Giornale, Numero 31 del 31 gennaio 2018

CARC ED OPERAI CONTRO

Cosa è successo. I CARC distribuiscono un volantino a Torino, un operaio di Grugliasco lo commenta su O.C. telematico. I CARC rispondono alle critiche dell’operaio criticando a loro volta OPERAI […]

Cosa è successo. I CARC distribuiscono un volantino a Torino, un operaio di Grugliasco lo commenta su O.C. telematico. I CARC rispondono alle critiche dell’operaio criticando a loro volta OPERAI CONTRO. La redazione del giornale non può fare a meno di rispondere in proprio: il testo dei CARC non è nient’altro che un minestrone di frasi fatte, sigle, luoghi comuni senza né capo, né coda. Probabilmente chi lo ha redatto sa di cosa parla ma noi non abbiamo intenzione di dare valore teorico o politico o di dibattere su corte frasi raffazzonate. Quasi tutta la letteratura che si definisce di “sinistra” usa frasi fatte come timbri ed ha la boria di esprimere così programmi ed analisi degni di questo nome. E’ ora di superare questa merce scadente e ridare alla necessità degli operai di liberarsi degli strumenti di critica teorica ed un’azione politica coerente. Le sole poche cose che riteniamo sia necessario chiarire anche se molto brevemente sono queste:

  1. Sulla Costituzione, voi, i CARC, ripetete la richiesta dell’applicazione della parte “progressista” che essa contiene. Le famose parti progressiste si sono, non da oggi, dimostrate illusorie nella forma, inapplicabili nei contenuti, comunque ambigui, stante il quadro dei rapporti economici dominati dai padroni nei quali l’Italia si trovava e si trova come settima potenza capitalista mondiale. Il riconoscimento della proprietà privata, della libera iniziativa ha fatto della Costituzione la carta della Repubblica borghese. Il riformismo di “sinistra” con la famosa “repubblica fondata sul lavoro” ha coperto, per decenni, agli occhi di tutti gli sfruttati il contenuto vero della Repubblica, il suo essere la forma statale della dittatura dei padroni sugli operai. Che ancora, voi, marciate e marcite sulla strada dell’applicazione della Costituzione è significativo. Siete riformisti, il comunismo è abituato di ogni Costituzione ad evidenziarne il contenuto di classe e combatterla come tale. Voi volete applicarne una parte come se si potesse sezionarla, ma anche la parte che vi piace è borghese: la Repubblica fondata sul lavoro, lavoro di chi per chi? Anche i padroni vogliono che si lavori, da schiavi per loro.

  2. Sostenete, voi dei CARC, che la crisi travolge il tessuto produttivo del paese. E voi sareste comunisti! La crisi travolge un modo di produzione ed è un dato di fatto che attraversi tutto il mercato mondiale. Andate pure a braccetto del nazionalismo produttivo, della difesa della produzione nazionale, troverete tanti amici nel sindacato venduto e nei partiti dei borghesi. La lotta alla chiusura delle fabbriche, ai licenziamenti si fa per mettere in luce la maledizione del profitto, per mettere in discussione il sistema di sfruttamento dei padroni in ogni parte del mondo, non certo per difendere il tessuto produttivo del proprio “paese”. Oggi a livello mondiale nessuno difende meglio di Trump il suo tessuto produttivo, quello degli Stati Uniti. State attenti, questo vostro accanimento nel difendere le fabbriche in quanto sono nel “vostro paese” porta lontano.

