I DIVERSI MODI DI PETTINARE LE BAMBOLE

RIFLESSIONI SUL PERCORSO DELLA COSTITUZIONE DEL PARTITO OPERAIO PER IL DIBATTITO A un mese circa dal mio contributo critico sul partito operaio, voglio riprendere il filo del dibattito ricollegandomi ai tanti interventi susseguitosi su questo telematico, sempre con finalità costruttive anche se critiche. Il fine è di riaccendere la discussione. I DIVERSI MODI DI PETTINAR LE BAMBOLE. Parliamoci chiaro, il pettinar le bambole è un prodotto della cultura della delega promossa con metodo dalla borghesia da quando, formalmente, è stata istituita la cosi detta “democrazia rappresentativa”, ed è un’attività molto più diffusa di quello che si pensi. La nostra […]
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RIFLESSIONI SUL PERCORSO DELLA COSTITUZIONE DEL PARTITO OPERAIO

PER IL DIBATTITO

A un mese circa dal mio contributo critico sul partito operaio, voglio riprendere il filo del dibattito ricollegandomi ai tanti interventi susseguitosi su questo telematico, sempre con finalità costruttive anche se critiche. Il fine è di riaccendere la discussione.

I DIVERSI MODI DI PETTINAR LE BAMBOLE. Parliamoci chiaro, il pettinar le bambole è un prodotto della cultura della delega promossa con metodo dalla borghesia da quando, formalmente, è stata istituita la cosi detta “democrazia rappresentativa”, ed è un’attività molto più diffusa di quello che si pensi. La nostra società a parole incoraggia la partecipazione, ma poi questa deve essere ricondotta nei canali della delega, l’azione diretta, nei fatti è sempre contrastata. Se a ciò si aggiunge la cultura individualista, promossa a tutti livelli e con tutti i mezzi possibili, si comprende come la maggior parte delle persone preferisce “essere rappresentata” piuttosto che impegnarsi in prima persona. È una situazione oggettiva, bisogna prenderne atto, non si può ribaltare questa situazione dall’oggi al domani. È chiaro, però, che il “pettinar le bambole” non è sempre uguale, ci mancherebbe altro! Una cosa è il qualunquismo di chi ha la pancia piena, altra cosa è il non agire degli operai, minacciati di perdere il posto lavoro, chi vuole mai sostenere il contrario? Se si vuole, però, interpretare correttamente la realtà bisogna scendere sul piano del popolo e capire come realmente stanno le cose.  Allora si comprenderebbe come in tante realtà, come quella siciliana, gli operai sono comunemente ritenuti dei privilegiati, gente che vive del proprio lavoro e non di “elemosina”, che ha versato i contributi, non lavora in nero, e deve eterna gratitudine al suo donatore di lavoro. In questa situazione qualsiasi richiamo alla cultura operaia non sarebbe compresa, non avrebbe un’azione aggregante. Dalle mie parti, per esempio, il titolare di una attività è anche il sindaco di un paesino, ed è riverito e osannato come benefattore, perché “permette a tante persone di mangiare”. Non si può prescindere dalle realtà locali se si vuole cambiare, nei fatti, la società. Come far prendere coscienza ai (pochi) operai siciliani è davvero difficile capirlo. Della realtà economica siciliana, però, mi riservo di parlare dettagliatamente in un altro intervento.

Il pettinar le bambole riguarda anche tanti sedicenti rivoluzionari che “stanno con la bocca aperta aspettando che il frutto maturo cada in bocca”, come si dice da queste parti, cioè tutti quelli che aspettano il momento propizio per agire, mentre nel frattempo si perdono i logorroiche discussione sul “CHE FARE”. Non ci raccontiamo balle, la realtà non cambia per opera dello spirito santo ma intervenendo, in qualsiasi modo sul territorio, anche la semplice denuncia di tutte le magagne conosciute è opportuna e doverosa.

Infine c’è il pettinar le bambole indotto dalla cultura dominante che interessa la maggioranza della popolazione che subisce il lavaggio del cervello, dalla televisione, pubblicità e quant’altro è utilizzato per “plasmare” le coscienze. Come si può pensare di creare una coscienza di classe con chi guarda la tv spazzatura?

Adesso, però, permettetemi delle considerazioni sui tanti interventi succedutosi in questo periodo.

LA CORRETTEZZA DIALETTICA. Voglio essere sincero, non mi sono piaciuti i toni di alcuni interventi, quando si deve dibattere, bisogna avere rispetto per la storia personale e politica dei nostri interlocutori. Consentitemi di dire che gli attacchi alla persona denotano una scarsa maturità politica. Si possono avere delle posizioni divergenti, ma è più costruttivo trovare le convergenze, altrimenti non si va da nessuna parte. Sarà la prassi a selezionare chi è sinceramente rivoluzionario. Sapete quante risate si fa la borghesia quando avvengono queste stucchevoli discussioni: “ I soliti corpuscoli della sinistra estrema che perde il tempo a spaccare il capello in quattro per decidere chi è più rivoluzionario, ma non conteranno mai un cazzo perché sono divisi” ecco cosa pensano di noi chi ci “segue”.

IL PROBLEMA DELLA VIGILANZA. Personalmente penso che, con i mezzi tecnologici attuali, coloro che ci tengono sotto osservazione sanno “quanti peli abbiamo nel culo”, perciò è inutile nascondersi più di tanto per paura di essere individuati.

IL CONFLITTO TRA TEORIA E PRASSI. Perché porsi il problema, saranno le vicende concrete a selezionare chi veramente vuole cambiare le cose, com’è detto, tra l’altro detto nei cinque punti del partito operaio. È vero, però, che prassi senza teoria è un vuoto spontaneismo, facilmente strumentalizzabile, la teoria senza azione non serve a niente. L’importante è bloccare pretese egemoniche di chi si ritiene intellettuale e non si avvicina al partito con spirito di servizio.

IL BICCHIERE MEZZO PIENO. Ma lo vogliamo smettere di piangerci addosso nel vedere ciò che non riusciamo a ottenere e non pensiamo ai progressi compiuti? Nel tempo il giornale è cresciuto, ha dato voce a immigrati, disoccupati, precari oltre che, chiaramente a varie realtà operaie. Non si può pretendere che si annulli con un niente decenni di cultura della delega e individualista che pervade, anche, la classe operaia.

LA MIGLIOR DIFESA E’ L’ATTACCO. Perché non farsi promotori di lotte, iniziative o altre azioni concrete, come movimento, invece di accodarsi a iniziative promosse da altri, e su questo cercare aggregazione? Lo so non è semplice ma perché non continuare l’azione di contrasto alla legge sul lavoro?

LE RELAZIONI INTERNAZIONLI. Un aspetto non emerso nel dibattito. Esistono in altre parti del mondo gruppi che stanno attuando un percorso simile, se si che relazioni s’intrattengono? Sarebbe di estrema importanza un coordinamento internazionale degli operai e di altri emarginati, ormai nel mondo globalizzato, non si può più ragionare solo in termini locali.

Abbandoniamo la cultura della delega e riprendiamoci il nostro destino.

Che cosa abbiamo da perdere?

PIERO DEMARCO

 

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