È ORMAI UNA MINESTRA RISCALDATA

La solita recita annuale della conferenza stampa, la Meloni nella parte di capo di governo, occhi in fuori e linguetta nervosa, i giornalisti per lo più ammaestrati che forniscono gli spunti per i suoi monologhi, a loro non è concesso far altro. Ma più continua a falsificare i dati della realtà più la realtà si prepara a farla cadere dalla poltrona.

La solita recita annuale della conferenza stampa, la Meloni nella parte di capo di governo, occhi in fuori e linguetta nervosa, i giornalisti per lo più ammaestrati che forniscono gli spunti per i suoi monologhi, a loro non è concesso far altro. Ma più continua a falsificare i dati della realtà più la realtà si prepara a farla cadere dalla poltrona.

Caro Operai Contro, Meloni che alludeva ad un festaiolo weekend lungo per screditare “gli scioperi sempre di venerdì”, in realtà s’incazza non per il giorno, il venerdì, ma perché gli scioperi sono veri, non finti come le sue conferenze stampa.
Ne concede una all’anno pure questa fasulla: niente possibilità di replica, niente contraddittorio. Una sola domanda da fare in fretta, possibilmente non “scomoda”, tra un anno potrai farne un’altra, forse. Una messa in scena dove Meloni recepisce le domande dei giornalisti, dando risposte che ne aggirano l’obiettività dei contenuti. Trasformandole in spunti per una mediatica gran cassa di propaganda del suo governo. Attacca l’opposizione parlamentare, la stampa critica e i magistrati, quest’ultimi perché lavorando non genuflessi al Palazzo, fanno saltare i nervi agli attuali governanti. Il quotidiano Domani tra i diretti bersagliati, definisce “vili” questi attacchi e titola: “Bugie e vittimismo. Meloni e l’attacco codardo a Domani”.
In un clima da corte marziale il presidente dell’Ordine dei giornalisti, interrompe il giornalista del Corriere della sera – mentre articolava la sua domanda con dati ufficiali – minacciandolo che “la prossima volta sarà il quarantesimo” (a prendere la parola ndr) tutto in perfetta sintonia con la linea giustizialista del governo.
Sui salari reali che hanno perso il 9 per cento, Meloni ripete la favoletta che quelli netti avrebbero recuperato con il taglio dell’Irpef. Recuperi insignificanti nelle buste paga degli operai, costringono la Meloni a rifugiarsi dicendo che l’erosione dei salari “è molto antica”, quindi colpa di chi c’era prima.
Fa scena muta sul calo dei consumi, il carrello della spesa è aumentato oltre il 25%! Esclusi gli aumenti di novembre, dicembre 2025, gennaio 2026! Per non parlare dei rincari delle tariffe energetiche e la raffica dei recenti aumenti dei prezzi varati con la legge di Bilancio. Ma lei tira in ballo l’Istat solo quando gli fa comodo.
Tra i vanagloriosi meriti che la Meloni attribuisce al suo governo, c’è anche il calo della disoccupazione che a novembre 2025 è scesa al 5,7%. Un dato che però preso da solo è una bufala, perché nello stesso tempo sono aumentati gli “inattivi”. Cambia il nome ma di fatto sono disoccupati. Si tratta di 12,4 milioni di persone appartenenti alla forza lavoro in età lavorativa che non cerca lavoro, o che scoraggiata dal non trovarlo, ha smesso di cercarlo. Sono più della metà rispetto ai 24 milioni del totale degli occupati, compresi gli oltre 5 milioni di lavoratori autonomi.
Alle domande sulla politica estera, Meloni salvo precisare che non crede a Trump che dice di prendersi la Groenlandia, per il resto conferma il suo appoggio al presidente degli Stati Uniti, compreso il blitz di Caracas. Alla Ue invece consiglia di parlare con Mosca per arrivare al cessate il fuoco in Ucraina.
Queste sono solo alcuni dei punti delle 40 domande fatte a Meloni nella cosiddetta conferenza stampa del 9 gennaio. Le sue risposte elusive, aleatorie, devianti, strumentali alla politica del governo, sono in buona parte risultate provocatorie.
L’insieme delle domande hanno comunque risparmiato alla Meloni, di esporre come il suo governo intende procedere su temi scottanti quali esempio: la strage operaia sul lavoro; la sanità del si salvi chi può, ovvero chi ha i soldi può curarsi, mentre sono arrivate a 6 milioni le persone costrette a rinunciare alle cure.
Senza fare cenno alla crescente e dilagante povertà, dopo aver accelerato gli sfratti con un apposita legge, Meloni ripete che il piano casa “è in dirittura d’arrivo”.
Pensioni e salari da fame, dal potere d’acquisto sempre più schiacciato dal carovita. “L’assegno di inclusione” con il quale Meloni diceva di sostituire il Reddito di cittadinanza, ha lasciato fuori le persone senza dimora, i cinquantenni “fuori mercato” per trovare un lavoro, le famiglie numerose e quanti pur non avendo figli hanno salari bassissimi. Come risulta dal recente Rapporto Caritas sulla povertà: Il governo ha ridotto “i beneficiari del 40-47 per cento, senza migliorare l’efficacia nel raggiungere i più fragili”. L’Italia è “l’unico Paese senza una misura di reddito minimo rivolta a tutti i poveri”.
Mentre s’ingrossano e si allungano le file per il pane alle mense dei poveri, nella suddetta conferenza stampa, Meloni annuncia nuove misure del governo nella scia dei decreti sicurezza. Intendono disperdere con manganelli e idranti i poveri in fila per il pane, accusandoli di “adunata sediziosa?”
Saluti Oxervator.

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