GIOVEDÌ 19 GENNAIO, LA FRANCIA SI FERMA

Non si può fare a meno di mettere a confronto gli scioperi e le proteste di strada degli operai francesi con la calma piatta della reazione operaia in Italia, pur subendo tutti bassi salari e allungamento dell’età pensionabile. Forse è tempo che la gabbia del sindacalismo chiacchiere e distintivo di casa nostra vada in frantumi.
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Non si può fare a meno di mettere a confronto gli scioperi e le proteste di strada degli operai francesi con la calma piatta della reazione operaia in Italia, pur subendo tutti bassi salari e allungamento dell’età pensionabile. Forse è tempo che la gabbia del sindacalismo chiacchiere e distintivo di casa nostra vada in frantumi.


 

Giovedì prossimo, 19 gennaio 2023, gli operai e i lavoratori francesi saranno nuovamente in sciopero e nelle strade. Come nell’autunno passato nei settori automotive e della lavorazione degli idrocarburi, come a fine dicembre i ferrovieri SNCF, senza alcuna falsa remora per le festività natalizie. In Italia si sarebbero scandalizzati tutti, la Cisl avrebbe organizzato il crumiraggio, Cgil e Uil avrebbero preso le distanze da quelle forme “estreme” di protesta, pur magari riconoscendo a parole il malcontento, ma poi abbandonando gli operai nella speranza che lo sciopero fallisca. Ma si sa, in Francia funziona diversamente, di là dalle Alpi si fan le rivolte, di qua le chiacchiere, le sparate roboanti alla Landini, inconcludenti e ormai ben note a padroni nostrani e governi che si succedono.
Le ragioni per scioperare e protestare in piazza ci sono tutte, operai e lavoratori si stanno impoverendo velocemente perché salari e stipendi non riescono a stare dietro agli aumenti dei prezzi, soprattutto delle merci che servono alla sopravvivenza e assorbono l’intero salario, succede in Francia e ancor più qua in Italia.
Ora, si è aggiunto per i francesi che Macron e il suo governo hanno intenzione di innalzare l’età pensionabile. Reggetevi forte operai italiani costretti a lavorare fino al 67 anni, in Francia il governo vorrebbe portare dagli attuali 62 anni a 64 anni l’età di pensionamento, ma giustamente i lavoratori francesi non ci stanno a che ancora una volta siano loro a pagare la crisi e annessi risanamenti dello Stato. Esattamente come a ottobre gli operai francesi della raffinazione hanno rifiutato aumenti salariali che fossero inferiori al 10%, poiché il 7% serviva a coprire l’inflazione e almeno il 3% doveva essere di ulteriore aumento a fronte degli enormi profitti delle compagnie per cui lavoravano.
Come sia stato possibile che invece in Italia si accettasse di andare in pensione a 67 anni, a un passo dalla morte, con pensioni i cui minimi sono inferiore ai 1000 euro, di continuare a lavorare con salari miserabili inferiori alla media europea, prima o poi dovremo andarlo a chiedere a tanti sindacalisti, rane dalla bocca larga, figliocci di Landini.
Ma torniamo in Francia, dove al posto della consumata lamentela contro il peggioramento della situazione, sembra appurato che tra i lavoratori si stia sviluppando ben altra consapevolezza. La lotta, gli scioperi, la protesta di strada diventano una realtà moderna e attuale. Dalle cronache emerge che nelle fabbriche la rabbia è alta, i sindacalisti locali spingono su funzionari e dirigenti delle centrali sindacali, molte realtà vorrebbero che non solo i sindacati proclamino lo sciopero di una giornata, ma che lo sciopero sia ad oltranza.
I petroliferi, ad esempio, quelli che già in autunno con i loro scioperi e picchetti ai cancelli delle raffinerie avevano bloccato camionisti e automobilisti a causa della carenza di carburanti, giovedì scorso hanno chiesto ai sindacati “un piano di sciopero in crescendo: uno sciopero di 24 ore il 19 gennaio, 48 ore dal 26 gennaio, 72 ore dal 6 febbraio …”
E’ in questo scenario che quasi una decina di sigle sindacali (CFDT–CGT–FO–UNSA–FSU–CFE-CGC–CFTC–Solidaires) hanno dichiarato lo sciopero per il prossimo giovedì chiamando alla mobilitazione i lavoratori e chiedendo al governo il ritiro della legge di modifica del sistema pensionistico. Se il governo Macron andrà avanti per la sua strada i sindacati si troveranno costretti a inasprire la lotta, il successo dello sciopero di giovedì diventerà il punto di partenza delle prossime mosse degli operai e dei lavoratori francesi.
R.P.

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