BONUS CARBURANTE, AL BUON CUORE DEL PADRONE

Concentrati sui 200 euro pochi si sono accorti che sarà “l’imprenditore” a decidere a chi darli e quanto darne. Semmai questo non è che il proseguire sulla strada per trasformare dei dipendenti in sudditi costretti ad elemosinare. La contrattazione sindacale e collettiva è per i governi una pratica inutile.
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Concentrati sui 200 euro pochi si sono accorti che sarà “l’imprenditore” a decidere a chi darli e quanto darne. Semmai questo non è che il proseguire sulla strada per trasformare dei dipendenti in sudditi costretti ad elemosinare. La contrattazione sindacale e collettiva è per i governi una pratica inutile.


 

Caro Operai Contro, i bonus carburanti 200 euro per un anno esentasse, sono briciole, ed è più grave a completa disponibilità del buon cuore del padrone.
Questo bonus è spendibile per motori benzina, gasolio, Gpl, metano, elettrici, non esistono procedure per richiederlo, come deciso dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio 2023.
Ma il rebus è che essendo facoltativo vien distribuito su iniziativa dei “datori di lavoro”. Si potrà avere solo per gentile concessione del padrone.
Proprio per questo nelle fabbriche gli operai che coalizzati lo rivendicano, possono sentirsi rispondere picche, ancora peggio se lo si va a chieder in ordine sparso.
Senza alcun obbligo dunque lo possono erogare le aziende private, non verrà computato come reddito per il lavoratore dipendente che lo riceve. Di conseguenza su quell’importo non verranno pagate imposte, tasse e contributi e lo sconto è deducibile ai fini Irpef e Ires. Ci mancava altro che fare una trattenuta anche su questo “regalino”.
I destinatari potenziali e ripetiamo POTENZIALI sarebbero operai e lavoratori a tempo pieno, tempo parziale, tempo indeterminato o con contratto a scadenza, apprendisti e stagisti inseriti nella forza lavoro aziendale, esclusi gli avventizi pagati con voucher. Anche i dipendenti di lavoratori autonomi e studi professionali rientrano fra i percettori.
Lasciando libero arbitrio alle aziende, queste, in base a proprie valutazioni decidono di dare o meno i bonus, a chi darlo e con quali criteri.
Nella giungla della precarizzazione del lavoro, dei contratti atipici, degli stage non pagati, ecc., il governo Meloni dopo aver ripescato i voucher, va nella direzione di ripristinare la figura del padre-padrone, tutto ciò che vuole e decide è legge. Senza vedersela con gli operai e i loro sindacati, anche se quest’ultimi, “gialli” o corporativi.
Sembra proprio che il governo Meloni abbia impostato questo decreto, pensando alle vecchie corporazioni fasciste: se gli operai identificano i propri interessi con quelli del padrone, per il bene della Patria, allora il padrone sarà “comprensivo” con loro. Le solite briciole tenendo beninteso le debite distanze, ognuno al suo posto ma in pace sociale.
Di fatto è un’altra spinta per lasciare la prassi dei contratti e degli accordi collettivi, nazionali, aziendali, di area, di reparto, per spingere i dipendenti a un rapporto compassionevole, “col cappello in mano” andare soli dal “signor padrone” a chieder l’aumento, in questo caso i bonus.
L’altro bonus carburanti della Meloni per i trasporti pubblici, nel quale rientrano anche i pensionati, è ancora più miserabile copiato in peggio dal governo Draghi.
Si tratta di 60 euro annui per i trasporti (non specificato se esentasse) per abbonamenti bus e treni.
Da richiedere tramite Spid o Carta d’identità elettronica, solo se si ha un reddito fino 20mila euro l’anno. Con Draghi la soglia del reddito annuo poteva arrivare fino 35mila euro, quindi è diminuita la platea dei percettori.
Il governo Meloni pur non tagliando le accise sui carburanti, ha tempo, attenzioni e proposte per i benzinai che non recedono dallo sciopero, 3 incontri in pochi giorni.
Con le briciole dei bonus e la loro impostazione, è come se avesse detto ai padroni: “buttate, sempre a vostro piacimento, gli avanzi sotto il tavolo per gli operai e il popolino affamato”.
Saluti Oxervator.

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