DICHIARAZIONE SULL’UCRAINA

Un varco si è aperto in quella congrega di piccola borghesia, professori e canuti aspiranti capi di movimenti che si ritengono di sinistra ma che  ….
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Un varco si è aperto in quella congrega di piccola borghesia, professori e canuti aspiranti capi di movimenti che si ritengono di sinistra ma che hanno con ogni mezzo, con ogni contorsione logica giustificato, ribilanciato, coperto l’imperialismo russo; senza rendersi conto che così sono finiti per togliere alla lotta contro l’imperialismo mondiale, sia esso russo, europeo, americano, cinese ogni valore rivoluzionario. Dal varco che si è aperto viene fuori un comunicato, sottoscritto anche da attivisti e intellettuali della sinistra in Italia, che sulla vicenda ucraina rifonda una coerente posizione antimperialista, un internazionalismo antimperialista che è l’unica possibilità di unione militante fra gli operai delle nazioni dominanti e gli operai delle nazioni oppresse. Come operai e come redazione di Operai Contro salutiamo con slancio l’iniziativa, non tutto è perduto, ci sono in giro ancora dei compagni, e la resistenza del popolo ucraino li sta facendo venire alla ribalta.


CON LA RESISTENZA DEL POPOLO UCRAINO
PER LA SUA VITTORIA CONTRO L’AGGRESSIONE

Come all’epoca della lotta di liberazione del popolo vietnamita, siamo sempre stati dalla parte dei popoli oppressi o aggrediti, sia che gli aggressori fossero gli Usa (e i loro alleati della Nato) o l’Urss (e i suoi alleati del Patto di Varsavia).
Siamo consapevoli che, varcando oceani e continenti diversi, la lotta di liberazione nazionale e sociale dei popoli è unica e mondiale.
Non abbiamo mai accettato né accettiamo ora che una qualsiasi potenza o blocco militare possa impedire a un popolo di decidere del proprio futuro, in contrasto con il diritto dei popoli all’autodeterminazione nazionale.
Per questi motivi siamo a fianco della Resistenza del popolo ucraino contro l’aggressione dell’imperialismo russo e il suo tentativo di ricostruire l’Impero zarista, divenuto poi sovietico.
Come per le altre lotte di liberazione nazionale, la nostra solidarietà con il popolo dell’Ucraina è senza condizioni e prescinde dal giudizio sulla sua direzione politica, poiché spetta unicamente alle ucraine e agli ucraini decidere del futuro del loro Paese.
Così come spetta solo al popolo dell’Ucraina decidere se continuare la guerra per l’indipendenza nazionale e i termini della pace con l’aggressore.
L’efficace Resistenza ucraina all’invasione della superpotenza russa dimostra senza alcun dubbio la forza del fattore morale e quale sia la volontà del popolo, contro quelle teorie para-razziste che fanno degli ucraini solo un giocattolo in mano della Nato. In questo senso possiamo dire invece che il popolo ucraino ha già vinto moralmente e politicamente. Più difficile sarà invece la vittoria anche militare che noi ovviamente sosteniamo.
La guerra voluta dal regime semidittatoriale di Putin:
– è un’aggressione contro le vite dei cittadini ucraini e contro l’indipendenza del popolo ucraino;
– è un’aggressione contro i cittadini-soldati russi d’ogni nazionalità, mandati al macello e a macellare per rafforzare il regime politico interno e il capitalismo russo;
– è una minaccia dell’imperialismo e del nazionalismo grande-russo a tutte le Repubbliche post-sovietiche;
– è un incitamento alle altre potenze imperiali ad attuare interventi militari nel mondo;
– ha già avuto l’effetto di rafforzare ed estendere la Nato, facendo aumentare le spese militari;
– è un incitamento alla proliferazione dell’arma nucleare, in quanto l’Ucraina aveva volontariamente ceduto alla Russia le testate strategiche e tattiche, e i vettori che ne facevano la terza potenza nucleare mondiale. In cambio, nel 1994 la Russia si era impegnata a rispettare l’integrità e la sovranità dell’Ucraina. Questa è il primo Stato al mondo (dopo il Sudafrica) ad aver attuato il disarmo nucleare unilaterale.
Che il regime semidittatoriale nazionalista russo, sostenitore di molte organizzazioni della destra europea, intenda «denazificare» l’Ucraina è un insulto alle vittime dell’Olocausto, all’antifascismo, al sacrificio degli stessi popoli sovietici nella guerra contro il Terzo Reich.
Non si può dire che questa sia una guerra tra imperialismi, perché l’Ucraina non è un Paese imperialista ma è penetrato dal capitale russo e occidentale.
Non si può intendere la pace come accordo tra potenze imperialistiche che si spartiscono sfere d’influenza alle spalle dei popoli.
Non si può dire semplicemente «fermate la guerra», ma si deve lottare per il ritiro delle truppe d’invasione oppure la loro sconfitta militare.
Non si può dire al popolo dell’Ucraina «resistete!» senza riconoscergli il diritto di procurarsi le armi adeguate alla sua autodifesa dove e come può.
Non vi può essere equidistanza fra la Resistenza di un popolo e l’aggressore.
Per questo chiediamo la massima solidarietà ideale e materiale con la Resistenza del popolo ucraino contro l’invasione imperialista di Putin. Chiediamo solidarietà a chi in Russia si oppone alla guerra rischiando molti anni di carcere e a quei soldati russi che rifiutano di continuare a combattere i fratelli ucraini.
Oltre a iniziative locali di solidarietà con il popolo dell’Ucraina proponiamo che si arrivi a una giornata mondiale di solidarietà con la Resistenza ucraina, come già fu per la lotta di liberazione del Vietnam e contro l’aggressione imperialista all’Iraq.
Sulla base di questa nostra Dichiarazione aderiamo all’iniziativa dello European Network in Solidarity with Ukraine (ENSU).
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Primi firmatari:
(Italia) Antonella Marazzi, Roberto Massari, Michele Nobile, Riccardo Bellofiore, Oreste Scalzone, Laris Massari, Giorgio Amico, Andrea Furlan, Giovanna Vertova, Liben Massari, Dario Giansanti, Cinzia Nachira, Anna Della Ragione, Walter Baldo C., Andrea Coveri, Marco Noris