  3. Sul governo di “blocco popolare”. Ancora il popolo, di quali classi è composto oggi? Nessuna risposta, è bello riempirsi la bocca di questo termine che fa così alternativi ma della sua stratificazione economica nessun cenno, della differenziazione degli interessi che vi corrispondono meglio non parlarne. E del rapporto di questo popolo con lo sfruttamento degli operai è lecito o no parlarne? Meglio di no, altrimenti potremmo scoprire che qualche settore di questo popolo è ben deciso a difendere i suoi piccoli privilegi chiedendo agli operai di fare sacrifici per salvare l’economia nazionale. Il popolo impiegatizio medio alto lo conosciamo bene. Comunque quello che si capisce è che vi immaginate un governo di questo popolo che “passi sopra gli interessi della classe dominate”. Una fantasia antica, il governo inteso come organismo politico “esterno” alla classe dominante. In realtà stante una società dominata dal modo di produzione del capitale, qualunque governo, comunque si dipinga non sarà che il comitato d’affari dell’intera classe dei borghesi. Si chiami esso popolare o democratico. Ma nella tradizione riformista il governo è inteso come organismo che si può rendere indipendente dalla società ed essere capace di limitare il potere e gli interessi della borghesia, i socialisti di Nenni e poi di Craxi andarono al governo con l’impegno di limitare lo strapotere dei monopoli, conosciamo il ruolo che svolsero nel rafforzare il potere del grande capitale negli anni del secondo dopoguerra. Che voi oggi sosteniate nella sostanza lo stesso percorso riformista, un governo che passi sopra gli interessi della classe dominante fa sorridere, quando lo ammantate di comunismo è meglio lasciar stare.

Operai Contro sarà anche disfattista ma non illuderà mai gli operai che è possibile farla finita con la schiavitù del lavoro salariato tramite il voto e con un governo di blocco popolare, compresi i borghesi. Saremo disfattisti, ma come operai, con il riformismo e le illusioni della piccola borghesia abbiamo chiuso, da anni.

 

LA LETTERA DEI CARC

In risposta alla critica dei compagni di Operai Contro

Agenzia Stampa CARC

gennaio 25, 2018

In breve

La settimana scorsa la sezione di Torino del P.CARC ha diffuso un volantino davanti ai cancelli dello stabilimento FCA di Mirafiori (il testo del volantino diffuso è riportato al link http://www.carc.it/2018/01/15/contro-la-morte-lenta-dello-stabilimento-fca-di-mirafiori/ ). I compagni di Operai Contro (OC) hanno diffuso tramite il loro sito e la loro mailing list una critica al testo di questo volantino che potete leggere in appendice. Ringraziamo i compagni di OC per aver sollecitato il dibattito e per la franchezza delle loro critiche

I compagni di OC così facendo favoriscono di fatto una tendenza positiva nel processo di rinascita del movimento comunista nel nostro paese anche se sono molte, importanti e decisive le divergenze tra noi e loro. Ad esempio noi e la carovana del (nuovo)PCI sosteniamo che dal bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria si ricavano i principi universali di una scienza, il marxismo-leninismo-maoismo, grazie a cui è oggi possibile alimentare ovunque nel mondo la rinascita del movimento comunista e il sorgere di una nuova seconda ondata di rivoluzioni proletarie, per combinazione di rivoluzioni socialiste nei paesi imperialisti come il nostro e rivoluzioni di nuova democrazia nei paesi oppressi. I compagni di OC sono invece di tutt’altro avviso, rifiutano di fare un bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria e lo rifiutano perché, di fondo, hanno assorbito l’idea propagandata dalle classi dominanti e amplificata dalla sinistra borghese, che da questa esperienza non ci sia nulla da imparare, che il movimento comunista sia cosa morta e sepolta, che non esiste una scienza della rivoluzione socialista, che quanti oggi vogliono contribuire alla liberazione della classe operaia dall’oppressione capitalistica (come OC si propone di fare) non ha  principi scientifici di provata validità cui attenersi e da applicare, traducendoli nella situazione concreta in cui opera. Ciò fa di OC uno degli agenti, presso la classe operaia, di quello stesso disfattismo promosso più in grande da organizzazioni della sinistra borghese che si richiamano al movimento comunista (come ad esempio Rete dei Comunisti) e che trae origine dalla soggezione ideologica alle concezioni delle classi dominanti, della borghesia e del clero nel nostro paese. Di fatti entrambi, OC e RdC, concordano che siamo all’ “anno zero” e non c’è niente da fare per la rinascita del movimento comunista all’infuori del promuovere lotte rivendicative su lotte rivendicative, secondo OC per costruire il “partito operaio indipendente”, secondo RdC per costruire il sindacato metropolitano e una sponda politica nelle assemblee elettive.

