LA PELLE NON LA RISCHIANO NÈ FCA, NÈ I CAPI SINDACALI. MA SOLO NOI OPERAI

Siamo a livello di 600 morti al giorno, ma FCA e sindacalisti confederali hanno sentito il bisogno di accordarsi su come dovremo lavorare sulle linee in pieno coronavirus. La solita mascherina e un po’ di disinfettante. Il sindacato si è scavato la fossa fra gli operai.
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Siamo a livello di 600 morti al giorno, ma FCA e sindacalisti confederali hanno sentito il bisogno di accordarsi su come dovremo lavorare sulle linee in pieno coronavirus. La solita mascherina e un po’ di disinfettante. Il sindacato si è scavato la fossa fra gli operai.


Nella giornata di giovedì 9 aprile ci sono stati in questo paese 4.204 nuovi casi e 610 vittime da coronavirus. Quelli dichiarati. In verità i contagiati sono molti di più e moltissimi non sanno ancora di averlo in corpo. Le vittime da Covid-19 sono anch’esse molte di più e non vengono contate tutte. E’ un virus che non scherza, sono già decine di migliaia in questo paese i morti. Dove i padroni hanno forzato per lasciare aperte le fabbriche i morti sono tantissimi. Quando gli operai si muovono, tante altre persone si muovono intorno ad essi, il contagio aumenta e i morti pure. Questo dovrebbe far riflettere e dovrebbe condurre chi governa questo sistema a porre in essere decisioni per tutelare l’intera collettività, invece nonostante l’aumento complessivo dei contagiati e dei morti, tantissimi sono gli operai che si muovono per raggiungere le attività produttive non essenziali che sono rimaste aperte. A questi si uniscono tutti gli operai che lavorano in luoghi dove si producono beni essenziali, che molte volte devono fare i conti con operai che contraggono il virus e con dispositivi che non servono a nulla. Mentre la situazione è questa, il sindacato confederale il 9 Aprile 2020 ha firmato con il padrone Fca un accordo per un’eventuale apertura delle fabbriche, considerando che il 13 di questo mese sarebbe dovuto scadere il blocco di alcune attività non essenziali nel quale rientra anche la stessa Fca. Il governo Conte ha poi prorogato le misure fino al 4 maggio, ma con l’accordo Fca e capi sindacali hanno già stabilito come bisognerà riprendere il lavoro pur sapendo che il pericolo di infettarsi sarà ben presente. Per ovviare al problema hanno tirato fuori dal cappello un eminente scienziato, Roberto Burioni, che garantisce, non si sa che cosa, visto che nessuno è in grado oggi di sapere qualcosa di definitivo sul contagio.
Il sindacato che dovrebbe tutelare gli interessi degli operai, invece di chiedere la proroga del fermo delle fabbriche che producono beni non essenziali, invece di opporsi al fatto che con una semplice autocertificazione i padroni di fatto stanno tenendo aperte moltissime fabbriche che producono beni non essenziali, si è incontrato con il padrone e ha stabilito che noi operai, una volta che lo decide il governo, possiamo tornare in fabbrica. Di fronte a un esponenziale aumento complessivo del numero di morti Fim, Fiom e Uilm invece di chiedere che gli operai devono restare a casa, si sono affrettati a dichiarare che gli operai possono uscire dalle proprie abitazioni, convivere con il virus e andare a produrre per far felice il padrone.
A noi operai sarà misurata la temperatura, ci daranno qualche mascherina, degli stracci per pulirci la postazione in aggiunta al lavoro già previsto, del gel igienizzante che potremo prendere nei pochissimi minuti di pausa e ci faranno firmare alcuni fogli sul diario prevenzionale, come è stato fatto in passato per altre questioni. Ovviamente, poiché conviene al padrone, gli operai che hanno problemi di salute se faranno arrivare il certificato potranno rimanere a casa. Questi parassiti hanno dimenticato che esistono gli asintomatici, che i tamponi, nella porcheria d’accordo, non sono previsti, che gli operai possono essere contagiati durante il tragitto poiché fanno anche centinaia di chilometri e utilizzano gli autobus, che le mascherine chirurgiche non sono assolutamente sufficienti (sono oltre 100 i medici e oltre 30 gli infermieri morti, nonostante avessero le mascherine chirurgiche).
La piccola borghesia nelle fila del sindacato ha dimostrato ancora una volta la convergenza di interessi con il padrone, peccato che gli operai ancora credono che questi personaggi possano rappresentare i loro interessi e non abbiano ancora aperto gli occhi sulla funzione che svolgono nel sottomettere gli operai agli interessi dei padroni, al punto che oggi, in piena pandemia, sono pronti a sacrificare la nostra stessa pelle sull’altare dei profitti.
Crocco, operaio di Melfi

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