Giornale, Numero 13 del 13 giugno 2019

FUORI LOGICA. INVESTONO PER LICENZIARE, SCIOPERIAMO PER PIÙ INVESTIMENTI

 Dalla pagina facebook del collettivo 48ohm, post del 7 giugno 2019 (www.facebook.com/collettivo48ohm/) Ed anche questa è andata. Meno di un anno fa il governo celebrava la sua vittoria con il […]

 Dalla pagina facebook del collettivo 48ohm, post del 7 giugno 2019 (www.facebook.com/collettivo48ohm/)

Ed anche questa è andata.
Meno di un anno fa il governo celebrava la sua vittoria con il rilancio della produzione nei siti dell’ex Ilva, anche i sindacati che utilizzarono il referendum per lavorare ai fianchi gli operai facendo leva sulla paura e sul ricatto avevano di che festeggiare. Il loro era il migliore degli accordi possibili, dicevano.
Gli operai con i migliori accordi promossi da padroni, governi e sindacati vengono prima tenuti nella condizione di non nuocere, di non disturbare i piani di ripresa dei profitti padronali, di accettare lo sfruttamento alle condizioni più meschine, poi vengono definitivamente condannati alla miseria.

Gli operai di Taranto sono stati prima avvelenati poi messi sulla via del licenziamento. Anche in questo caso qualche sindacato cascherà dalle nuvole, dirà che non se lo aspettava, che non era negli accordi, come sta succedendo alla Whirlpool di Napoli. Quando la cassa integrazione, definita temporanea dal padrone, sfocerà in esuberi strutturali e lettere di licenziamento, è possibile che metteranno in campo delle mobilitazioni. Una passeggiata alla regione, un’altra al ministero e una messa con il vescovo di turno, non si negano a nessuno. I funerali sanno prepararli bene.

Il 14 giugno i sindacati organizzano lo sciopero generale dei metalmeccanici per chiedere più investimenti. Si muovono su obiettivi che sono completamente antitetici agli interessi operai. I piani di investimento vengono decisi dai padroni e servono ai loro profitti. Anche quello di Arcelor Mittal per gli stabilimenti siderurgici è un piano di investimenti. Anche gli operai che si ammalano e muoiono, che vengono sfruttati, spremuti e licenziati fanno parte dei piani di investimento.
Il capitalismo non riesce più a contenere le contraddizioni che esplodono tra l’anarchia del mercato e i piani di produzione interni. Aumenta lo sviluppo della capacità produttiva, si abbassa il saggio di profitto. Non serve assumere operai, ma licenziarli. Gli accordi che barattano salute e lavoro non riducono gli effetti micidiali della crisi. Non esiste strategia sindacale che possa mettere gli operai al riparo da questa mattanza.

Gli operai vengono gettati sul lastrico a migliaia e migliaia. In un lasso di tempo di dieci giorni si sono susseguiti licenziamenti nel gruppo Mercatone Uno, Knorr, Auchan, Whirlpool, migliaia di cassintegrati a Taranto mentre persistono le incertezze per gli operai di tutti gli stabilimenti FCA. La strategia dei sindacati di procedere, ben che vada, quando i giochi non sono già chiusi anche con la loro complicità, “caso per caso” è semplicemente rovinosa. Non può che portare alla disfatta.

Agli operai questo sistema economico non ha più nulla da offrire, neanche un posto da sfruttati. Margini per difendersi quando il capitalismo non può concedere più nulla ce ne sono pochissimi. Gli elementi migliori e più avanzati della classe, che sono passati per l’angusto orizzonte delle lotte di difesa economica, il più delle volte uscendone sconfitti, devono cominciare a muoversi sul terreno dell’iniziativa politica per mettere in discussione il sistema dei padroni. Classe contro classe. Lo scontro è politico.

Lascia una risposta