(Argentina) Horacio Tarcus, Beatriz Sarlo, Vera Carnovale, Laura Fernández Cordero, Martín Baña, Alejandro Gallian, Maristella Svampa, Pablo Stefanoni, Pablo Alabarces, Carlos Altamirano, Carlos Penelas, Mariano Schuster, Abel Gilbert, Alejandro Katz, Horacio Ricardo Silva, Karina Jannello, Adrián Gorelik, Hugo Vezzetti
(Brasil) Maria Elisa Cevasco, Vanessa Oliveira
(Canada) Jeffery R. Webber
(Chile) Patricioi Calderón
(Cuba) Julio César Guanche
(Ecuador) Marc Saint-Upery
(Ellada [Ελλάδα]) Tassos Anastassiadis
(España) Jaime Pastor Verdú, Alfons Bech
(Euskal Herria) Joxe Iriarte «Bikila»
(France) Michel Antony, Michael Löwy, Richard Neuville, Dardo Scavino, Jean Puyade, Christian Mahieux, Patrick Silberstein, Robi Morder, Mariana Sanchez, Hélène Roux, Elisa Moros, Catherine Samary, Pierre Pelan, Patrick Le Trehondat, Sylvain Silberstein, Romain Descottes, Francis Sitel, Armand Creus, Jean-Paul Bruckert, Eva Roussel, Irène Paillard, Stefan Bekier, John Barzman, Laurence Boffet, Nara Cladera, Hortensia Ines, Julien Troccaz, Jan Malewski, Vincent Présumy, Julien Salingue, Michel Lanson
(India) Jairus Banaji, Rohini Hensman
(México) Rafael Mondragón, Manuel Aguilar Mora, Ismael Contreras, Jaime González, Alvaro Vázquez, José Juan Grijalva
(Nederland) Jan Lust
(Österreich) Christian Zeller
(Panama) Ligia Arreaga
(Perú) Hugo Blanco, José-Carlos Mariátegui (nieto)
(Polska) Zbigniew M. Kowalewski, Katarzyna Bielińska, Stefan Zgliczyński, Michał Siermiński, Szymon Martys, Paweł Szelegieniec, Artur Maroń, Jacek Drozda, Paweł Michał Bartolik, Michał Kozłowski
(Suisse-Schweiz-Svizzera) Stefanie Prezioso, Jean Batou
(Ukraïna [Україна]) Hanna Perekhoda, Vladislav Starodubtsev, Taras Bilous, Denys Gorbach
(United Kingdom) Alessandra Mezzadri, Gilbert Achcar
(United States) Scott Carter, Linda Allegro, Dan La Botz, Sherry Baron, Samuel Farber, Nancy Hollmstrom
(Uruguay) Gerardo Garay, Gerardo Caetano

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