Tuttavia che OC alimenti dibattito, come dicevamo, è molto positivo. E’ la dimostrazione che sebbene la loro impostazione ideologica trasudi disfattismo, il corso catastrofico delle cose  e il processo di rinascita del movimento comunista (che seppur lentamente avanza anche nel nostro paese) li costringono ad occuparsi di un volantino del P.CARC rivolto agli operai di FCA di Mirafiori e della linea del Governo di Blocco Popolare, il piano d’azione cui il P.CARC aderisce con lo scopo dichiarato di contribuire alla guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata che il (nuovo)Partito Comunista Italiano conduce nel nostro paese dalla sua costituzione in clandestinità nel 2004.

“Il CARC o i guardiani della Costituzione” titola l’articolo di OC e vedremo poi come il titolo dell’articolo prende spunto da un limite effettivo del testo del nostro volantino. Qui i compagni della sezione torinese scrivono giustamente di impegnarsi a sostenere tutti gli operai FCA che vogliono mettersi sulla strada di creare reparto per reparto e officina per officina un tessuto di Organizzazioni Operaie (OO), per prendere in mano la situazione in azienda contro i piani di Marchionne di “morte lenta” dello stabilimento di Mirafiori, per uscire dall’azienda con lo scopo di attrarre solidarietà attorno alla propria lotta e collegarsi con le OO di altre aziende in crisi. Il volantino spiega che il nostro sostegno a chi vorrà mettersi su questa strada è parte del lavoro che conduciamo per creare le condizioni per l’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare. Sull’obiettivo del Governo di Blocco Popolare OC fa banale ilarità, ma questo obiettivo significa che non offriamo il nostro sostegno agli operai FCA per aggiungerci alla schiera di quanti fanno appello agli operai “a lottare”, lottare e lottare ancora,  per poi concludere, come è costume diffuso nella sinistra borghese, che in FCA non c’è niente da fare perché gli operai non vogliono più saperne della lotta. A ragion veduta, aggiungiamo noi, gli operai FCA non vogliono più saperne di lottare al carro dei sindacalisti di regime che li hanno venduti a più riprese, al carro dei promotori di piattaforme rivendicative radicali quanto irrealizzabili senza un governo del paese capace di farle ingoiare al padronato. Dunque nel volantino scriviamo che offriamo il nostro sostegno agli operai FCA affinché creino proprie organizzazioni autonome e agiscano da Nuova Autorità Pubblica della fabbrica e del territorio, come i Consigli di Fabbrica esistiti in gran numero nel nostro paese negli anni ’20 e negli anni ’70 (consigliamo a chi volesse approfondire la lettura dell’opuscolo sul Consiglio  di Fabbrica della Philco di Bergamo degli anni ’70 al link: http://www.carc.it/2014/05/03/un-esempio-di-nuove-autorita-popolari-il-consiglio-di-fabbrica-della-philco-negli-anni-70/ ) ma differentemente da questi per i loro scopi

Oggi, sia per tenere aperte le aziende e fare fronte alla crisi che travolge il tessuto produttivo del paese (espressione che i compagni di OC prenderanno sul serio quando inizieranno ad occuparsi della lotta per il socialismo nel nostro paese) sia per avanzare nella rivoluzione socialista è necessario creare le condizioni dell’instaurazione di un governo capace di passare sopra agli interessi della classe dominante e che abbia i suoi centri di potere nelle Organizzazioni Operaie e nelle Organizzazioni Popolari del paese (è la linea del Governo di Blocco Popolare di cui abbiamo ampiamente trattato nella nostra letteratura). La moltiplicazione di Organizzazioni Operaie e il loro agire da Nuova Autorità Pubblica è quanto di più avanzato oggi la classe operaia può fare per difendersi al meglio dagli attacchi del padronato e perché la sua resistenza sia fattore della mobilitazione rivoluzionaria che instaurerà il socialismo, obiettivo la cui realizzazione  oggi può trarre giovamento  dalla creazione delle condizioni per un Governo di Blocco Popolare (GBP).

Quindi sosteniamo la costruzione di Organizzazioni Operaie e Popolari e che diventino la rete di nuova governabilità del paese e così facendo costruiamo il nuovo potere (quello della classe operaia), costruiamo la rivoluzione socialista.

