BUCATO IL SILENZIO IMPOSTO DAL REGIME IRANIANO

Cominciano ad uscire notizie dall'Iran. I files sono contrabbandati attraverso paesi confinanti o il  Golfo Persico oppure rilanciati da  zone di confine dove è possibile connettersi alla rete della nazione vicina.

Cominciano ad uscire notizie dall’Iran. I files sono contrabbandati attraverso paesi confinanti o il Golfo Persico oppure rilanciati da zone di confine dove è possibile connettersi alla rete della nazione vicina.

In questo messaggio appena arrivato si da conto di una manifestazione di operai di due raffinerie che incontrano gli abitanti di Kangan, un porto sul Golfo Persico. L’incontro di operai e popolazione è il modo utile per articolare le proteste e la difesa contro la repressione. La manifestazione, avvenuta il 7 gennaio precede il momento più sanguinoso degli scontri in tutto il paese, sabato 10, ma già registra la solita violenza delle forze repressive contro ogni forma, anche pacifica, di protesta.

M.B.


17 Dey (7 gennaio): Raduno congiunto dei colleghi di Pars Jonoubi e della gente a Bandar Kangan

Il diciassettesimo giorno di Dey, i nostri colleghi nei due impianti di raffinazione di Pars Jonoubi e Kangan, in solidarietà con le proteste popolari in strada e in segno di protesta contro i problemi di sussistenza, con enfasi sull’eliminazione degli appaltatori e la fine delle loro attività mafiose, hanno organizzato un raduno. I colleghi hanno dichiarato che continueranno lo sciopero finché non riceveranno risposte. Questo sciopero si è trasformato oggi pomeriggio in un raduno congiunto tra la popolazione e i nostri colleghi a Bandar Kangan. Le forze di repressione hanno attaccato le manifestazioni della gente e dei lavoratori e la protesta continua.

Il Consiglio per l’organizzazione delle proteste dei lavoratori a contratto del petrolio invita i colleghi impiegati nell’industria petrolifera a solidarizzare con i colleghi dei due impianti di raffinazione di Pars Jonoubi e Kangan e con le proteste popolari che hanno coinvolto molte città. Uniti e compatti contro la terribile situazione di sussistenza che affligge la società, fermiamo il lavoro e questa volta scendiamo in piazza anche con le nostre famiglie.

Sottolineiamo la liberazione immediata dei detenuti di queste proteste e condanniamo fermamente la repressione e l’attacco ai raduni della gente e l’uccisione di persone innocenti, le cui vite sono state portate al limite dalla povertà, discriminazione e privazione.

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