Giornale, Numero 13 del 13 aprile 2019

IL DIRITTO DEL MARE CARTA STRACCIA

 Salvini solo pochi giorni fa dichiarava sicuri i porti libici per buttare a mare nuovamente gli emigranti. La Libia è in guerra, lui è un cialtrone. Gli stati che si […]

 Salvini solo pochi giorni fa dichiarava sicuri i porti libici per buttare a mare nuovamente gli emigranti. La Libia è in guerra, lui è un cialtrone.

Gli stati che si definiscono democratici, cercano, per regolare i rapporti tra loro, di darsi delle norma di comportamento reciproco. Peccato che poi, di questi accordi ognuno ne fa quello che vuole.

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare ne è un esempio. Questa stabilisce delle zone di intervento delimitate dalla costa in cui ogni singolo stato può operare.

Le acque territoriali sono una fascia che va dalla costa fino a massimo di 22 chilometri. In quest’aerea ogni stato ha pieno potere come se fosse sulla terra. Cioè quell’acqua e il suo contenuto sono di proprietà esclusiva dello stato. Poi c’è un’ulteriore fascia di 22 chilometri, chiamata Zona contigua, in cui lo Stato ancora può punire le violazioni commesse all’interno del proprio territorio, naturalmente previo inseguimento iniziato nelle acque territoriali.

A questo si aggiunge la SAR, formulata dalla Convenzione di Amburgo la quale stabilisce che all’interno di una zona non precisata esattamente, lo stato costiero ha il diritto e dovere di salvare dei naufraghi, oltre a garantirgli la sicurezza nel rispetto degli obblighi di diritto internazionale, in particolare del principio di non respingimento. Riportiamo un passo preciso della convenzione per cui: Se uno Stato respinge una nave di migranti irregolari che ha fatto ingresso nelle proprie acque territoriali senza controllare se a bordo vi siano dei richiedenti asilo e senza esaminare se essi possiedano i requisiti minimi per il riconoscimento dello status di rifugiato, commette una violazione del principio di non respingimento sancito dallart. 33 par. 1 della Convenzione del 1951 se i territori (Stati terzi o alto mare) verso cui la nave è respinta non offrono garanzie sufficienti per lincolumità dei migranti.

In buona sostanza, oltre all’obbligo del diritto di asilo, vi è l’obbligo di portare in sicurezza i naufraghi ed accertarsi che non vi siano violazioni.

Ma cosa più importante, una nave straniera che entra nelle acque territoriali, gode della libertà di passaggio, se questo è inoffensivo. Non compie quindi nessuna violazione ed in questo caso si applica l’art. 18, par. 2 e lo Stato costiero non può invocare nessun respingimento, tanto meno costringere la nave straniera a prendere il largo.

Ma tutte queste regole che come dicevamo all’inizio gli stati che si definiscono democratici si danno e ipocritamente ritengono di attenersi, in realtà sono aria fritta. Servono solo come bandiera per poter raccontare che le regole di accoglimento dei più bisognosi sono regolate da norme sancite negli accordi internazionali. Infatti tutte queste belle cose, si fermano di fronte al potere esclusivo che ogni stato ha all’interno del porto di accoglienza. E così, una volta che la nave straniera agganciata nella zona SAR, arriva all’interno del porto, nessuna commissione internazionale ha il diritto dovere di far rispettare le regole.

Diciamo che ultimamente lo stato Italiano, nella persona del ministro Salvini, ha usato le regole a suo piacimento, tanto per confermare che gli stati quando vogliono se ne fanno un baffo di tutte le convenzioni firmate e ratificate.

Gli stati cosiddetti democratici, prima sbandierano regole di buona convivenza, ma andando poi a leggere tra le righe troviamo che alla fine non hanno nessun obbligo a rispettare le regole che formalmente vengono definite nei testi.

La Libia, nella sua zona SAR, invece di portare soccorso ai naufraghi, fa operazioni brutali di polizia, come affermato da Repubblica – giornale della borghesia di sinistra- in una sua inchiesta, e come ormai da più parti sta venendo in luce. L’Italia, facendo finta di non vedere cosa succede nei campi libici, è ben contenta che questa zona Sar libica sia estesa in modo esagerato. La guardia costiera libica ha mano libera. L’Italia non potrebbe, il condizionale è necessario, imporre alle navi straniere di mettersi sotto la protezione dei libici. La commissione europea ha detto chiaramente che la Libia non può essere considerata un porto sicuro.

Ma Salvini dall’alto della sua cialtroneria fa spallucce.

S.D.

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