioni femminili e femministe “per portare a casa questa innovazione”. Si sono spinte anche oltre, molte organizzazioni femministe, sottolineando l’importanza dell’alleanza di due donne impegnate su due fronti politici diversi e opposti, che hanno saputo fare squadra su una tematica così importante che riguarda “tutte le donne”. Una “sorellanza bipartisan”. Titoloni pieni di retorica, buoni a incassare nell’immediato i complimenti di tutti, racimolando qua e là briciole di consenso elettorale.
Veniamo ai fatti odierni. Gennaio 2026 ,la senatrice leghista e presidente della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, avvocata penalista , famosa sia per essere stata l’avvocata di Andreotti e sia per avere un ruolo pubblico sul tema della violenza contro le donne (associazione Doppia Difesa), presentando la legge al Senato ha cambiato il testo, facendo semplicemente sparire una parola, una parola fondamentale, e cioè “consenso”, per valutare il reato di violenza sessuale, e sostituendolo con “dissenso”. Per i difensori degli imputati, è una “manna”, per ottenere condanne inferiori ai due anni di reclusione, soglia oltre la quale si possono ottenere tutti i benefici di legge per la sospensione condizionale, e non andare in prigionie.
E la vittima numero 1? Dovrà dimostrare di aver opposto un chiaro rifiuto all’atto sessuale , di essere stata abbastanza chiara nel suo NO e soprattutto di averlo urlato forte in modo da essere state udibile dal suo aggressore. Ogni commento a questo è inutile e superfluo. Confido nel fatto che chiunque legga sappia capire, cosa significa una violenza sessuale, come viene perpetrata e come viene subita, altrimenti è inutile anche parlarne. Quindi la donna da vittima numero 1 diventa anche vittima così detta “secondaria”, c’è da dire che in Italia, gli stupri sono ancora i reati meno denunciati, così come le pene per violenza sessuale sono le più basse in assoluto.
Ora, tutto l’arco dei partiti all’opposizione si sgola urlando banali frasi di circostanza e disgusto: “Bongiorno ha tradito il patto politico e sono state tradite le donne”. Il PD va anche oltre: “…E’ stata tradita anche la Meloni…”. Ma per favore! Per la Meloni la questione della violenza contro le donne è materia utile alla propaganda elettorale. Tutta l’alleanza di destra ha incentrato la questione collocandola in un contesto più generale riguardante la “sicurezza, il degrado, l’immigrazione”. Alla Meloni, alla Bongiorno (a cui ha lasciato fare il lavoro sporco) non gliene frega proprio niente delle violenze e degli abusi che subiscono le donne, quelle che appartengono ad una classe sociale ben diversa e lontana dalla loro. Sia che queste avvengano tra le mura domestiche, sia sui posti di lavoro, sia sulla pubblica strada, perché dovremo essere sempre noi a dimostrare di non aver prestato il fianco alle provocazioni, di non “essere state sufficientemente chiare nel dire NO”.
A proposito dei 50 anni che ci sono voluti per “ottenere la legge sullo stupro” (a detta delle femministe stile Boldrini o Schlein), non si può fare a meno di tornare con la memoria al 29 e 30 settembre del 1975. Donatella Colasanti e Rosaria Lopez, 17 e19 anni, provenienti dal quartiere popolare romano della Montagnola, accettano l’invito di tre ragazzi della “ Roma bene”, Gianni Guido, Angelo Izzo, Andrea Ghira, di partecipare ad una festa. “La festa non avrà mai luogo”. Per due interminabili giorni furono portate in una villa al Circeo, subirono violenza sessuale e torture, sevizie tremende che Rosaria Lopez non riuscì a sopportare, morì nella villa, conosciuta come quella “del massacro del Circeo”, Donatella Colasanti riuscì a sopravvivere perché si finse morta. Caricate come sacchi della mondezza nel bagagliaio della macchina furono ritrovate , parcheggiate sotto casa di Gianni Guido, a dimostrazione della totale strafottente sicurezza dei tre fascisti (perché tali erano), che non avevano commesso niente di grave. Si trattava di due giovani ragazze non appartenenti alla loro sfera sociale, quella borghesia nera Pariolina, fatta di imprenditori avvocati , palazzinari. Anche durante il processo , le vittime furono spesso messe in cattiva luce. Probabilmente anche in quel caso l’urlo straziante di Donatella e Rosaria “NO”, non fu abbastanza chiaro.
Non si può cantare vittoria neanche per un momento se ci sono voluti 50 anni per ottenere una legge sullo stupro, semplicemente perché quella legge non c’è. L’unica cosa che ci possiamo augurare è di mantenere vivo il ricordo di Rosaria e Donatella, non per celebrare l’anniversario della loro morte, ma per celebrare la nascita di una nuova forza collettiva , di autodifesa e autodeterminazione.
S. O.