Giornaloni e giornalini di casa nostra non si sono mai accaniti tanto sulla mancanza delle norme di sicurezza, in Svizzera. Anche in Italia ci sono state stragi di giovani, ci sono state ed ancora continuano stragi di operai ma qui sono solo tragici incidenti.
Caro Operai Contro, i cosiddetti “giornaloni” come Corriere della sera, dedicano 11 pagine per 2 giorni di fila alla strage nel locale “Le Constellation” di Crans – Montana, in Svizzera , nel rogo sono morti 40 giovani, 119 feriti alcuni molto gravi. Grande tragedia e tanti gli interrogativi sulle dinamiche che l’hanno causata, tante pagine e voglia di capire come sia potuto succedere.
Al tempo stesso salta all’occhio – pur tenendo conto delle diverse realtà e circostanze – come tanto spazio e voglia di capire, non ricorrano spesso quando a perdere la vita sono gruppi di operai, mandati a morire sul lavoro per la mancanza di prevenzione, misure di sicurezza e antinfortunistiche.
Dalla strage della Thissenkrupp a quella sui binari di Brandizzo, dagli asfissiati nelle botole, o saltati in aria con i fuochi d’artificio, ai braccianti immigrati morti negli scontri stradali su furgoni stipati, ai sotterrati vivi da lastre nelle cave, o dal cedimento di scavi non opportunamente messi in sicurezza, al massacro sul cantiere Esselunga di Firenze, o quelli affogati nella centrale Enel di Suviana, solo per fare alcuni esempi. Nell’insieme le morti di gruppi operai sul lavoro, sommati alle singole, ogni anno raggiungono numeri spaventosi. La conclusione, fra chi è capace di vedere la realtà dei fatti, è una sola: la mancanza di sicurezza e le conseguenze tragiche che produce viene dalla febbre di guadagnare, di fare profitto, di arricchirsi su ogni attività sociale, ad iniziare dall’attività lavorativa.
I “giornalini” come “Libero” al contrario dei cosiddetti “giornaloni”, dedicano meno pagine alla tragedia di Crans – Montana, in compenso usano toni più decisi e risoluti. Sfruttano anche l’occasione pompando sul nazionalismo, per affermare l’italica superiorità nei confronti della presunta, irreprensibile “precisione” della organizzazione sociale Svizzera.
Mario Sechi, già scrivano di fiducia della Meloni al governo, nell’editoriale di prima pagina di “Libero”, il quotidiano di cui è direttore, così comincia: “La strage di Crans – Montana non è un “incidente”, un inevitabile destino, è il frutto di un inganno consapevole; l’efficienza, l’organizzazione, la superiorità e il rigore morale della Svizzera rispetto alle altre nazioni”. Ma che “bravo”
Sechi in conclusione dell’editoriale, chiama indirettamente in causa, governanti, istituti e responsabili della sicurezza in Svizzera, formulando loro sette domande ben precise.
Chissà se Sechi si è chiesto perché sul suo giornalino, le stesse domande, non le ha mai poste a governanti, istituti e responsabili della sicurezza sul lavoro in Italia. O per la strage di Corinaldo.
Queste le domande di “Libero”.
1) “Chi ha dato le autorizzazioni per l’esercizio dell’attività a Le Constellation?”
2) “Chi ha firmato i tre accordi negli ultimi 10 anni che hanno certificato che il locale era sicuro?”
3) “Tre controlli in 10 anni? E negli altri sette anni cosa hanno fatto le autorità?”
4) “Chi ha fornito i materiali usati per l’isolamento acustico del locale? Quali aziende hanno fatto il lavoro? Chi ha certificato la loro sicurezza?”
5) “Come è possibile far entrare dei ragazzini, addirittura dei tredicenni in un locale dove si consumano alcolici?” [I “ragazzini” sul lavoro sono i minorenni sfruttati e anche morti nell’alternanza scuola lavoro ndr]
6) “Perché nella notte di Capodanno a Crans-Montana – una delle località del jet-set internazionale, in teoria tra le più sicure e sorvegliate della Svizzera – nessuno ha fatto rispettare le più elementari regole d’accesso?”
7) “Il sindaco di Crans-Montana, la polizia municipale e quella cantonale che ruolo hanno avuto? Qual è la storia passata e recente nei controlli dei locali? Che disposizioni di vigilanza avevano dato per il Capodanno?”
Mario Sechi così chiude il suo editoriale: “L’illusione elvetica è finita. Il processo alla Svizzera dovrebbero farlo loro, gli svizzeri”.
Quindi per “Libero” il problema della sicurezza riguarderebbe solo i locali pubblici nella Svizzera. Non fa cenno alla sicurezza sul lavoro in Italia. Forse M. Sechi ritiene vi sia una regola non scritta, per la quale sia giusto essere uccisi sul lavoro per il profitto? L’unica sicurezza che “Libero” sostiene a spada tratta, è quella dei decreti polizieschi per reprimere, sanzionare operai e manifestanti quando scendono in piazza, anche per dire basta alla strage quotidiana di operai.
Saluti Oxervator.