IL CAFFÈ SCORRETTO DEL SIGNOR GRAMELLINI

Il giornalista dal buon cuore sostiene la necessità di aumentare i salari. Tralascia un solo problema i bassi salari hanno prodotto alti profitti e gli industriali per costringerli a concedere aumenti vanno presi per il collo. Tutti.
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Il giornalista dal buon cuore sostiene la necessità di aumentare i salari. Tralascia un solo problema i bassi salari hanno prodotto alti profitti e gli industriali per costringerli a concedere aumenti vanno presi per il collo. Tutti.


 

No signor Gramellini si sbaglia di grosso. Gli operai non sono tra quelli come Lei che vogliono salvare il capitalismo. Il salario serve loro per campare, ultimamente, soprattutto in Italia, ancor più per sopravvivere. Ma non lo considerano un baluardo da difendere per tenere in piedi il rapporto di lavoro fra padroni e operai, e i conseguenti rapporti fra le altre classi sociali, fino all’intera società. Una società che gli operai rimuoveranno, appena saranno riorganizzati in classe.
Gli operai contestano il basso livello del salario, non certo perché aumentandolo pensano di rivitalizzare, o addirittura fornire: “l’unica salvezza possibile del capitalismo”. Come Lei, facendo di ogni erba sociale un fascio, ha scritto il 28 luglio scorso sulla sua rubrica in prima pagina del Corriere della sera: “Il caffè di Gramellini”.
Della “salvezza del capitalismo” forse si preoccupa Lei con i sui compari, quell’Alberto Bertone, padrone dell’azienda di una famosa marca di acque minerali, collocato tra gli “imprenditori illuminati” perché di sua iniziativa ha pagato ai dipendenti una mensilità aggiuntiva, motivandola così: “E’ doveroso innescare un meccanismo virtuoso che permetta a tutti i lavoratori di avere fiducia nella capacità di acquisto”.
In poche parole Bertone, con una mensilità aggiuntiva (soldi comunque frutto del lavoro non pagato agli operai), vuole assicurarsi che, nonostante il forte carovita abbia tagliato il potere d’acquisto dei salari, i “suoi” dipendenti arrivino in azienda puntuali, sazi e ben concentrati, in grado di garantirgli quantità e qualità della produzione, con continuità senza ammalarsi troppo.
Lei scrive ancora, sig. Gramellini: “Durante l’abbuffata finanziaria degli ultimi decenni ci si era dimenticati che i lavoratori sono anzitutto dei consumatori: se guadagnano poco o comunque non abbastanza, non riescono più a salire sulla grande giostra che fa girare il sistema”.
Ebbene, pagati con salari miserabili gli operai sono in realtà, “anzitutto”, i produttori che con il lavoro delle loro braccia, fanno “ girare la grande giostra del sistema”, producendo tutta la ricchezza che va direttamente nelle tasche dei padroni, dei borghesi e dei banchieri.
Sulla “grande giostra” gli operai non ci sono mai saliti, sempre nelle “sale macchine” sotterranee o al piano terra, anche come “consumatori” dell’essenziale per riprodursi come forza lavoro.
La “grande giostra che fa girare il sistema”, come Lei l’ha definita signor Gramellini, anche dopo la scoperta della forza motrice, è ancora oggi trainata e fatta girare dagli operai con le loro braccia. Con o senza “imprenditori illuminati”, veri o presunti che siano.
Saluti Oxervator.


 

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