Un governo dei guardiani della Costituzione? Su questo punto il volantino dei compagni della sezione di Torino è approssimativo e da adito a incomprensioni quando afferma che il programma del GBP consisterà nell’applicazione della Costituzione del 1948. Infatti il programma del GBP consiste principalmente nell’applicazione delle parti progressiste della Costituzione del 1948 (sistematicamente aggirate, ignorate e eluse dal 1948 ad oggi) e quindi, secondariamente, nella violazione delle sue parti reazionarie (di cui è ovvia la presenza stante il carattere di compromesso della Costituzione del 1948 tra il movimento comunista del nostro paese e le classi dominanti). Per tornare ai fasti del “capitalismo del volto umano”? Proprio all’opposto del pensiero che OC ci attribuisce, riteniamo che la seconda crisi generale del capitalismo determina la situazione rivoluzionaria in sviluppo e davanti a noi ci sono due vie: la sovversione dell’ordinamento politico, economico, sociale vigente o attraverso la mobilitazione reazionaria delle masse al seguito della borghesia imperialista e del clero o attraverso la mobilitazione rivoluzionaria delle masse al seguito della classe operaia organizzata nel movimento comunista.

Sono cose dell’altro mondo per OC che ritiene inservibile il patrimonio teorico del vecchio movimento comunista e la scienza che esso ha elaborato per analizzare la realtà. Tuttavia, che OC voglia o meno, è in questo contesto che si svolge la lotta in corso per il GBP ed è per questo che la sua affermazione non segnerà alcun ritorno ai tempi dell’accumulazione capitalistica, bensì aprirà una fase di guerra civile che la borghesia imperialista non esiterà a scatenare per ripristinare il proprio ordine. E’ fronteggiando questa guerra civile che la classe operaia e le masse popolari compiranno una scuola di comunismo su larga scala e il movimento comunista potrà rafforzarsi in misura decisiva da passare ad un piano più avanzato, superiore della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata per l’instaurazione del socialismo nel nostro paese. Questa è una via possibile e a nostro avviso percorribile per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese ed è la via cui come P.CARC aderiamo e che chiamiamo tutti gli operai avanzati a sostenere.

In conclusione, messo in chiaro l’inquadramento strategico della lotta per il GBP nel nostro paese, è su questi temi che proponiamo ai compagni di OC di esprimersi, avanzare critiche, approfondire il dibattito cui giustamente hanno dato impulso. E’ per questo che consigliamo loro e tutti gli operai avanzati che oggi cercano una strada affinchè la classe operaia torni ad essere forte, la lettura della Dichiarazione Generale del IV Congresso (http://www.carc.it/2015/05/07/dichiarazione-generale/), ottima sintesi della linea che il P.CARC applica per creare le condizioni dell’instaurazione del GBP  e dell’analisi della situazione su cui si fonda.

Il CARC o i guardiani della Costituzione.

All’attenzione di Operai Contro

( Da un volantino distribuito alla Mirafiori di Torino )

“Difendere su larga scala il tessuto produttivo del nostro paese”.

A chiederlo non è il presidente di Confindustria, neanche Gentiloni o un ministro del suo governo, ma il partito dei CARC, che lo rivendica in nome del comunismo!

Leggiamo testualmente: “ Il Partito dei CARC sostiene tutti gli/le operai/e che vogliono mettersi su questa strada, con l’obiettivo di difendere i posti di lavoro a Mirafiori e di creare le condizioni per l’instaurazione di un Governo di Blocco Popolare, un governo del paese al servizio delle masse popolari che applichi la Costituzione del 1948 e prenda le misure necessarie per difendere su larga scala il tessuto produttivo del nostro paese”.

Il CARC vuole ricalcare il processo di accumulazione capitalistica del dopoguerra, chiamando gli operai a sostenere proprio quella Costituzione che ai padroni ha garantito e garantisce un sistema sociale, legalmente fondato sullo sfruttamento degli operai.

Al CARC non manca il nazionalismo con la difesa “della produzione Fca in Italia”, Come dire a Marchionne di chiudere fabbriche (e licenziare operai) in Brasile o altrove, ma non in Italia.

Esilarante il “Governo di Blocco Popolare”! Con questo il CARC vuole che il Popolo Blocchi tutte le entrate e le uscite del Parlamento e non lasci passare più niente e nessuno finché quelli dentro restano tutti secchi?

Saluti da Grugliasco

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