La ripresa delle proteste, partita dalla serrata dei commercianti del Gran Bazar di Teheran, si è estesa ad altre città ed ha coinvolto studenti, lavoratori poveri, soprattutto giovani. Il documento allegato prodotto dalle forze di opposizione ne traccia i contenuti.
La scintilla che ha riacceso le manifestazioni di strada contro il regime questa volta è stata la serrata del Gran Bazar di Tehran, in corso da 10 giorni, decisa dai ricchi commercianti.
I profitti commerciali sono erosi dalla forte inflazione (49% anno misurata lo scorso ottobre) e dalla corruzione dell’amministrazione pubblica. I commercianti sono impoveriti ma le condizioni di vita della popolazione sono anche peggiori.
Così la protesta del bazar è risuonata tra i vari strati popolari ed i primi a rispondere sono stati gli studenti che da mesi si attivavano nelle università contro le pessime condizioni del vitto e dei dormitori. In questo modo la protesta ha potuto estendersi in fretta ad altre città mobilitando giovani, lavoratori e diversi settori popolari.
Il regime dei chierici, ancora scosso dai bombardamenti USA/Israele, inetto e incapace di affrontare i problemi della popolazione, ha però le idee chiare per contenere le proteste: fin da subito le forze repressive hanno aggredito i manifestanti con estrema violenza e le armi; risultato: decine di arresti e già più di 40 morti in strada.
In questa fase i ceti popolari ed operai tendono ad organizzarsi ad un livello politico antigovernativo superando la mera lotta rivendicativa e sindacale che comunque è sempre continuata nel corso dell’ultimo anno.
Il movimento di protesta non si è ancora espresso in tutte le sue possibilità e pare che non si siano create le condizioni reali per un cambio di regime, al di là delle aspirazioni dei manifestanti.
Chi lavora più concretamente per un cambio sono per ora USA e Israele. I primi interessati a controllare la fornitura di petrolio alla Cina, i secondi ad una zona cuscinetto nel Golfo che ripari i loro obiettivi di espansione imperialista del Grande Israele, Siria e Iraq per cominciare. Da non dimenticare gli altri paesi imperialisti che seguono a ruota, Italia inclusa (ENI, ma non solo), che tornerebbero volentieri a rapinare il paese.
USA e Israele si distinguono per esercitare una pressione giornaliera nei mezzi di informazione a sostegno del movimento di protesta e, a parte possibili infiltrazioni di agenti e provocatori, sono alla ricerca di candidati al ruolo di marionette da muovere a piacimento in un possibile futuro governo “libero”.
Un candidato è il principe Reza Pahlavi, figlio del defunto Shah, che da anni trama con i governi occidentali per ottenerne il sostegno nella “liberazione” dell’Iran. Circondato da rottami del vecchio regime si avvale del sito Iran International, una TV internet di base a Londra che trasmette in Iran facendosi portavoce quotidiano della politica di Trump, Israele e quanti sono su quella linea. Il principe blandisce i dimostranti, fa grandi discorsi sulla libertà e arriva perfino ad indire manifestazioni in Iran fissandone il luogo e l’ora: non gli viene il dubbio che forse qualcuno si ricorda ancora della polizia segreta di suo padre, la Savak, che ha fatto migliaia di morti. Ma l’obiettivo di riprendersi il trono e spartire le ricchezze del paese con i suoi mandanti giustifica tutto.
Dunque si sta preparando una situazione complicata e difficile per gli iraniani, in particolare per i lavoratori che, come risulta dal documento qui allegato, stanno definendo le loro linee politico organizzative. E’ un documento con un forte valore strategico che nel corso della lotta può guidare l’azione di operai e ceti popolari in scelte politiche autonome e indipendenti dalle altre formazioni e classi sociali ad evitare di schierarsi inconsapevolmente al servizio di una o altra fazione.
Un’ultima considerazione sui media italiani: hanno scoperto Iran International come fonte di video e notiziole a buon mercato sulle manifestazioni e lo stanno incensando su giornali, radio e televisioni come esempio di libera informazione al servizio del progresso. Ovviamente si dimenticano di precisare il progresso di chi, e che quel canale diffonde le sole opinioni di Trump e Netanyahu, nonché le tristi commedie del pretendente al trono. Ovviamente.
M.B.
Dichiarazione congiunta delle organizzazioni sindacali, dei pensionati e delle organizzazioni sociali in solidarietà con le rivolte popolari
Siamo in uno dei momenti più decisivi della nostra storia contemporanea. Ciò che oggi si svolge nelle strade, negli scioperi e nelle proteste generali è la continuazione della rivolta del 1401 (data del calendario persiano, corrisponde al nostro 2022, ndr); una rivolta iniziata con lo slogan “Donna, Vita, Libertà” che ha svelato discriminazioni radicate, umiliazioni sistematiche, repressione aperta e povertà strutturale. Questa rivolta ha mostrato chiaramente che la società non è più disposta a sopportare questo ordine ingiusto imposto.
La fortezza del velo è stata conquistata e abbiamo dichiarato che non tolleriamo l’apartheid sessuale e di genere. Abbiamo dichiarato di disprezzare le superstizioni e di non commerciare la dignità umana. Quando la risposta è stata proiettili, prigione ed esecuzioni, siamo rimasti fermi e con il grido di unità abbiamo dichiarato guerra alla povertà e alla corruzione, promettendo di non fermarci fino alla vittoria della nostra rivoluzione incompiuta.
Oggi, fedeli a questo patto e impegno, siamo scesi in piazza e gridiamo: libertà, libertà, libertà.
