LA SICUREZZA SUL LAVORO, TRE MORTI AL GIORNO

Il governo sta preparando un nuovo decreto sicurezza, ma non tratterà della sicurezza nei luoghi di lavoro, eppure siamo di fronte ad una strage giornaliera. Gli operai non rientrano nella categoria dei “cittadini indifesi” a loro tocca il compito di rischiare la pelle per far arricchire padroni grandi e piccoli.

Il governo sta preparando un nuovo decreto sicurezza, ma non tratterà della sicurezza nei luoghi di lavoro, eppure siamo di fronte ad una strage giornaliera. Gli operai non rientrano nella categoria dei “cittadini indifesi” a loro tocca il compito di rischiare la pelle per far arricchire padroni grandi e piccoli.

23 Gennaio 2026. Ultime 24 ore, tre operai morti sul lavoro. Il governo sta preparando un nuovo decreto sicurezza, si occuperà di coltelli da cucina, di emigrati più colpevoli di altri, di un gabbiotto di poliziotti in ogni ingresso a scuola, a fianco delle segreterie. Minaccerà i genitori di multe perché non riescono ad educare alla non violenza i figli mentre da Trump a Putin, con la giustificazione di Meloni, si dichiara che la violenza è necessaria per difendere i propri interessi.
Tre operai muoiono sul lavoro al giorno, ma qui nessuno ha interesse ad agitare il problema della sicurezza. La sicurezza sul lavoro degli operai è un fatto a parte. Fa più effetto un furto di una mela in un negozio che un operaio schiacciato da una pressa per mancanza di controllo del macchinario. La (non) sicurezza della classe degli operai, che sacrifica tre compagni al giorno sull’altare del profitto, non è soggetta a nessuna campagna mediatica prolungata, si risolve in un giorno di condoglianze e in anni di udienze in tribunali per trovare il responsabile che, pur avendolo davanti agli occhi tutti i giorni nell’ufficio della direzione, non si trova mai.
Mentre Salvini, la Meloni, sempre pronti, con post roventi accendono gli animi dei loro sostenitori, padroncini grandi e piccoli, sulla necessità di una stretta sulla sicurezza, la sinistra parlamentare si interroga se deve seguire la destra nelle politiche “securitarie” cercando però di renderle più accettabili. Potrebbero sbattere sulla faccia di bronzo di chi si riempie la bocca di cercare garanzie per la sicurezza dei cittadini i 1032 morti fra gli operai nel 2025, e sostenere che se c’è un problema di sicurezza è quello di chi si presenta al lavoro ogni giorno e per spingere al massimo il guadagno di imprenditore non torna più a casa. Ma chiedere ai capi politici della cosiddetta sinistra di affrontare da questa ottica il problema della sicurezza è tempo sprecato, sono l’altro lato di una piccola e media borghesia che è convinta che quello operaio è un mondo a parte, in via di estinzione.
I capi sindacali non sanno che pesci prendere davanti ad una strage del genere, sentite condoglianze ai famigliari, una montagna di parole sulla formazione e sicurezza sul lavoro, ma gli operai continuano a morire. Perchè? Perché in anni di sottomissione alle necessità d’impresa e cioè ai padroni e ai manager, sindacalisti compromessi hanno tolto agli operai l’unico muro che potevano costruire per salvare la pelle: imporre con una vigilanza diretta sulle condizioni di lavoro le misure di sicurezza necessarie per non correre rischi mortali in ogni processo produttivo, senza correre il rischio di essere ricattati e discriminati. Non gli scioperi finti, proclamati ad uso della TV e dei giornali, che salvano loro la faccia ma sicuramente non la pelle degli operai.
E.A.

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