AL TAVOLO DELLE TRATTATIVE UN POSTO AGLI OPERAI

Stellantis Melfi, la situazione spinge a nuove forme di rappresentanza diretta. I sindacalisti pensano ai loro interessi individuali e di casta, gli operai hanno bisogno di tutelarsi collettivamente, vogliono sedersi al tavolo delle trattative.
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Stellantis Melfi, la situazione spinge a nuove forme di rappresentanza diretta. I sindacalisti pensano ai loro interessi individuali e di casta, gli operai hanno bisogno di tutelarsi collettivamente, vogliono sedersi al tavolo delle trattative.


 

Lo stabilimento di Melfi oltre a produrre auto crea un nuovo tipo di operaio. È una figura che non può essere stanca, non può accusare malori, non ha tutele, non ha nessun limite nello sfruttamento ed è considerata troppo stupida per alzare la testa.
Dicono che è tutta una conseguenza di questa rivoluzione verso l’elettrico, ma tutti ormai hanno capito che è solo un’involuzione voluta per aumentare i profitti e diminuire le spese. Bisogna diminuire il personale, e se le uscite volontarie non mietono abbastanza vittime si cerca di esasperare l’operaio che non riesce più a stare dietro a quella maledetta superlinea tanto lodata dai sindacati.
E che fine hanno fatto i sindacalisti?
Dopo anni passati a passeggiare senza mai un reale scopo ora hanno la catena al collo. Ora il padrone ha deciso che anche loro devono lavorare, ma come ricompensa per tutte le firme messe ha riservato loro postazioni leggere. La maggior parte verrà impiegata come Bullista, guideranno questi piccoli mezzi in giro per lo stabilimento e si occuperanno di piccole e semplici operazioni. Queste postazioni potevano essere occupate da chi ha buttato il sangue sulla linea per 30 anni, e invece ci umiliano riservandole a quei balordi chiamati sindacalisti che in molti casi non hanno mai lavorato.
Inoltre in questi giorni si sta delineando un ritorno al passato. La maggior parte dei materiali saranno disposti lungo le linee e gli operai dovranno selezionare e montare tutti i pezzi in autonomia, proprio come avveniva oltre un decennio fa sulla linea della grande punto. Questi cambiamenti appartengono ad un piano ben preciso, tutto è stato deciso per tempo ma come sempre aspetteranno l’ultimo secondo per informare gli schiavi.
Che fine hanno fatto le quattro auto?
Che fine hanno fatto le 400.000 auto all’anno?
Come si trasformerà lo stabilimento e che prezzo dovranno pagare gli schiavi?
Chi tiene sotto controllo la sicurezza sul posto di lavoro?
A tutte queste domande esiste già una risposta e noi pretendiamo un confronto per venirne a conoscenza.
Bisogna pretendere risposte e azioni serie, anche forti. Vogliamo ritmi di lavoro adeguati, vogliamo sicurezza sul posto di lavoro, vogliamo garanzie occupazionali e un giusto trattamento economico.
Basta con questi calendari settimanali che non vengono mai rispettati, anche con pochi pezzi è possibile organizzare un calendario mensile per garantire ogni mese uno stipendio decente, e dare la possibilità all’operaio di organizzare i propri impegni senza dover puntualmente stravolgere la propria quotidianità.
Abbandoniamo l’idea che il sindacato possa aiutarci. Hanno consapevolmente firmato tutto solo per salvarsi, non sono minimamente in grado di rappresentarci e di intraprendere alcun tipo di azione. Ma li avete visti? Non hanno intrapreso nemmeno un’azione da quando lo smantellamento ha avuto inizio.
Il percorso è lungo e bisogna ricominciare dalle basi ma è il momento di trasformare questa rabbia in azioni unitarie.
Uniamoci e pretendiamo un posto ai tavoli di trattativa, solo l’operaio può tutelare l’operaio.
Ninco Nanco, operaio Melfi

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