Oggi non solo per il pane, ma per la vita; non solo per la sopravvivenza, ma per la dignità e il rispetto umano e per un futuro umano siamo in campo.
L’inflazione incontrollata ha spezzato la schiena alla maggioranza del popolo. I salari e le retribuzioni sono sotto la soglia di povertà e del paniere di sussistenza, le privatizzazioni predatrici, il clientelismo, la presenza di molteplici mafie, la repressione, la prigione e le esecuzioni, e le politiche bellicose hanno portato la vita delle persone al limite del collasso. La società ha raggiunto il punto di ebollizione e le proteste generali sono un riflesso diretto di questa crisi.
I commercianti, come termometro di questa economia in rovina, sono scesi in campo con il loro sciopero.
La protesta di oggi è contro una classe parassitaria miliardaria che ha rovinato la vita delle persone. Non si tratta solo del prezzo astronomico del dollaro o dell’inflazione; si tratta dell’intero sistema che ogni giorno calpesta la nostra dignità umana. Questa situazione ha portato tutti, dalla generazione Z ai pensionati che ogni giorno gridano che la sussistenza è un diritto inalienabile, a scendere in piazza.
Oggi noi lavoratori, insegnanti, infermieri, pensionati, studenti, donne e tutto il popolo sofferente scendiamo in piazza città per città e gridiamo libertà e uguaglianza.
Fino a quando la povertà? Fino a quando la schiavitù? Fino a quando la prigionia nelle mani di appaltatori e mafie dell’acqua, dell’elettricità e della sanità che, in connessione con bande di potere, si ingrassano ogni giorno e la vita delle persone è sempre più distrutta?
Fino a quando prigione, esecuzioni, ordine del velo e pattuglie di repressione?
Non siamo in guerra con il popolo del mondo né abbiamo bisogno di arricchimento nucleare o forze proxy 1. Sono queste politiche che hanno spezzato la schiena al popolo.
Noi organizzazioni e firmatari di questa dichiarazione ci consideriamo parte integrante di questa rivolta generale e, in sintonia con lo slogan Donna, Vita, Libertà, dichiariamo il nostro pieno sostegno e solidarietà alle lotte in corso del popolo per la libertà, il benessere, la giustizia e la dignità umana, sottolineando i seguenti punti:
1. Stiamo uniti e compatti contro la repressione e il massacro governativo e siamo al fianco delle famiglie delle vittime. La protesta è un nostro diritto. Lottiamo con tutte le nostre forze per la libertà di tutti i detenuti delle proteste popolari e di tutti i prigionieri politici e chiediamo un “Iran senza esecuzioni”.
2. A sostegno degli scioperi generali, insieme alle nostre famiglie, portiamo le manifestazioni nei centri delle città e rafforziamo le file delle proteste di strada.
3. Di fronte ai tentativi di divisione, con gli slogan unità-unità, contro povertà e corruzione, e morte al dittatore, uniamo le nostre file e, in sintonia con il popolo di Zahedan2, gridiamo: è tempo di unità, è tempo di rivoluzione.
4. Il sussidio di settecentomila toman (circa $ 5.60) non è una risposta alla povertà imposta da salari molte volte inferiori al paniere di sussistenza. Non parlate di casse vuote. I budget astronomici per le forze di repressione, le forze proxy e le istituzioni religiose inefficienti devono essere tagliati. Le ricchezze miliardarie degli ayatollah, dei figli dei potenti e delle bande governative devono essere restituite al popolo per essere usate per la vita delle persone, la riduzione dei costi del pane, della benzina, ecc.
5. Non abbiamo bisogno di alcuna leadership3 e ribadiamo che la nostra richiesta è porre fine a un secolo di sfruttamento e tirannia e costruire una società in cui una minoranza predatrice non decida del destino del popolo dall’alto.
La continua determinazione nelle proteste, l’espansione degli scioperi, la vigilanza e l’unità sono la garanzia del nostro progresso e della realizzazione dei nostri sogni repressi. Continueremo con forza la strada scelta e con la nostra unità e solidarietà porremo fine a questa schiavitù, povertà, umiliazione e disuguaglianza.
1_Unione dei pensionati
2_Associazione elettricisti e metalmeccanici di Kermanshah
3_Non eseguite le condanne a morte
4_Richiedenti giustizia
5_Consiglio di organizzazione delle proteste dei lavoratori a contratto del petrolio
6_Consiglio di organizzazione delle proteste dei lavoratori informali del petrolio (terzi)
7_Consiglio di coordinamento delle proteste degli infermieri
8_Voce delle donne iraniane
https://t.me/shoranaft (organizzazione lavoratori del petrolio)
14 Dey 1404 (3/1/2026)
—–
1 Per proxy intendono i movimenti antisionisti e antiimperialisti sostenuti dall’Iran al fine di estendere la propria influenza in Medio Oriente (Houti in Yemen, Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina) In effetti in Iran non c’è simpatia tra le masse popolari per la causa palestinese – NdT
2 Zahedan è una città del Baluchistan (popolazione minoranza balucha, affine ai pakistani con i quali confina) dove il mullah della moschea Mecca (assassinato) aveva diretto la resistenza durante il precedente movimento rivoluzionario: il venerdì, dopo la preghiera e la predica la gente usciva e si scontrava con le forze repressive lasciando sul terreno 98 morti e decine di feriti, nel 2022 – NdT
3 Intendono i vari movimenti o personaggi, come il figlio del defunto shah, che cercano di cavalcare la protesta per trarne beneficio: tutto ciarpame che fa la bella vita all’estero -NdT