Ah! c’è da ridere per non piangere. La più grande democrazia del mondo usa le squadracce nere contro i lavoratori poveri, gli immigrati. Come sempre va la storia, la resistenza si organizza nei quartieri popolari e si va verso uno scontro aperto.
Il Corrierone della sera del giorno dopo, sabato 24 gennaio 2026, dedica a Minneapolis un trafiletto per dire che “Un centinaio di esponenti del clero sono stati arrestati all’aeroporto di Minneapolis-St. Paul”.
Gli Stati Uniti evidentemente meritano la piena attenzione, con pagine intere, solo quando Trump detta legge con i dazi o sciorina la forza da primo paese capitalista, scardinando rapporti economici passati, imponendo i suoi interessi contro quelli delle altre grandi borghesie mondiali ed europee.
Molto minore è l’attenzione verso l’altra faccia di Trump, quella della gestione interna alla nazione, che colpisce operai e lavoratori poveri di colore, gli schiavi moderni da tenere sotto continua minaccia delle squadracce armate dell’ICE (Controllo Immigrazione e Frontiere) che ormai da mesi sono passati dal controllo delle frontiere allo scorrazzare liberamente per le principali città statunitensi. L’attenzione agli USA deve però passare al quasi silenzio quando, dopo anni di apparente annichilimento delle classi subalterne in occidente, con gli operai che come classe sembrano annullati politicamente, le notizie riportano di grandi piazze, di grandi città che si rivoltano con forza ai mille soprusi del governo. Eppure sono proprio queste forze che hanno rappresentato la vera unica e più temibile opposizione all’imperialismo americano in passato e oggi rappresentano il maggior pericolo per Trump e per il moderno capitalismo delle grandi corporation, che è poi l’imperialismo.
Ebbene, venerdì 23 gennaio 2026, Minneapolis si è fermata per uno sciopero generale e un lungo corteo di oltre 60 mila persone che hanno sfidato temperature di -16°C gradi, pur di riprendersi la città. Il blocco delle attività è stato imponente, nelle città gemelle di Minneapolis-St. Paul la maggior parte delle attività commerciali e industriali si sono fermate, mezzi pubblici fermi, servizi sanitari e scuole chiuse, un vero sciopero generale che non appartiene alle tradizioni sindacali americane. Eppoi la gente per le strade, per un giorno “liberate” dalle squadre dell’ICE mandate da Trump e che tra dicembre e gennaio hanno quotidianamente terrorizzato tutti i lavoratori di colore, ispanici e non solo, che rischiavano nel tragitto casa-lavoro e casa-scuola il sequestro (non l’arresto con eventuale processo) per il solo colore della pelle e la immediata deportazione.
Oltre al clima di oppressione e terrore, in cui si sono trovati per mesi i lavoratori immigrati, alcune vicende hanno condotto al successo della giornata del 23 gennaio nel Minnesota.
Prima di tutto il crescere delle iniziative di contrasto all’ICE, una resistenza da parte di attivisti e cosiddetti “neighbors” (vicini di casa), con riprese con i cellulari e streaming immediato delle prepotenze degli squadristi ICE. In rete si possono vedere numerosi episodi in cui i manifestanti affrontano gli agenti dal volto coperto, fermano i loro pickup, e urlando avvisano del loro arrivo i “vicini neri e ispanici” che si arrischiano di essere catturati. E’ proprio durante uno di questi interventi che viene uccisa il 7 gennaio Renée Good, ammazzata con tre colpi di pistola nella sua macchina da uno squadrista dell’ICE.
Le incredibili notizie degli arresti di ben 4 bambini da inizio anno. Nei giorni precedenti la grande manifestazione due di questi fanno il giro dei social, uno di 5 e l’altro di soli due, vengono catturati insieme ai rispettivi padri. Alla fine i bambini sono stati riconsegnati alle madri, ma quello di 5 anni, era finito in un carcere con il padre fino in Texas, dopo essere stato usato come esca. La misura è colma anche per i preti cattolici che vedono il proprio gregge di origine ispanica sotto continuo attacco, tanto da scatenare le ira del vescovo che urlando allontana dalla chiesa gli agenti dell’ICE, dicendogli che il loro dio ha le corna, alludendo evidentemente a Satana.
Naturalmente a riscaldare gli animi ci han pensato ogni volta sia Trump che il vicepresidente Vance che hanno giustificato ogni schifezza e malversazione da parte dell’ICE, assicurando loro copertura politica e sostenendo ogni volta che l’operato degli agenti è dovuta all’aggressione dei manifestanti che “sono dei pericolosi sovversivi”. Persino l’uccisione di René Good è avvenuta poiché l’agente stava per essere investito dalla donna, quando i video mostrano chiaramente un’altra verità.
Va infine ricordato che a Minneapolis (circa 500mila abitanti) e a St. Paul (circa 300mila abitanti), prima e seconda città nello stato industriale del Minnesota, hanno la sede 17 delle prime 500 Corporations USA, e nessuna di queste ha mai detto niente contro le iniziative di Trump, nonostante annoverino tra i loro dipendenti una gran quantità degli operai che l’ICE cerca accanitamente di deportare. A Minneapolis ad esempio ci sono Cargill (fatturato da circa 170 miliardi di dollari l’anno), forse la più grande multinazionale statunitense a conduzione familiare, specializzata in prodotti alimentari, agricoli, industriali e servizi finanziari, e Target (leader nella grande distribuzione, fatturato di 100 miliardi). A Saint Paul ha invece la sede la 3M, multinazionale conosciuta in tutto il mondo per innumerevoli prodotti, adesivi, sistemi di protezione individuali, circuiti elettronici, ecc (fatturato da 30 miliardi di dollari).
Il giorno dopo la grande manifestazione, le squadracce dell’ICE sono tornate ad operare e alla sera giunge la notizia che un altro attivista, ed è il secondo in un mese, è stato ucciso a Minneapolis dall’ICE e che questo sta scatenando manifestazioni violente sia a Minneapolis che in altre città. Ma ci viene in mente che anche in passato, al crescere delle proteste, quando le manifestazioni degli studenti e dei veterani di guerra contro gli interventi imperialisti degli USA si fecero sempre più imponenti e la polizia più violenta, ad esempio per la guerra in Vietnam, presero forma gruppi organizzati militarmente per la difesa armata come quello delle pantere nere e lo scontro si fece sempre più serio.
R. P.